Torrente Leno, Degasperi accusa: “Un disastro senza responsabili, ecosistema compromesso”
Il torrente Leno invaso dal limo, il consigliere di Onda Civica punta il dito contro i lavori per rimuovere i sedimenti. L’allarme lanciato anche dall’Associazione Pescatori. Degasperi: “Nel frattempo il torrente Leno ha cambiato totalmente la sua morfologia”

VALLARSA. “Un disastro senza responsabili”, non usa mezze parole il consigliere provinciale Filippo Degasperi per descrivere quanto avvenuto lungo il torrente Leno. I fatti a cui fa riferimento l’esponente di Onda Civica riguardano il lago artificiale della Busa, a Raossi di Vallarsa, realizzato alla fine anni ‘50 per raccogliere le acque del Leno e del rio Piazza e rilanciarle, attraverso pompe e condotte verso la sovrastante diga di Speccheri. “Nel 2018 – spiega Degasperi – il concessionario Agsm decide di asportare 8mila metri cubi di materiale accumulatosi a ridosso del muro della diga all'interno del lago della Busa”. Secondo il consigliere il bacino sarebbe arrivato a contenere una quantità di sedimenti trasportati dal Leno pari a circa 150mila metri cubi (circa il 30% del volume).
Il problema principale era costituito soprattutto dagli 8mila metri cubi che si erano accumulati vicino alla struttura e alle relative prese di fondo e di sfioro portati dal rio Piazza. Così Agsm ha appaltato i lavori a una ditta di scavi, lavori iniziati nel 2018 “con la precisa prescrizione – commenta Degasperi – di svuotare il lago sifonando l’acqua senza aprire le varie prese per non compromettere l’ecosistema e la morfologia del Leno a valle della diga.
Con circa 400 viaggi di camion da cava parte la rimozione del materiale. “I lavori – ricorda il consigliere – si interrompono in autunno quando una piena novembrina riempie il lago. A quel punto Agsm, adducendo (ma solo a posteriori) il rischio danni per i propri impianti decide di aprire lo scarico di fondo da cui fuoriescono 80/90mila metri cubi di limo che intorbidiscono il Leno per settimane. Le segnalazioni allarmate dai residenti che riconoscono l’eccezionalità del fenomeno, comportano l’intervento dei carabinieri, dei forestali e del guardiapesca”.
Eppure qualcosa potrebbe essere andato storto perché, come sostiene Degasperi, i lavori vennero bloccati anche se la fuoriuscita di materiale potrebbe essere proseguita. “All’inizio della primavera 2019 un’altra piena svuota quello che resta nell’intero bacino cioè altri 60/70mila cubi di limo. Nell’occasione anche i turbidimetri applicati dalla Provincia a valle del lago segnalano qualcosa di anomalo”.
A un certo punto interviene anche l’Associazione Pescatori Vallagarina che rileva come il torrente sia completamente sterilizzato per la parte di fauna e flora perché ricoperto lungo gli 8 chilometri fino al Lago di San Colombano da mezzo metro di limo, ricoperto a sua volta da spessori variabili che vanno dal metro fino ai 5 metri di ghiaia e materiale vario. Durante la primavera 2019 i bulldozer ripristinano le condizioni del rio Piazza che a questo punto non serve più come via d’accesso al bacino: a monte dello stesso si è aperta un’autostrada. I servizi della Provincia eseguono sopralluoghi su pressione dell’Associazione Pescatori riscontrando evidenti presenze di depositi organici.
“Dove sia finito questo materiale che andrebbe smaltito con appositi protocolli non è noto – afferma Degasperi – non viene data nessuna comunicazione ufficiale su quanto accaduto e si evita elegantemente di affrontare le questioni del ripristino delle aree interessate oltre che di eventuali risarcimenti. Dalle ricostruzioni emerge che solo il guardiapesca avrebbe elevato sanzioni, esclusivamente alla ditta esecutrice perché trovata a prelevare il limo dai bordi del bacino per poi rilasciarlo nel canale che il torrente aveva scavato asportando il materiale poi finito a valle della diga”.
L’Associazione Pescatori sarebbe stata l’unica a intavolare delle trattative con Agsm per chiedere un risarcimento per la devastazione delle aree di pesca, procedendo quindi con la reintroduzione fauna e flora nel torrente. “Nel frattempo il torrente Leno ha cambiato totalmente la sua morfologia forse con ricadute anche verso il lago di San Colombano”, conclude amareggiato Degasperi.












