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Incendi boschivi in Veneto, ''Aumento delle polveri Pm10 e presenza di idrocarburi nell'atmosfera: ci possono essere possibili irritazioni''

L'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto diffonde progressivamente i dati di monitoraggio della qualità dell'aria relativi ai diversi siti di campionamento nel Bellunese e nel Trevigiano: "Un impatto territorialmente ampio di un fenomeno acuto di combustione"

Pubblicato il - 25 marzo 2022 - 15:29

BELLUNO. "Si conferma, pur con valori più contenuti rispetto alla fase di picco registrata ieri, un aumento delle concentrazioni delle polveri Pm10". A comunicarlo Arpav e l'Ulss 1 Dolomiti in relazione ai devastanti incendi boschivi che insistono sulle montagne tra Longarone e la val di Zoldo. "Inoltre si evidenzia la presenza in atmosfera di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) con valori riscontrabili in altre situazioni critiche non emergenziali e nell’ordine di grandezza del limite medio annuo".

 

L'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto diffonde progressivamente i dati di monitoraggio della qualità dell'aria relativi ai diversi siti di campionamento nel Bellunese e nel Trevigiano. Sono giorni di intenso lavoro nel Bellunese per gestire l'emergenza incendi, una situazione molto delicata che ha indotto la Regione Veneto a decretare lo stato di crisi nella zona (Qui articolo).

 

Anche oggi si sono alzati in volo gli elicotteri per supportare le operazioni dei pompieri, sono ancora attivi alcuni focolai di questo rogo, tanto che il fumo del devastante rogo a Longarone è visibile anche nell'immagini satellitari riprese da "Terra" della Nasa; le fiamme hanno trovato maggiore facilità nel propagarsi per la siccità di queste settimane con la perdurante assenza di precipitazioni (Qui articolo).

 

Eventi che si ripercuotono anche sulla qualità dell'aria e Ulss e Arpav confermano le raccomandazioni impartite ieri alla popolazione: limitare le attività all’aperto, specie per i bambini e per le persone con malattie respiratorie; indossare mascherina Ffp2 per coloro che devono condurre attività all’aperto.

 

"La situazione in essere evidenzia, in estrema sintesi, un impatto territorialmente ampio di un fenomeno acuto di combustione - spiegano Arpav e Ulss 1 Dolomiti - non dissimile da occasionali situazioni di inquinamento atmosferico di alcuni territori di valle in giornate invernali di inversione termica, con ridotta dispersione aerea dei prodotti di combustione della legna (biomassa) per riscaldamento domestico".

 

L’esposizione della popolazione a questo inquinamento di durata limitata comporta, per alcune persone “sensibili”, fenomeni irritativi acuti transitori (arrossamento degli occhi, qualche colpo di tosse). "Non significative sono, di regola, le ricadute di salute in termini di malattie cronico-degenerative (tumori, malattie respiratorie croniche, e così via) che richiedono esposizioni di lunga o lunghissima durata (anni), specie se associate ad altri fattori di rischio tumorale e respiratorio (fumo di sigaretta, sedentarietà, ridotto consumo di frutta e verdura). Questa è l’occasione per raccomandare, quindi, l’adozione, in questa fase 'critica' e più in generale nell’intera vita, fin da bambini, di stili di vita 'salutari' (astensione dal fumo, consumo di 5 porzioni di frutta/verdura al giorno, attività fisica regolare, ridotto consumo di carne alla brace)", concludono Ulss e Arpav. 

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