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Lo zoologo: “L’orso M57 era noto per alimentarsi nelle isole ecologiche e aver seguito delle persone, perché non sono stati installati tutti i cassonetti anti-orso?”

Secondo lo zoologo dello Studio Faunistico Chiros bisognerebbe lavorare sulla scarsa informazione dedicata a chi frequenta la montagna: “Una comunicazione efficace è fondamentale per evitare gli attacchi delle femmine di orso che difendono i piccoli e dovrebbe essere predisposta entro primavera 2021, così come la sostituzione di tutti i cassonetti dei rifiuti con quelli anti-orso. Anche le stesse linee del Pacobace andrebbero aggiornate”

Di Tiziano Grottolo - 13 aprile 2021 - 10:36

TRENTO. Nei mesi scorsi Ispra, con il supporto del Muse, ha redatto un rapporto sui cosiddetti orsi problematici nella provincia di Trento giungendo alla conclusione che nei prossimi 5 anni potrebbe comparire “un numero limitato di orsi pericolosi o potenzialmente pericolosi”. Per la precisione stimano fra 0 e 15, con una media di 5 nuovi esemplari nel prossimo lustro. Nelle 26 pagine del rapporto venivano rilevate una serie di mancanze e criticità nella gestione trentina dei plantigradi, in particolare riguardo alla prevenzione, ma anche una bocciatura della “politica delle catture” portata avanti dalla Giunta Fugatti (QUI approfondimento).

 

A queste considerazioni si aggiungono quelle dello zoologo Paolo Forconi, dello Studio Faunistico Chiros, che ha commentato il rapporto tecnico dell’Ispra. “Un primo aspetto da tenere in considerazione è di preoccuparsi dei problemi che ci sono ora e non quelli che si immaginano fra 5 anni”. Un esempio? I cassonetti anti-orso, lo stesso rapporto Ispra afferma che finora ne sono stati installati soltanto 200 nelle aree maggiormente frequentate dai plantigradi suggerendo che l’obiettivo per i prossimi anni dovrebbe essere quello di sostituire “a breve termine (24 mesi)” tutti i cassonetti per l’umido presenti sul territorio frequentato dagli orsi.

 

“Il Pacobace non prevede tale azione come preventiva – osserva lo zoologo – ma considera un eventuale adeguamento dei contenitori nel caso di orsi problematici già presenti. Invece, il Piano d’azione per la conservazione dell’orso bruno in Europa, a cui fa riferimento il Pacobace, prevede azioni di prevenzione dei conflitti, tra cui rendere i rifiuti umani inaccessibili agli orsi”. In altre parole prevenire è meglio di curare, anche perché gli interventi di dissuasione si sono dimostrati inefficaci. “La sostituzione totale dei cassonetti è fondamentale per evitare il condizionamento degli orsi al cibo umano. Pertanto tale azione risulta urgente e dovrebbe essere completata entro primavera 2021 e non fra due anni. Sarà necessario valutare successivamente se anche i cassonetti del secco o indifferenziato debbano essere sostituiti”.

 

Emblematico il caso di M57, il primo orso maschio trentino a compiere un attacco contro un essere umano. “L’animale era noto per l’abitudine di spostarsi da un’isola ecologica all’altra dall’estate 2019 e anche per aver già seguito delle persone, in una situazione di questo tipo, viene da chiedersi per quale motivo non siano stati sostituiti immediatamente, in quella zona, tutti i cassonetti dell’umido con quelli anti-orso, per quale motivo si considera tale attacco non provocato dall’uomo, piuttosto che un attacco per difendere il cibo (rifiuti) o a seguito di eccessivo avvicinamento all’orso, visto che si ha un ’attacco provocato’ quando un cane si avvicina all’orso o quando una persona si avvicina eccessivamente”.

 

“Le ricerche sugli orsi problematici – prosegue Forconi – hanno dimostrato come la distribuzione dei conflitti tra uomo e orso bruno in Nord America non sia spiegata né dall’ipotesi degli individui problematici, né dalla densità elevata degli orsi, ma dalla scarsità della disponibilità alimentare in natura”. In sostanza se le risorse alimentari scarseggiano gli orsi tendono ad avvicinarsi di più ai centri abitati ma così aumentano le occasioni di entrare in contatto con le persone o che i plantigradi compiano danni alimentandosi dai cassonetti o predando animali domestici. “Gli approcci più utilizzati nella gestione dei conflitti sono l’educazione delle persone e la prevenzione. Sarebbe pertanto molto utile analizzare i fattori ambientali correlati ai danni alle attività economiche e all’insorgenza degli orsi problematici”.

 

Secondo lo zoologo le stesse linee del Pacobace andrebbero aggiornate, ma prima di tutto, come peraltro rilevato dal rapporto dell’Ispra, bisognerebbe lavorare sulla scarsa informazione dedicata a chi frequenta la montagna: “Nonostante si tratti di una azione prevista dal Pacobace, le attività svolte sono risultate di scarsa efficacia, determinando diversi casi di attacco dovuti a comportamenti sbagliati degli escursionisti. Una comunicazione efficace è fondamentale per evitare gli attacchi delle femmine che difendono i piccoli e dovrebbe essere predisposta con la consulenza di esperti di comunicazione entro primavera 2021. È necessario emanare un’ordinanza, o strumento similare, che stabilisca i comportamenti delle persone nell’areale di presenza dell’orso, con le relative sanzioni. Eventualmente chiudere al pubblico alcune aree in determinati periodi ed autorizzare l’uso dello spray anti-orso per ridurre i rischi”. Infine non bisogna dimenticare che un altro aspetto fondamentale è la prevenzione dei danni a bestiame, apiari e colture, tramite l’uso di recinti elettrificati, porte anti-orso e cani da guardiania.

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