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Oltre 10mila persone per dire no al taglio del parco della Lessinia (FOTO e VIDEO). Gli organizzatori: “È un successo”

La "forza gentile" degli ambientalisti, in Lessinia sfilano oltre 10mila persone, ma il firmatario del ddl Valdegamberi accusa: “Atto di arroganza pubblica del peggiore ambientalismo da salotto”. La consigliera regionale Guarda: “Abbiamo mandato un messaggio forte, ora le istituzioni dovranno tenerne conto, da parte nostra chiediamo il ritiro di questa proposta di legge”

Foto di Simona Boseggia
Di Tiziano Grottolo - 26 gennaio 2020 - 20:14

TRENTO. “Buon cammino alla Lessinia e al suo Parco” si conclude così la preghiera intonata dai partecipanti alla marcia contro il taglio del Parco Naturale Regionale della Lessinia che ha visto sfilare lungo i sentieri oltre 10mila persone.

 

Questa marcia è l’epilogo delle mobilitazioni seguite all’annuncio della giunta regionale di Luca Zaia a proposito del taglio di ampie porzioni di Parco, si parla del 18% della sua estensione per un totale di oltre 1.700 ettari, un’enormità (articoli QUI, QUI e QUI).

 

 

 

 

Secondo la giunta di Centrodestra, che gode del sostegno di cacciatori, allevatori, malgari e alcuni amministratori locali, quest’operazione si renderebbe necessaria per contrastare in particolare la proliferazione dei cinghiali, un vero flagello per l’agricoltura, una riperimetrizzazione che darebbe mano libera agli amministratori non più gravati da vincoli ambientali stringenti.

 

Dall’altra però ci sono le preoccupazioni del mondo ambientalista e delle opposizioni, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle su tutti che puntano il dito contro la lobby della caccia (che potrà tornare ad essere praticata) e contro i possibili danni ambientali derivanti da una cementificazione selvaggia.

 

 

Due mondi a confronto se da un lato c’è chi, come Stefano Valdegamberi uno dei tre firmatari della legge, attacca con violenza la manifestazione, affermando: “Oggi assisteremo in Lessinia ad un linciaggio di massa contro la riserva indiana dei pochi montanari sopravvissuti a difendere il loro territorio – rincarando poi la dose – un atto di arroganza pubblica del peggiore ambientalismo da salotto, strumentalizzato dalla sinistra politica, dimenticandosi che domani mattina a difendere l'ambiente ci saranno solo loro, i montanari, non quelli che vanno a manifestare”.

 

Dall’altro una marcia gentile, composta da migliaia persone e tantissime associazioni, che hanno percorso ordinatamente la distanza che separa la Conca dei Pàrpari da San Giorgio, nel territorio di Bosco Chiesanuova.

“Oggi abbiamo mandato un messaggio forte – afferma la consigliere regionale Cristina Guarda un messaggio con cui le istituzioni dovranno confrontarsi, da parte nostra chiediamo il ritiro di questa proposta di legge”.

 

 

Secondo la consigliera de la Civica per il Veneto il taglio del parco non andrà a risolvere le problematiche emerse, inutile dunque proporre una soluzione del genere per un problema tanto complesso: “O ci prendiamo la responsabilità di rivedere le opportunità che il parco può dare alla comunità oppure con questa soluzione la Lessinia si troverò in condizioni peggiori nel giro di poco tempo”.

 

La scusa dei cinghiali infatti non convince: “Io vivo in una zona, quella Berica, che al contrario dei Lessini non è protetta – precisa Guarda – in queste aree viene applicato il Piano di Eradicazione del Cinghiale ma nonostante ciò la situazione non è migliorata, e specialmente noi agricoltori continuiamo a vedere i nostri campi devastati”.

 

La modifica alla legge regionale non è ancora approdata nell’aula del consiglio regionale ma già vanta un primato poco invidiabile, si tratterebbe infatti del primo provvedimento in tutta Europa a sancire una riduzione delle aree protette di un parco naturale.

 

Se la giunta di Centrodestra può sicuramente contare su una solida maggioranza, con i voti necessari per far passare la proposta, è altrettanto vero che i comitati ambientalisti hanno ottenuto un’importante vittoria: in primo luogo attirando l’attenzione dell’opinione pubblica su questo tema, in secondo trasformando quello che sarebbe un fatto locale in una questione nazionale e chissà che l’eco mediatico della manifestazione non superi perfino i confini italiani.

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