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Recinzioni e cani da guardiania proteggono dalle predazioni da lupo ma a essere determinanti sono i pastori, lo studio in Val di Fiemme

Durante tutto il periodo estivo due malghe sono state sorvegliate con 14 fototrappole per analizzare l’atteggiamento dei grandi carnivori di fronte alle opere di prevenzione. Ecco com’è andato il monitoraggio delle recinzioni anti-lupo in Val di Fiemme

Di Tiziano Grottolo - 20 novembre 2021 - 05:01

TRENTO. Come ogni anno, verso la fine di settembre, i pastori portano a valle il bestiame che ha trascorso l’estate in alpeggio. Il fenomeno è noto come smonticazione, ed è un “rituale” che si compie da secoli. Come riferisce “Life WolfAlps”, progetto cofinanziato dall’Unione Europea il cui team internazionale lavora per migliorare la coesistenza fra uomini e lupi, quest’anno la fine dell’alpeggio ha segnato anche la conclusione del monitoraggio delle recinzioni anti-lupo promosso dalla forestale della Provincia di Trento, in collaborazione con la Magnifica Comunità di Fiemme e il Muse di Trento.

 

Infatti, da alcuni anni a questa parte gli allevatori trentini devono fare i conti con il ritorno del lupo che sta ri-colonizzando l’intero arco alpino. Con il ritorno dei grandi carnivori, ovviamente, sono tornate anche le predazioni sul bestiame. Proprio per questo, su iniziativa della Magnifica Comunità di Fiemme e finanziate dalla Pat, nella zona sono state installate delle speciali recinzioni anti-lupo.

 

Le opere di prevenzione sono state costruite per difendere dalle predazioni Malga Viezzena, dove durante l’estate vivevano 150 bovini di cui 40 “a rischio” poiché sotto i 15 mesi di vita, e Malga Agnelezza che ha ospitato circa 350 fra capre e pecore. Entrambe le strutture sono difese con recinzioni elettrificate e hanno potuto contare sulla presenza dei pastori (a Malga Viezzena c’è anche una baita). Per cercare di imparare nuove informazioni sul comportamento dei lupi le recinzioni sono state monitorate da con delle fototrappole (10 a Malga Agnelezza e 4 a Malga Viezzena).


L’obiettivo, spiegano gli esperti di Life WolfAlps era quello di monitorare da vicino la situazione, per cercare di capire meglio il comportamento dei lupi di fronte alla barriera rappresentata dalle recinzioni, e individuare potenziali punti deboli che possono permettere ai lupi di entrare. Le recinzioni sono state monitorate durante tutto il periodo estivo (da metà giugno a metà settembre), in questo modo è stato possibile verificarne visivamente il corretto funzionamento, nonché registrare l’eventuale passaggio di lupi nelle vicinanze.

 

Nel periodo di monitoraggio le fototrappole hanno rilevato 8 passaggi di lupo nei pressi delle recinzioni, e il ritrovamento di altri segni di presenza come avvistamenti, escrementi e predazioni su animali selvatici hanno confermato che i grandi carnivori hanno utilizzato con una certa frequenza le aree intorno alle malghe monitorate.


Nonostante la presenza delle recinzioni e dei pastori, durante una sera di fine agosto, a Malga Agnelezza si è verificata una predazione su sette capre: sei sono morte mentre una è rimasta ferita. Purtroppo, i punti di entrata e di uscita utilizzati dal lupo lungo il recinto non erano coperti dalle fototrappole, pertanto non è stato possibile osservare come i lupi siano riusciti ad aggirare le recinzioni che, al momento dell’attacco, risultavano funzionare correttamente.

 

Una cosa simile – si legge sul sito di Life WolfAlps – era successa anche nel 2020 nella stessa malga, quando si è verificata sia una predazione da lupo sia un’incursione da parte dell’orso M49”. In quel caso, però, l’incursione dei lupi pare sia avvenuta in seguito alla scorretta chiusura del cancello da parte di qualche persona di passaggio, che potrebbe aver creato uno spazio sufficiente per il passaggio del lupo.


“Questi eventi – sottolineano gli esperti – dimostrano che, nonostante la buona volontà e la corretta installazione delle opere di prevenzione, non sempre è possibile evitare il verificarsi di predazioni”. Eppure si può comunque trarre un insegnamento da questi eventi e cioè che la combinazione di più strategie di prevenzione, come recinzioni e cani da guardiania, potrebbe essere una soluzione più efficace quando si punta ad azzerare i casi. “Il fatto che un’altra malga poco distante ma con 6 cani da guardiania a protezione del bestiame non abbia subito nessuna predazione durante lo stesso periodo, nonostante i lupi siano stati osservati più volte nelle vicinanze, supporta questa ipotesi”, sottolineano gli stessi esperti di Life WolfAlps.

 

Ciò che però è emerso dal progetto di monitoraggio è che le opere funzionano quando i diretti interessati, cioè i pastori, sono coinvolti nella fasi di progettazione, oltre che nel mantenimento delle stesse. “I forestali e gli operatori della Magnifica Comunità di Fiemme – concludono gli esperti – hanno infatti potuto constatare che il successo di questo tipo di opere è in gran parte merito della motivazione e dell’impegno dei pastori che se ne occupano, che evidentemente devono essere coinvolti e consultati in tutte le fasi di progettazione di questi progetti”.

 

In altre parole recinzioni e cani da guardiania proteggono dalle predazioni da lupo (in Veneto si stanno sperimentando la tecnologia Gps e altre forme di dissuasione) ma a essere determinante è la presenza dei pastori. A questo punto varrebbe la pena aprire una riflessione su questa antica professione che ancora oggi risulta essere molto dura e spesso non sufficientemente retribuita. Per immaginare una convivenza fra grandi carnivori e attività umane sarà necessario ridiscutere i rapporti economici esistenti, sia quelli che regolano il mercato del lavoro ma anche quelli legati alla distribuzione dei prodotti che poi finiscono sulle tavole dei cittadini.

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