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Collari Gps e intelligenza artificiale per riconoscere lupi e orsi avvisando i pastori con un sms: “Così diminuiscono le predazioni e i conflitti con l’uomo”

Il film sul progetto di monitoraggio del lupo ha vinto il premio come “miglior documentario di attualità” al Trento film festival, mentre il Trentino è fermo al palo il Veneto si guadagna le prime pagine. L’esperto: “Stiamo sperimentando fototrappole intelligenti in grado di riconoscere determinate specie e attivarsi nel momento in cui un preciso animale entra nell’inquadratura”

Di Tiziano Grottolo - 08 maggio 2023 - 09:33

TRENTO. In questi giorni al Trento film festival è stato consegnato il premio Rai Trento per il miglior documentario di attualità, ad aggiudicarselo è stato “Lupo uno” di Ivan Mazzon e Bruno Boz. Quest’opera documenta, con un lavoro durato oltre un anno, il progetto di monitoraggio sui lupi coordinato dal professor Marco Apollonio dell’Università di Sassari e realizzato in collaborazione con la Regione Veneto,  con un finanziamento di 150.000 euro per i primi tre anni.

 

Un progetto innovativo che è stato raccontato più volte anche da Il Dolomiti e non è un caso che abbia acceso l’interesse dei due documentaristi visto che mette in campo tecniche sperimentali mai utilizzate nel contesto alpino. Nella motivazione della giuria che lo ha eletto “miglior documentario di attualità” si legge: “Il filmato giunge in un momento particolare della convivenza fra animali selvatici, predatori, e l’uomo. [...] Il documentario, attraverso immagini suggestive ed emozionati, ci introduce nel mondo di questo animale, la cui vita accompagna da sempre l’uomo fra favole, leggende e realtà. Il messaggio è: conoscere, per rispettarlo e conviverci”.

 

Se il Veneto sta mettendo in campo un progetto sperimentale e innovativo per trovare una via verso la convivenza fra attività economiche e grandi carnivori, il Trentino è rimasto fermo al palo. Una volta all’avanguardia almeno nella sperimentazione, da quasi 5 anni a questa parte la Provincia di Trento ha perso il suo ruolo di capofila nella gestione dei grandi carnivori.

 

Ad ogni modo, il progetto di gestione proattiva del lupo in Veneto, partito nel 2019 si sta avviando verso la sua fase conclusiva anche se nel frattempo lo stesso approccio è stato esportato in Toscana dove sono stati avviati due distinti progetti: uno nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi e l’altro nel Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli. “Complessivamente abbiamo catturato e radiocollarato ben otto lupi provenienti da diverse aree montane del Veneto, e inoltre abbiamo dotato di radiocollare tre lupi recuperati dai Cras”, spiega Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna e responsabile delle operazioni sul campo.

 

Tramite i Gps inseriti nei radiocollari i ricercatori stanno raccogliendo moltissime informazioni che vengono utilizzate per mettere alla prova diverse misure di prevenzione per tentare di organizzare al meglio le difese negli allevamenti. Un primo metodo sfrutta un sistema di recinzioni virtuali. Quando un lupo entra in un’area precedentemente delimitata dai ricercatori il suo radiocollare invia un segnale in questo modo è possibile sapere in anticipo se un branco si sta avvicinando a un gregge così da poter attivare un primo livello di difese come dissuasori luminosi e acustici e parallelamente, quando un esemplare si avvicina troppo a un allevamento, i proprietari vengono avvisati tramite un sms.

 

“Abbiamo seguito lupi molto diversi fra loro, da quelli che vivono in un ambiente di pianura a quelli del contesto alpino, scoprendo che il comportamento dei branchi può variare molto”. Un esempio? Il branco del lupo “Leonardo” (catturato nella zona di Feltre a inizio anno) vive lungo l’asta del fiume Piave e utilizza quest’area anche perché è uno dei punti di sosta dei pastori. Il branco alpino invece segue molto di più i cervi che percorrono diverse decine di chilometri durante i loro spostamenti. Al contrario la lupa “Fortunata”, che vive alle porte della città di Verona, sfrutta la presenza umana trovando sostentamento persino dagli scarti di cibo e dalle discariche utilizzate dalle aziende agricole.

 

“Il progetto è in continua evoluzione – sottolinea Berzi – soprattutto dal punto di vista tecnologico”. L’ultima novità è l’implementazione dei sistemi di allarme e di cattura con l’intelligenza artificiale, grazie alla collaborazione con l’Ong statunitense Resolve. “Stiamo sperimentando fototrappole intelligenti in grado di riconoscere determinate specie e attivarsi nel momento in cui un lupo entra nell’inquadratura”.

 

Il funzionamento è simile al sistema che si appoggia ai Gps ma in questo caso non ci sarebbe nemmeno bisogno di radiocollarare un lupo. Di fatto la fototrappola con l’intelligenza artificiale elabora l’immagine e se riconosce un lupo può inviare la foto e un messaggio mettendo in allerta il pastore oppure potrebbe attivare direttamente gli allarmi. “Stiamo sperimentando questo sistema sul campo – conclude Berzi –in Asia e in Africa viene utilizzato per i grandi felini o per contrastare il bracconaggio. Sulle Alpi potenzialmente potrebbe essere adattato pure alla presenza dell’orso”.

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