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L’appello delle “Donne coltivatrici” per salvare le sementi antiche: “Se non verranno moltiplicate, non esisteranno più”

Secondo Coldiretti in Italia, nel giro di un secolo, sono scomparse tre varietà di frutta su quattro, colpa che ricade soprattutto sui meccanismi della grande distribuzione. L’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi si batte per salvare alcune di queste sementi: “Gli ortaggi antichi non verranno dimenticati solo se la gente continua a mangiarli”

Antonia Egger, presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi Foto© SBO - Armin Huber
Di Tiziano Grottolo - 09 febbraio 2021 - 10:58

BOLZANO. “Se non verranno moltiplicate, non esisteranno più”, così Elisabeth Kössler dell’Associazione “Sortengarten Südtirol” lancia l’allarme per quanto riguarda la scomparsa di alcune antiche varietà di ortaggi e sementi. Quello di veder scomparire alcune specie floreali è un rischio concreto, secondo Coldiretti in Italia nell’ultimo secolo sono scomparse tre varietà di frutta su quattro. Nel ‘900 in tutta la Penisola si contavano 8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa. Un effetto legato soprattutto ai meccanismi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta.

 

Kössler è la titolare di un’azienda che si batte contro questo pericolo, nella “PflanzGutes” di Merano vengono moltiplicate le sementi di alcune delle varietà di ortaggi che altrimenti rischierebbero l’oblio. “Essendo alla base della nostra alimentazione, è fondamentale dare alle sementi l’attenzione che meritano”, sottolinea Sabine Schrott, un’offerente di servizi contadini di Villa Ottone. “Nel campo degli ortaggi – aggiunge – la perdita di biodiversità ha raggiunto livelli preoccupanti, spesso si tratta di ortaggi o specie di piante stagionali quasi dimenticati”.

 

Fra quelli più a rischio, solo per citarne alcuni, ci sono la rutabaga pusterese e quella di Terlano, i fagioli di Postal, il cavolo cappuccio di Trodena, il papavero della Val d’Ultimo e il Mais di Naturno. “Tutte queste varietà – afferma Schrott – hanno le loro radici nella nostra storia e tradizione, fanno parte della nostra cultura, contribuiscono a rafforzare l’identità culinaria e danno ai piatti regionali un sapore e carattere particolare”. Nel 2020 anche la pandemia ha inciso negativamente su questo settore, a causa del Covid-19 l’anno scorso sono stati cancellati i mercati di scambio delle piante e le feste delle sementi. Quest’anno invece regna l’incertezza. A fine febbraio, dovrebbe svolgersi una piccola festa delle sementi a Malles, ma non è ancora certo, molto dipenderà dalla situazione dei contagi.

 

Antonia Egger, la presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi (Sbo), spera che in futuro ci saranno sempre più contadini e giardinieri a moltiplicare e piantare le vecchie varietà di ortaggi: “Credo che per alcuni questo possa offrire un’ulteriore fonte di guadagno. Le antiche verdure sono i prodotti di nicchia, interessanti non solo per i consumatori ma anche per il settore della ristorazione”. L’auspicio, oltre a quello di poter tornare a organizzare i mercati dedicati, è quello di assistere a un rafforzamento della rete contadina in modo da aumentare la sensibilizzazione e impedire che le aziende multinazionali mettano in pericolo il patrimonio storico varietale.

 

Negli ultimi anni la consapevolezza verso le antiche verdure è aumentata, ma secondo Kössler non è ancora abbastanza, queste varietà colturali dovrebbero essere più presenti nei giardini, nei campi e nelle nostre cucine. Riuscire a portare in tavola queste varietà a rischio potrebbe essere il modo migliore per mantenere vivo un bene culturale di tutti: “Gli ortaggi antichi – conclude la presidente dell’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi – non verranno dimenticati solo se la gente continua a mangiarli”.

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