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Nell’inferno australiano morte 18 persone e quasi mezzo miliardo di animali. In fiamme un'area più grande del Belgio

L’ondata di caldo, che ha fatto seguito alla primavera più secca di sempre, sta provocando un’impressionante serie d’incendi che stanno mettendo in ginocchio l’Australia. Gli ecologisti dell’Università di Sydney: “Oltre il 30 per cento della popolazione totale di koala è morta nei roghi”

Nella mappa gli incendi (delle ultime 72 ore) che stanno devastando l'Australia
Di Tiziano Grottolo - 04 gennaio 2020 - 12:30

AUSTRALIA. I dati drammatici che arrivano dall’Australia parlano di 18 persone morte e almeno 17 disperse, in quello che sembra un bollettino di guerra ma che in realtà è il bilancio degli incendi che stanno devastando vasti territori del continente. Ad andare in fiamme un'area più grande del Belgio.

 

Il dato ancor più impressionante è stato diffuso dagli ecologisti dell’Università di Sydney che parlano di almeno 480 milioni di mammiferi, uccelli e rettili morti in seguito agli incendi, un numero calcolato a partire dallo scorso settembre quando è iniziata l’emergenza.

 

Lo stato del Nuovo Galles del Sud è stato uno dei territori più colpiti, purtroppo è propria in questa zona che si concentra una delle maggiori popolazioni di koala (mammifero a rischio estinzione che vive solo in Australia), sempre secondo i dati diffusi dagli universitari sarebbero circa 8000 gli esemplari bruciati dalle fiamme o morti intossicati dal fumo, un numero spaventoso dal momento che si tratta del 30% della popolazione totale. Gli incendi poi non mietono vittime soltanto fra gli animali selvatici ma anche fra quelli d’allevamento, sono migliaia gli ovini e i bovini abbattuti.

 

 

L’Australia non è nuova a simili eventi ma questa volta, l’impressionante serie d’incendi (se ne contano almeno 90 in tutto il paese) è arrivata al culmine dell’ondata di caldo che ha fatto seguito alla primavera più secca di sempre, il 18 dicembre 2019 infatti è stata registrata la giornata più calda di sempre con una temperatura media di 41,9 gradi.

 

Nel frattempo, si è riaperto il dibattito sull’emergenza climatica, sono in molti infatti a legare i roghi al riscaldamento globale, a finire sulla graticola è stato il premier conservatore Scott Morrison, costretto a rientrare in fretta dalle sue vacanze alle Hawaii dopo la morte di due vigili del fuoco.

 

Morrison è stato duramente criticato per l’approccio del suo governo alla questione ambientale, dal momento che i conservatori hanno sempre tentato di sminuire la portata dei cambiamenti climatici in atto, sostenendo al contempo l’industria mineraria, in particolare quella del carbone, fra le principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

 

Mentre il dibattito politico infuria, quasi con la stessa intensità degli incendi, gli esperti hanno rilevato che la così detta stagione degli incendi (comunque parte integrante del clima australiano) negli ultimi anni si sia allungata in maniera preoccupante. Allo stesso tempo se resta difficile individuare un rapporto diretto fra attività antropica e incendi, l’aumento delle temperature (e su questo la comunità scientifica è concorde) avrà l’effetto di aumentare la frequenza e l’intensità di tali fenomeni con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.

 

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