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Recinzioni “virtuali” e collari Gps: gli attacchi dei lupi ridotti di oltre l’80%. Ecco i primi (incoraggianti) risultati del progetto veneto di monitoraggio sui grandi carnivori

Convivere con i lupi si può e la scienza è determinante, con i sistemi di difesa tecnologici (mai usati prima in Europa) ideati da un’equipe di studiosi e ricercatori è stato possibile scoraggiare gli attacchi agli allevamenti: “Nell’80% dei casi il predatore ha desistito dall’attaccare”

Le immagini di un intervento di cattura
Di Tiziano Grottolo - 10 novembre 2021 - 15:30

VENEZIA. Il primo insediamento del lupo in Veneto risale al 2012 quando la coppia alpha di Slavc e Giulietta si stabilì in Lessinia in seguito al naturale fenomeno di dispersione, caratteristico della specie. In meno di dieci anni la popolazione di lupi nel territorio regionale del Veneto è cresciuta e viene oggi stimata in non meno di 16 branchi riproduttivi, (alcuni con un home range che interessa anche Trentino e Friuli-Venezia Giulia). In sostanza questi grandi carnivori occupano in forma stabile l’intera fascia pedemontana e parte dell’area alpina. Inoltre si sono registrate le prime presenze stabili, in questo caso di individui solitari, anche nei territori del Colli Berici ed Euganei.

 

Per ovvi motivi, in questi anni, sono aumentati i danni da predazione a carico del bestiame domestico al pascolo: nel 2020 sono stati contati 290 eventi predatori accertati e 813 capi uccisi (di cui, 478 ovi-caprini, 118 bovini, 55 asini), a fronte dei quali sono stati erogati un totale di 290.678 euro di contributi a titolo di indennizzo. I dati dei primi 7 mesi del 2021 sembrano mostrare una diminuzione in termini generali degli eventi predatori, sebbene a oggi siano comunque già stati erogati e liquidati oltre 200.000 euro e a titolo di indennizzo.

 

È proprio per limitare i danni e cercare la convivenza con il ritorno dei grandi carnivori che la Regione Veneto ha messo in piedi un innovativo progetto di “telemetria proattiva” coordinato dall’Università di Sassari. Lo studio di ricerca applicata, con a capo Marco Apollonio, professore ordinario del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, è stato condotto tra il 2018 e il 2021 e finanziato con 196.000 euro.

 

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di testare sul campo sistemi di prevenzione sperimentali mai usati prima in Europa e acquisire dati sull’ecologia del lupo attraverso la telemetria satellitare. Nell’ambito del progetto sono stati catturati 6 esemplari di lupo, e a 5 di loro è stato messo un collare Gps in grado di comunicare la posizione (fix) e interagire con dei sensori posizionati in aziende zootecniche. I sensori, insieme alle virtual fences, recinzioni “virtuali” disegnate intorno a malghe e pascoli, hanno permesso di segnalare in automatico attraverso un sms l’avvicinamento del lupo e attivare un sistema di allerta con luci e suoni. I risultati di questo studio di telemetria, il più importante mai condotto a livello alpino, indicano che nel caso dei sensori di prossimità, nell’89% dei casi a seguito dell’avvicinamento all’azienda il predatore ha desistito ad attaccare, mentre per le virtual fences il dato è del 82%.

 

L’indagine inoltre, mostra che sono soprattutto i territori di più recente insediamento di nuovi branchi a scontare il maggiore impatto in termini di predazioni sui domestici, mentre nei territori di presenza consolidata i danni sono stabili o in diminuzione anche per effetto della messa in atto delle misure di prevenzione. È di 1,5 milioni di euro lo stanziamento garantito dalla Regione nel triennio 2019-2021 a fronte dei quali sono state finanziate complessivamente 297 domande per un totale di 772.895 euro concessi a copertura del 100% delle spese sostenute.

 

Il tema dei grandi carnivori e del lupo in particolare, è tra quelli che ‘impegnano’ fortemente l’amministrazione pubblica, sia sul piano politico che amministrativo”, osserva l’assessore regionale alla Caccia, Cristiano Corazzari. “In Veneto abbiamo assistito a una rapida evoluzione distributiva della specie che porta con sé sfide gestionali importanti, dalla protezione del bestiame al pascolo e la salvaguardia delle attività economiche tradizionali, alla gestione di esemplari confidenti, che sempre più spesso vengono avvistati in prossimità di insediamenti abitativi. Sono sfide che richiedono aggiornamenti normativi, impegno economico e risorse umane qualificate”.

 

Secondo l’assessore se dal punto di vista normativo si sta assistendo negli ultimi anni a un’impasse, come l’approvazione del nuovo piano di gestione del lupo e dello schema di aiuti di Stato per l’indennizzo dei danni, nei limiti delle proprie competenze la Regione del Veneto ha saputo mettere in campo diverse azioni. In tutto questo vale la pena ricordare come il Trentino avesse già avviato un “suo” progetto sperimentale (con caratteristiche molto simili) sulla gestione dei grandi carnivori ma dopo il cambio di Giunta, con l’avvento del leghista Maurizio Fugatti, il piano è finito nel dimenticatoio.

 

“Negli ultimi anni – sottolinea Corazzari – abbiamo sostenuto investimenti economici e iniziative gestionali, ordinarie e sperimentali. Le risorse messe in campo sono state notevoli, non solo finanziarie ma anche umane con un impegno di forte coordinamento con gli enti e i soggetti istituzionali impegnati nelle attività di monitoraggio e di gestione dei predatori sul territorio regionale”.

 

Infine, grazie agli oltre 27.212 fix di posizione trasmessi dai collari dei lupi e alla disponibilità del mondo venatorio, nell’ambito del progetto è stato inoltre possibile approfondire le conoscenze sull’impatto del lupo sugli ungulati selvatici. Sono state ben 273 le carcasse di prede individuate e analizzate, evidenziando significative differenze tra i vari lupi, in termini di dieta, capacità predatorie, selezione delle prede, utilizzo del territorio. Si tratta di dati mai raccolti in precedenza sulle Alpi, che forniscono un quadro realistico dell’impatto oggettivo del lupo su selvatici e domestici, fondamentale per impostare delle politiche gestionali basate su dati scientifici e non su posizioni ideologiche precostituite.

 

Ora il progetto si concluderà con alcuni interventi di formazione, rivolti agli agenti delle polizie provinciali e ad altri operatori istituzionali, finalizzato a fornire le conoscenze sui metodi di cattura di lupi o eventuali ibridi con il cane.

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