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Un “continente” in fiamme: tra uragani di fuoco e un miliardo di animali morti, continua la lotta agli incendi. 24 gli arresti

La conta dei danni ambientali, sociali ed economici continua a salire. Le carovane di sfollati s'allontano dai territori in fiamme. 25 le vittime, più di un migliaio di case bruciate, quasi mezzo miliardo di danni e una stima di un miliardo di animali morti. Sono 183 le persone denunciate con l'accusa d'aver provocato gli incendi, 24 quelle arrestate. E mentre l'ambiente dà vita a fenomeni spaventosi, gli studiosi sono certi: la gravità si lega ai cambiamenti climatici

Di Davide Leveghi - 08 gennaio 2020 - 12:11

TRENTO. “Tutti questi problemi già esistevano. Ciò che sta facendo il riscaldamento globale è di accelerare gli incendi e di amplificarli”. Il commento del professore di pirogeografia dell'Università della Tasmania David Bowman dice già tutto dell'inquietante spettacolo rimbalzato sui media in questi giorni da un'Australia in fiamme ed in ginocchio.

 

Il quadro dei numeri ha infatti dell'impressionante: 10 milioni di ettari andati a fuoco, 25 vittime, migliaia di abitazioni divorate dalle fiamme, la capitale Canberra costretta a distribuire oltre 100mila maschere respiratorie protettive per l'irrespirabilità dell'aria a causa dei fumi, una stima di 700 milioni di dollari australiani di danni, pari a 432 milioni di euro. Lo scenario per l'ecosistema australiano è al limite dell'apocalittico: secondo le stime del Wwf Australia si ritiene siano morti oltre un miliardo di animali per cause direttamente o indirettamente connesse agli incendi.

 

Quasi un terzo dei koala dello Stato del Nuovo Galles del Sud – quello più popoloso, per intendersi, comprendente la capitale Canberra e le città di Sydney e Melbourne – sarebbero morti, mentre le autorità, su richiesta dei proprietari, hanno stabilito l'abbattimento di un numero compreso tra i 5mila e i 10mila cammelli selvatici che invadono le tenute alla ricerca d'acqua, in un territorio devastato dalla siccità.

 

Mentre si teme che i focolai – oltre 200 – si uniscano in un unico megaincendio, lo scenario dipinto dagli istituti specializzati e dai vigili del fuoco impegnati sul campo restituisce la gravità della situazione. Le alte fiamme degli incendi, infatti, producono fumi in grado di dar vita a temporali di fuoco, tempeste di fulmini e veri e propri uragani un tempo rarissimi e ora sempre più frequenti. I fumi hanno attraversato l'oceano raggiungendo i cieli di Argentina e Cile - a 12mila chilometri di distanza.

 

 

Il circolo vizioso di incendi di gran vastità che a loro volta aumentano i gas serra presenti nell'aria – più intensi, più estesi e quindi più difficili da estinguere - prende avvio dal riscaldamento globale e lo alimenta. La conclusione del 2019 ha posto fine al decennio più caldo della storia terrestre e all'anno più caldo di quella australiana. La secchezza dei terreni non fa che approfondire il problema, favorendo l'estensione incontrollata dei focolai.

 

La risposta delle autorità, al contrario, non pare aver soddisfatto una popolazione spaventata e scioccata da un evento tanto straordinario quanto periodico nel “continente” australiano. Il primo ministro conservatore Scott Morrison è stato sottoposto a pesanti critiche per una risposta giudicata tardiva nel mettere assieme le risorse contro gli incendi, oltre che per alcune dichiarazioni contrarie al rafforzamento di politiche volte alla lotta contro i cambiamenti climatici.

 

Da novembre in tutto il territorio australiano sono state denunciate oltre 180 persone con l'accusa di aver prodotto gli incendi – violando il divieto d'accendere fuochi o per aver gettato a terra sigarette o fiammiferi senza averli spenti - 24 delle quali arrestate per incendio doloso.

 

Dopo le impressionanti immagini arrivate nei mesi scorsi da Amazzonia e Siberia, quelle australiane contribuiscono a tracciare un quadro a tinte fosche. Non a caso l'accademico dell'Università dell'Arizona Steve Pyne ha teorizzato l'ingresso dell'umanità nell'epoca del Pyrocene, un'era in cui gli effetti dei gas, che per molto tempo resteranno nell'atmosfera, saranno persistenti, predisponendo la realtà a continui focolai. Insomma, ci dovremo abituare ad una Terra in fiamme.

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