Contenuto sponsorizzato
| 24 ago 2021 | 12:48

Allarme sulle Alpi per la Panace di Mantegazza: "Non toccate questa pianta, la sua linfa causa gravi ustioni e può portare alla cecità"

Il Panace di Mantegazza è una specie erbacea aliena originaria dell'area del Caucaso: la linfa presente nei peli che crescono sul fusto contiene sostanze fototossiche, se il contatto interessa gli occhi può causare cecità momentanea o permanente

TRENTO. É originaria del Caucaso ed è stata importata in Europa nell'800 come pianta ornamentale: il Panace di Mantegazza nasconde però seri pericoli per l'uomo, tanto da poter portare alla cecità. La sua linfa infatti è fototossica, a contatto con la pelle e irradiata dalla luce del sole causa lesioni simili a ustioni che possono impiegare mesi o anche anni a guarire del tutto. Se la sostanza entra a contatto con gli occhi può portare a cecità momentanea o permanente. La diffusione della specie in Italia interessa diverse regioni: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. “Per regioni quali Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto – viene però specificato nel Piano nazionale per la gestione del Panace di Mantegazza, a cura di 3 esperti dell'Università di Milano Bicocca e dell'Insubria – si registra la presenza in più siti, con anche locali situazioni emergenziali”.

 

Nelle ultime settimane anche il Parco dell'Adamello, che confina ad est con il parco trentino dell'Adamello Brenta, ha portato avanti una campagna d'informazione sulla specie erbacea (già fonte di preoccupazione negli scorsi anni come specie invasiva pericolosa): “La sua crescita è molto veloce – scrivono gli esperti del Parco -  visto che può arrivare a raggiungere i 5 metri di altezza. Il problema non è solo che si tratta di una pianta molto invasiva, la preoccupazione principale è che può arrecare seri danni alla nostra salute. Così temuta, per i danni che il contatto con il liquido interno può recare alla salute, che la Regione Lombardia ne ha fatto oggetto di un’allerta a tutte le Asl. I danni che questa pianta può causare sono vesciche, eruzioni cutanee e ustioni che possono richiedere fino a sette anni per raggiungere una completa guarigione”. Anche la Provincia autonoma di Bolzano ha ribadito la pericolosità del Panace per gli esseri umani, sottolineando come la diffusione in Alto Adige non sia al momento preoccupante, ma come sia "assolutamente necessario tenere permanentemente sotto controllo i focolai presenti". 

 

La sua linfa, come detto, contiene sostanze chimiche fototossiche (che reagiscono quindi con la luce) a contatto con la pelle umana, causando la formazione di vesciche. “In pratica – continuano gli esperti dell'Adamello – impedisce alla pelle di proteggersi dai raggi solari, e le conseguenze sono delle bruttissime scottature che lasciano evidenti cicatrici. Se la sua linfa entra in contatto con gli occhi, può causare cecità momentanea o permanente. Se per qualsiasi ragione si entrasse in contatto con questa pianta, la prima cosa da fare è lavarsi con acqua e sapone e poi recarsi all’ospedale. Gli esperti raccomandano di eradicarla nel caso la si dovesse vedere. Per farlo occorre però proteggere il corpo con abiti adatti, munirsi di guanti e occhiali, e coprirsi anche il viso. E’ una pianta molto pericolosa ed è fondamentale saperla riconoscere”.

 

Il progetto Life Asap, co-finanziato dall'Unione Europea col l'obiettivo di ridurre il tasso di introduzione delle specie aliene invasive sul territorio italiano e mitigarne gli impatti, scrive in merito al Panace di Mantegazza: “Notevole il suo impatto negativo sulla salute umana in quanto il lattice, che fuoriesce dalle foglie e dai rami danneggiati può provocare, in presenza di radiazione solare, estese ustioni sulla pelle per la presenza di furanocumarine. I composti contenuti negli oli essenziali dei semi possono rappresentare un rischio per gli occhi, la pelle e il sistema respiratorio”.

 

La pianta si trova soprattutto lungo sentieri e argini, ma cresce anche in luoghi come parchi, cimiteri e terreni incolti, scrive ancora il Parco dell'Adamello, ecco come riconoscerla: il colore delle foglie, a differenza dell’angelica, dell’Heracleum lanatum e della panace comune (Heracleum sphondylium), sono di colore verde chiaro brillante e tendente al giallo con le profonde lobature e segmentazioni. L’aspetto del tronco inoltre è molto spesso e robusto, simile a quello del carciofo, con striature rosso scuro e contornato da peli irti. L’altezza e la mole del Panace di Mantegazza sono molto superiori a quelle delle altre due piante citate dalle quali va distinte e l'aspetto dei suoi frutti e del loro involucro è tipicamente ovoidale. Nel momento della fioritura il frutto rimane attaccato alla base dell’ombrella e tende ad appassirsi. Il diametro e l’imponenza dell’ombrella, che è la più grande tra le ombrellifere In Italia, è un altro segnale distintivo del Panace di Mantegazza che, come detto, si trova solo in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria occidentale, nell’estremo settentrionale della Lombardia e, secondo altre fonti, anche in Veneto e Trentino. Segnalazioni sporadiche sono state riportate a Cremona, nel Bresciano, nella Bergamasca e in Valle Camonica.

 

A seguito delle segnalazioni di un privato cittadino, si legge sul sito del Parco dell'Adamello: “Un team composto dalle guardie ecologiche volontarie a servizio della comunità montana della Valle Camonica, coordinate dal botanico Enzo Bona, si sono recate sul monte Colmo per l'eradicazione di alcuni esemplari di Panace di Mantegazza”. Se si dovesse notare la presenza della pianta, dicono gli esperti del Parco, si può fare una segnalazione all'indirizzo mail info@parcoadamello.it fornendo il proprio numero di telefono, documentazione fotografica della pianta e localizzazione (possibilmente con rilievo Gps o descrizione località). Va da sé che la raccomandazione principale è di non toccare la pianta.
 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 12 maggio | 20:00
In Alto Adige gli sciacalli dorati si sono diffusi di più rispetto al Trentino, si stima una presenza quattro volte superiore. A Bolzano [...]
Montagna
| 12 maggio | 18:30
Dopo la chiusura dell'estate scorsa per i lavori di ristrutturazione, riapre il Rifugio Sat Tosa - Tomaso Pedrotti. Nella gestione Franco [...]
Società
| 12 maggio | 20:21
La serie “The Four Seasons” di Netflix America ha scelto Trento per la sua seconda stagione. Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli comunica su [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato