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| 09 lug 2025 | 11:48

''Un fatto gravissimo'', immissione illegale di cinghiali: trovata femmina con foro da marca auricolare in lattazione. ''Fatta denuncia ai carabinieri forestali''

Il fatto è successo nel Parco dei Colli Euganei e dimostra ancora una volta come il rapporto tra esseri umani e fauna sia spesso schizofrenico. Si lamentano i danni, si chiede più libertà per cacciare i selvatici, si attaccano le associazioni ambientaliste perché non si fa abbastanza e poi si scopre che sono gli stessi esseri umani a continuare a reintrodurre questi animali in natura per poi poterli cacciare

COLLI EUGANEI. Il paradosso è evidente: si lamentano i danni causati da cinghiali e ungulati, si chiede più libertà di azione per i cacciatori per abbatterli perché sono sempre più numerosi e poi emerge quanto scoperto dal Parco Regionale dei Colli Euganei in queste ore. Una femmina di cinghiale uccisa dentro il parco a Baone presentava i segni evidenti di provenienza da un allevamento. Il grosso ungulato, per di più, era in lattazione quindi si era già riprodotta.

 

''L’animale - spiega direttamente il Parco - è stato abusivamente immesso sul territorio, probabilmente già da incinta: una pratica vietata dalla legge, pericolosa per la biodiversità e la sicurezza sanitaria, soprattutto in tempi di Peste Suina Africana''.  Insomma un caso di studio tipico di come il problema dei cinghiali sia per la gran parte da ricondurre all'essere umano e in particolare a chi con la caccia al cinghiale si diverte. La reintroduzione di questi animali è infatti avvenuta a partire dagli anni '60 proprio per finalità venatorie e poi il loro diffondersi è sfuggito nettamente di mano tra ibridazioni e condizioni perfette per il loro proliferare indisturbato (essendo ridotti all'osso i loro naturali predatori).

 

Quanto accaduto venerdì 4 luglio nel Parco dei Colli Euganei getta ombre veramente oscure. Le associazioni di categoria che tutelano allevatori e agricoltori che da questi animali subiscono danni anche ingenti (altro che quelli causati dai grandi carnivori che sono gli unici nemici naturali di questi ungulati e quindi paradossalmente visti come 'antagonisti' degli stessi cacciatori perché riducono il potenziale numero di prede che i lupi cacciano per sostentamento e noi cacciamo per divertimento) accusano spesso le associazioni ambientaliste per i ritardi nelle operazioni di abbattimento. E invece ecco qua la realtà dei fatti: c'è chi continua a immetterli in natura in maniera illegale e irresponsabile.  

 

Il parco ha presentato denuncia ai carabinieri forestali e spiega così quanto accaduto. ''Venerdì 4 luglio, durante le attività di controllo e prelievo faunistico, i nostri operatori hanno riscontrato un fatto grave: una femmina di cinghiale abbattuta a Baone presentava segni evidenti di provenienza da allevamento (foro da marca auricolare), ed era in lattazione. L’animale è stato abusivamente immesso sul territorio - spiegano - probabilmente già incinta: una pratica vietata dalla legge, pericolosa per la biodiversità e la sicurezza sanitaria, soprattutto in tempi di Peste Suina Africana. Il Parco ha sporto denuncia ai Carabinieri Forestali e ha informato le principali associazioni agricole. Non possiamo permettere che il lavoro quotidiano di contenimento e tutela venga compromesso da gesti irresponsabili''.

 

𝘓’𝘪𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘭𝘭𝘦𝘨𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘭𝘷𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘥𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪. 𝘋𝘰𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 – dichiara il presidente Alessandro Frizzarin -. 𝘓𝘢 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘪𝘯𝘨𝘩𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘱𝘢𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢, 𝘭𝘦𝘨𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘰".

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