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Un novembre di “stranezze”. Tra marcate inversioni termiche e neve che si scioglie, ha fatto più caldo che a ottobre

Questo primo scampolo di novembre ha segnato temperature più calde che il suo corrispettivo in ottobre. Tra la neve che si scioglie e l'inversione termica decisamente marcata, le "stranezze" del clima non hanno lasciato indifferenti i membri di Meteo Triveneto, che tramite foto e dati hanno "fotografato" questa curiosa situazione 

Di Davide Leveghi - 11 novembre 2020 - 10:39

TRENTO. "E’ piuttosto evidente agli occhi di tutti, anche dei meno esperti o appassionati di meteorologia, come le ultime settimane siano state caratterizzate da cielo sereno, temperature miti (soprattutto in montagna) e marcata inversione termica”. Comincia così la relazione di Meteo Triveneto, associazione di appassionati di meteo del Nord Est il cui scopo è promuovere una coscienza scientifica in ambito meteorologico e climatologico.

 

Il tepore di queste prime settimane di novembre, infatti, non ha lasciato indifferenti i membri di Meteo Triveneto, spingendoli a pubblicare una relazione che evidenzia le “stranezze” di questo primo scampolo di mese. A impressionare più di tutto è certamente la grande differenza tra l’inizio di ottobre e questo inizio di novembre, in cui pare quasi che il tempo abbia compiuto un passo indietro: giornate calde, inversioni termiche piuttosto marcate, scioglimento della neve che aveva imbiancato le cime.

 

L’esempio più eclatante di questo strano inizio di novembre l’avrebbe offerto la città di Trento, dove la minima registrata nella giornata di martedì 10 novembre ha toccato nella stazione a nord della città (Roncafort, 194 metri sul livello del mare) i 3 gradi, la stessa registrata in cima alla Paganella (quota 2125 metri). A provocare questo fenomeno sarebbe una “solida alta pressione di matrice africana che staziona sul Mediterraneo centro-occidentale e l’Italia”. Una situazione che non dovrebbe dar segni di alcuna modifica almeno fino alla prossima settimana.

 

La prima metà di ottobre, paradossalmente, ha registrato in montagna temperature ben più rigide. Un dato acquisito nella stazione di Meteo Triveneto dà l’idea di una differenza notevole: sul Sass Pordoi, alla quota di 2590 metri, la media della prima metà di ottobre era di -1,6º, mentre in questo scampolo del “mese dei morti” la media è stata di +2º, per una differenza complessiva di 3,6º di media.

 

In alcune stazioni meteo, perfino l’ultima decade di settembre ha registrato temperature più fredde. In valle come in quota, dunque, i valori minimi e massimi si sono mossi entro numeri praticamente estivi. Sempre sul Sass Pordoi, ad esempio, si sono toccati i +10,1º. Il tutto il giorno 2 novembre, non sicuramente annoverato, normalmente, tra le giornate più calde dell’anno, specie a quelle altitudini.

 

A dare un riscontro visivo della differenza fra questa parte di novembre e la rispettiva parte di ottobre è lo scioglimento della coltre nevosa sulle cime. Una foto del Monte Trentin (altezza 2320), in Valsugana, dà idea di questo cambiamento, con la neve praticamente sparita dalla vetta. Le foto fanno riferimento rispettivamente alla giornata del 17 ottobre 2020 e del 10 novembre 2020.

 


 

Ma se tutto il territorio del Triveneto segna temperature più calde rispetto ad inizio ottobre, ci sono delle zone che rappresentano l’eccezione. Sono i cosiddetti “frost hollow”, avvallamenti e/o doline dove il cielo sereno, la scarsa ventilazione e il riflesso della luce sul terreno innevato permettono che si accumuli l’aria fredda e di verifichi un raffreddamento esponenziale, dando vita a temperature anche radicalmente diverse da quelle dei territori circostanti.

 

Un esempio viene offerto dalla dolina del Rifugio Rosetta, che nella mattinata di martedì 10 novembre registrava una minima di -18,3º, mentre nella zona del Rifugio, una quarantina di metri più in alto, la minima si fermava a +1,7º. Una differenza di ben 20º.

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