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Scoperti 66 residui di fitofarmaci in Val di Sole analizzando il polline raccolto dalle api, vere e proprie “sentinelle” dell’ambiente

Presentato lo studio condotto dall’Associazione Apicoltori della Val di Sole, Peio e Rabbi in collaborazione con la Libera Università di Bolzano su 22 apiari della Val di Sole, che ha riscontrato la presenza in fondovalle di 13 insetticidi, 50 funghicidi e 3 erbicidi

Di Lucia Brunello - 30 gennaio 2020 - 05:01

VAL DI SOLE. Le api sono insetti dal valore inestimabile: oltre a darci miele, polline, cera e propoli, svolgono un ruolo di vitale importanza per la sopravvivenza del nostro ecosistema. E’ infatti grazie alla loro impollinazione che è garantita la presenza in natura di oltre 400 diversi tipi di piante, alcune delle quali fondamentali in agricoltura e quindi nel sostentamento della nostra specie e di quelle animali. 

 

Per offrire un esempio concreto, basti pensare che se non ci fossero le api, negli scaffali del supermercato sarebbe molto difficile trovare alimenti che tutti noi consumiamo, dalle mele, mandorle e kiwi, ai pomodori, zucchine, carote e tanti altri.

 

Oltre a fare questo, però, l’ape è vera e propria “sentinella” dell’ambiente in quanto ottimo bio-indicatore dello stato di qualità e salute di un territorio specifico, e questo grazie al grande numero di peli di cui è ricoperta, in grado di intercettare tutto il particolato con cui entrano in contatto, inclusi metalli pesanti ed idrocarburi alifatici.

 

È inoltre stato dimostrato come molti insetticidi agiscano disorientando l’ape nel caso il nettare raccolto sia fortemente inquinato. Questa, infatti, non riuscirà a ritornare all’alveare, morendo nel territorio circostante.

 

Non è un segreto quanto, negli ultimi anni, nel mondo della produzione agricola sia aumentata esponenzialmente la pratica che prevede l'utilizzo di fitofarmaci e pesticidi per garantire una determinata qualità e aspetto al prodotto finale e scongiurare ogni possibilità di perdita del raccolto. Prodotti che, però, possono avere effetti indesiderati anche su organismi che esulano dal bersaglio diretto della loro azione e perciò incidere negativamente sull’ambiente e, quindi, anche sulla salute umana.

 

Per questa ragione, l’Associazione Apicoltori della Val di Sole, Peio e Rabbi, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano, ha condotto in Val di Sole uno studio di analisi utilizzando il polline raccolto dalle api di 22 apiari stanziali per misurare la presenza di fitofarmaci nel fondovalle, i cui risultati sono poi stati pubblicati nel progetto di tesi triennale della studentessa in Scienze Agrarie e Agro-ambientali presso la Libera Università di Bolzano, Erica Rizzi, con la coordinazione tecnico-scientifica del professor Sergio Angeli.

 

Il risultato dello studio, presentato il 25 gennaio scorso nel teatro comunale di Dimaro, ha evidenziato essere presenti in valle ben 66 residui di fitofarmaci, di cui 13 insetticidi, 50 funghicidi e 3 erbicidi. Le zone emerse ad essere le più colpite sono quelle di Mostizzolo e Caldes, mentre Pellizzano e Ossana quelle con i picchi più alti in termini di presenza di metalli pesanti. Sono inoltre state rilevate sostanze illegali di cui non si conosce la provenienza e il metodo di utilizzo applicato.

 

Alla luce di questi risultati, la consigliera di Futura Lucia Coppola, ne ha approfittato per lanciare un’interrogazione al presidente provinciale Fugatti. “In Trentino  – inizia - manca un dibattito corretto e informato sulla convivenza tra attività agricole, l’utilizzo di prodotti di sintesi in agricoltura e la tutela della salute della popolazione in assenza della diffusione di informazioni contestualizzate e ponderate su dati scientifici”.

 

“Già dal 2010 in Consiglio comunale a Caldes, dopo l’approvazione da parte della Giunta provinciale di Trento delle nuove linee guida in materia di utilizzo sostenibile dei fitosanitari, era stato chiesto che venisse predisposta la revisione del regolamento esistente sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari in Val di Sole. Si è dovuto arrivare al 2017 prima che venisse adottato, recependo il modello standard predisposto dalla Provincia autonoma di Trento senza puntuali riferimenti a quel territorio a seguito di approfonditi monitoraggi”.

 

Tra i tanti quesiti poi sollevati dalla consigliera, ad emergere in primis è la necessità di sapere se attualmente siano allo studio strategie mirate per la riduzione dell’impatto degli agrofarmaci in Trentino, e quali controlli vengano fatti abitualmente sull’uso di diserbanti, insetticidi, fungicidi.

 

Premendo poi sulla crescente preoccupazione nutrita da parte della popolazione riguardo l'impiego di prodotti fitosanitari e le loro conseguenze sulla salute, Lucia Coppola ha chiesto quali azioni siano state intraprese per diffondere una corretta informazione in merito e se l’Azienda provinciale per i servizi sanitari avesse svolto studi epidemiologici per rilevare gli effetti di questi sulla salute della popolazione che vive nel Comune di Caldes, come richiesto in più occasioni tra il 2010 e il 2015 da un gruppo di minoranza del Consiglio comunale del paese.

 

In ultimo, quali siano le pratiche già utilizzate nel mondo dell’agricoltura trentina per la riduzione dei pesticidi e quali vadano invece messe a regime.

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