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| 25 giu 2020 | 18:21

“I Lupi? Mai dato problemi”, allevatori bellunesi premiati per aver reso possibile la convivenza fra carnivori e zootecnia

L’allevatore premiato dal Cai: “Devo dire che la presenza del lupo non ci ha dato problemi, perché abbiamo installato fin dall’inizio le recinzioni apposite, consapevoli della presenza del grande carnivoro”. De Bon: “Il lupo rappresenta l’elemento di regolazione naturale della fauna selvatica che tanti danni sta provocando alle aziende agricole”

“I Lupi? Mai dato problemi”, allevatori bellunesi premiati per aver reso possibile la convivenza fra carnivori e zootecnia
di Tiziano Grottolo

BELLUNO. “Sulla via della coesistenza” questo il titolo del premio nazionale che il Cai consegna a chi mette in pratica buone soluzioni per mitigare il conflitto con il lupo. Quest’anno sono stati 10 i progetti messi in campo da altrettante aziende agricole italiane che hanno saputo coniugare sostenibilità e qualità del lavoro in rapporto ai grandi predatori, fra queste c’è anche l’azienda agricola “Apitardi” di Luisa Poto e Jacopo Gabrieli, in Nevegal nel comune di Belluno. Impegno che è stato premiato con un bonus da 500 euro messo a disposizione dal Cai.

 

“Si tratta di un riconoscimento importante, che testimonia la qualità del lavoro di una giovane azienda agricola – commenta il consigliere provinciale Franco De Bon, che ha voluto complimentarsi con i due allevatori che hanno impiantato sul Nevegal un piccolo allevamento di capre cachemire. “Questo genere di attività – ha aggiunto De Bon – sono fondamentali per la cura del paesaggio e la manutenzione del territorio e la Provincia, nei limiti delle sue competenze, cerca di agevolare l’agricoltura e la zootecnica di montagna”.

 

Ciò tenendo presente che il territorio è abitato anche dai grandi carnivori che rappresentano un patrimonio per la biodiversità, ma che possono inevitabilmente confliggere con l’attività zootecnia. Un problema che non è stato tale per l’azienda “Apitardi”, nata nel 2017 in località Col Canil-Begher (sul Nevegal). Luisa Poto e Jacopo Gabrieli infatti, hanno recintato circa 4.000 metri quadrati con apposite reti elettrificate anti-lupo. La decina di capre all’interno non hanno mai avuto visite da parte del grande predatore, nonostante le fototrappole piazzate dai due allevatori attorno all’azienda mostrino una presenza costante del lupo.

 


 

“C’è una via mediana tra l’essere assolutamente pro lupo e l’essere assolutamente contro il lupo – ha affermato Jacopo Gabrieli – noi abbiamo impiantato una micro-azienda in zona Col Canil, ma nel nostro piccolo gestiamo una decina di ettari di territorio che altrimenti sarebbero lasciati a loro stessi. Abbiamo aperto anche un b&b e devo dire che la presenza del lupo non ci ha dato problemi, perché abbiamo installato fin dall’inizio le recinzioni apposite, consapevoli della presenza del grande carnivoro”.

 

L’installazione dei recinti è stata agevolata anche dai volontari del Cai, che in convenzione con la Regione Veneto nel progetto Life Wolfalps, hanno prestato la loro manodopera agli allevatori per la posa delle reti. “Si tratta di un’azione tangibile per aiutare le aziende agricole ad avere un approccio più equilibrato nella gestione del problema lupo, ma anche per dimostrare che le attività antropiche dell’allevamento sono fondamentali per la conservazione dell’ambiente alpino e montano”, ha spiegato Enrico Ghirardi, responsabile del progetto e all’interno della giuria del premio. Sono una sessantina i recinti che negli ultimi anni sono stati installati con l’aiuto del Cai.

 

“Un ritorno che ormai è assodato e stabile anche sulla montagna bellunese – conclude il consigliere provinciale De Bon – l’augurio è che si possa andare sempre più verso la convivenza tra allevamenti e lupo, con tutti gli strumenti che saranno necessari. Il lupo rappresenta l’elemento di regolazione naturale della fauna selvatica che tanti danni sta provocando alle aziende agricole della Valbelluna. Riteniamo che la soluzione ottimale, nel difficile rapporto tra attività zootecniche e lupo, passi attraverso la predisposizione di un piano nazionale di gestione, in grado di tener conto delle varie casistiche”.

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