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Mauro Corona e l'apologia della caccia, il fact checking del Wwf: "Tutte pietose bugie"

Lo scrittore e scultore di Erto, Mauro Corona, a Cartabianca ha detto la sua sulla caccia, pronunciando però tante inesattezze. Dai 2 milioni di cinghiali presenti in Toscana (nel 2020 erano 160mila) al fatto che un tempo ce n'erano di meno perché si cacciava di più ((quando oggi in Italia ci sono circa 1 milione di ungulati e il 'merito' va solo ai cacciatori)

Di Lucia Brunello - 07 ottobre 2021 - 12:54

TRENTO. Lo scorso 28 settembre, durante la trasmissione “Cartabianca” in onda su Rai 3, Mauro Corona ha espresso alcune considerazioni in merito alla caccia, tema sempre più attuale anche grazie al referendum abrogativo contro l'arte venatoria ormai agli ultimi giorni per poter essere firmato. Durante il collegamento è stato trasmesso il video recentemente diventato virale in cui si vede una famigliola di cinghiali ‘passeggiare’ per il centro abitato di Roma. Lo scultore e scrittore è secco nella sua opinione. L’unico problema è che quasi tutto ciò che ha detto è sbagliato. 

 

Ma partiamo dall'inizio. Alla domanda “Come mai nelle nostre città sono arrivati i cinghiali?”, posta dalla conduttrice del programma, Bianca Berlinguer, Corona ha risposto con un facile: “Quando eravamo piccoli i cinghiali erano cacciati di più perché c’era più fame e bisogno di carne”.

 

Affermazione, questa, che lascia intendere che, siccome un tempo la caccia rappresentava una delle fonti primarie di sostentamento, allora gli animali selvatici erano pochi, così pochi che mai sarebbero potuti arrivare nelle città. “Quando Mauro Corona era un ragazzino i cinghiali erano senz’altro meno frequenti", spiega a ilDolomiti.it Osvaldo Negra, delegato regionale del Wwf del Trentino. "Si stima che alla fine della seconda Guerra Mondiale gli ungulati in Italia fossero tra i 10mila e i 15mila esemplari. Oggi invece il numero è poco sotto il milione. Questo perché con il passare del tempo le persone si sono spostate sempre più verso le città, abbandonando le zone coltivate e quindi permettendo agli animali di riappropriarsi dei propri spazi, ma il ‘merito’ va dato principalmente ai cacciatori, che negli anni ‘60 nella più totale anarchia hanno pensato di introdurre nel nostro Paese dei cinghiali provenienti dall’Europa centrale perché volevano avere più esemplari da abbattere". Un cambiamento che si inizia ad avvertire anche in Trentino, dove questo ungulato era totalmente estinto, e ora sta ritornando. "Che i cinghiali si siano diffusi perché si caccia di meno è solo una pietosa bugia".

 

“Fino a 60 anni fa, infatti, in Italia vi era solo una sottospecie di cinghiale che viveva nell’appennino e nella zona meridionale della penisola. Si trattava di esemplari relativamente piccoli e inoltre con una prolificità limitata. Ma al cacciatore piace sempre la preda più grande, e quindi in Italia sono arrivati questi cinghiali dal centro Europa dalla fortissima capacità di proliferazione e che da adulti andavano oltre i 100 chili di peso”. E tutto questo per scopi venatori. Quindi no, quando Corona era piccolo non c’erano tutti questi cinghiali, ma non perché se ne cacciassero tanti quanto crede.

 

Ad oggi il cinghiale che si è diffuso in Italia è effettivamente un animale estremamente resistente, che quando raggiunge l’età adulta si può dire non abbia predatori, se non il lupo quando si trova in branco. Da solo è difficile che attacchi.

 

Lo scrittore di Erto ha poi proseguito, affermando che in Toscana ci sono 2 milioni di cinghiali e che la situazione è fuori controllo. Non è proprio così, però. L’assessore regionale della Toscana Marco Remaschi ha riferito che nel 2020 i cinghiali erano 160 mila. Un numero ben distante da quello presentato da Corona. E ancora qualche minuto dopo ha continuato dicendo: “Non si può pensare di vivere con due milioni e mezzo di cinghiali in Toscana, che hanno disfatto tutto”, dove il numero di ungulati è addirittura aumentato.

 

“Quelli che vogliono proibire la caccia sono gli stessi che si lamentano dei cinghiali a Roma. Lo so io perché indago e ascolto. Bisogna fare una caccia di selezione”, ha proseguito lo scrittore di Erto. Ma cosa significa esattamente questo? “Viviamo in un momento in cui in Italia vediamo una lenta ripresa degli ungulati - continua Negra - e con questa è chiaramente ricominciata una ripresa dei loro predatori. Per il lupo, la caccia di selezione sta nel prendere la preda meno combattiva, più vulnerabile, magari già ferita, ma non di certo quella in condizioni ottimali. Se invece andiamo a vedere una mostra di trofei di caccia, non vedremo corna storte o piegate, ma quelle che per l’uomo sono le più “belle”. La selezione che pensa di fare il cacciatore va totalmente al contrario. Per portare un esempio, esiste una caccia primaverile al capriolo che prevede l’uccidere la femmina con il cucciolo. I cacciatori dicono di uccidere quelle con due cuccioli “perché tanto non ce la farebbero ad allevarli”. Nessuno ha mai dimostrato che questo sia vero. Dovremmo lasciare la selezione avvenire in ambiente naturale. La nostra si basa sui parametri della gradevolezza di chi spara”.

 

“Questi vanno selezionati a dovere e così si sfoltiscono, altrimenti davvero sono un pericolo e una calamità alla fine. Vanno selezionati, è così che si fa, è così che vivono le macellerie e i ristoranti”, ha poi concluso Corona.

 

“I cacciatori hanno probabilmente la percezione che una parte della società civile cominci a considerarli anacronistici e quindi giocano in difesa. Il discorso della selvaggina è particolare, perché chiaramente non tutti gli animali abbattuti poi possono essere utilizzati da ristoranti. Il corpo dovrebbe essere soggetto ad un controllo veterinario. Questo molto spesso non è fatto, e l’animale morto viene venduto illegalmente a ristoranti e così via”.

 

Ma quindi perché il cinghiale è arrivato in città? “Lui non vuole venire in città. Semplicemente dal punto di vista alimentare è molto simile all’orso, e cioè un vero opportunista. Se l’animale avverte l’odore di cibo provenire dai bidoni dell’immondizia, anche in stato di decomposizione, lo vedrà come un ottimo pasto e non si farà problemi ad avvicinarsi per mangiarlo".

 

E quali potrebbero essere le soluzioni per non far avvicinare i cinghiali ai centri abitati? “Prima di tutto bisogna cercare di non attirare questi animali con la presenza di cibo, come quello che si può trovare in cassonetti non chiusi o con immondizia al loro esterno. Se questo non dovesse bastare si può esercitare una dissuasione con proiettili di gomma oppure, come ultima spiaggia, l’abbattimento. Anche in questo caso, però, i cacciatori sono del tutto inutili. Sarà infatti il corpo forestale o il personale della sorveglianza faunistica attivo in quella determinata provincia o regione ad occuparsi di questo", spiega Osvaldo Negra.

 

"La cosa triste che i cacciatori non vogliono ammettere - conclude - è che loro uccidono gli animali perché gli piace farlo. Per questi abbattere un animale è fonte di piacere. La loro ricreatività passa attraverso la morte di organismi selvatici. Questo io lo definisco sadismo, senza contare che la caccia rappresenta un grosso danno alla biodiversità".

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