Le mangiatoie usate per la caccia attirano i lupi? Lo studio del Muse: “Possibili conseguenze negative sulla coesistenza con le attività umane e sulla conservazione della specie”
I dati raccolti dai ricercatori del Muse (e dagli stessi cacciatori) suggeriscono che le mangiatoie usate per attirare gli ungulati abbiano un effetto sul comportamento dei lupi. Degasperi: “Bisogna mettere al bando queste strutture, perlomeno in quelle zone dove sono presenti i grandi carnivori”

TRENTO. Secondo il Wwf, solo negli ultimi 10 anni, l’uomo ha contribuito in maniera determinante alla scomparsa di 160 specie di animali. Di certo le attività umane hanno una notevole influenza e spesso si scontrano con la natura opportunista degli animali. In Trentino è il caso della gestione dell’immondizia che attira i grandi carnivori come l’orso aumentando le possibilità di incontro-scontro con le persone.
Emblematico è il caso di M57, l’orso nell’agosto 2020 aveva aggredito un carabiniere ma era stato notato più volte alimentarsi dai cassonetti della zona di Andalo (che non erano anti-orso) e per questo era diventato molto confidente. Da allora la Provincia ha fatto alcuni passi in avanti sia testando nuove soluzioni che aumentando il numero di bidoni anti-orso, ma ancora non basta.
Ora però emerge un altro problema. O meglio, arrivano delle prime conferme a un fatto noto ma per il quale la Provincia di Trento non ha ancora fatto nulla nonostante le sollecitazioni. “Le mangiatoie che i cacciatori utilizzano per attirare gli ungulati richiamano pure i grandi carnivori”, sottolinea Filippo Degasperi, consigliere provinciale di Onda che aveva chiesto di mettere al bando queste strutture, perlomeno in quelle zone dove sono presenti i grandi carnivori.
Uno studio condotto in val di Fassa dal Muse di Trento, in collaborazione con l’associazione cacciatori trentini, ha analizzato il grado di frequentazione dei siti di foraggiamento artificiale per ungulati da parte del lupo. I dati raccolti suggeriscono che le mangiatoie abbiano un effetto sul comportamento del lupo. “Tuttavia – spiegano i ricercatori – per confermare quest’ipotesi con un buon livello di robustezza statistica sono necessari ulteriori approfondimenti”.
Nel concreto sono stati studiati 14 siti di foraggiamento artificiale e altrettanti siti di controllo con caratteristiche ambientali simili, ma privi di mangiatoie, per un totale di 28 siti indagati. Ogni zona è stata monitorata con fototrappole e successivamente perlustrata per rilevare indici di presenza del lupo ed eventuali predazioni. Tra gennaio e marzo 2022 sono state effettuate 9 uscite, con 4 squadre operative per sessione. L’88.9% delle uscite ha portato al rinvenimento di almeno un indice di presenza del lupo, in una trentina di casi le tracce dei predatori sono state rilevate entro una cinquantina di metri dalle mangiatoie.
Le mangiatoie infatti sono ampiamente diffuse ma questa pratica può alterare le dinamiche ecologiche delle specie che ne fanno uso, con conseguenze negative sulle popolazioni. L’ipotesi (che dopo lo studio trova ulteriori conferme) è che i siti di alimentazione artificiale per ungulati siano diventati dei punti di attrazione per il predatore. Trattandosi di luoghi dove gli ungulati si concentrano per il lupo diventa un’occasione per una facile cattura. “Inoltre – sottolineano i ricercatori – in alcune aree le mangiatoie si trovano in prossimità di luoghi altamente frequentati o abitati dalle persone. Nel caso in cui rappresentassero effettivamente dei punti di attrazione per il lupo, potrebbero avere conseguenze negative sulla coesistenza con le attività umane e, di conseguenza, sulla conservazione della specie”.
Per l’appunto alcuni dei siti di foraggiamento della val di Fassa si trovano in prossimità o in corrispondenza di strade forestali, sentieri altamente frequentati dalle persone, centri abitati o case sparse. Va ricordato che nell’agosto 2020 Fabio e Christian Misseroni, rispettivamente padre e figlio, vennero aggrediti dall’orsa Jj4 (che aveva con sé i cuccioli) mentre si stavano recando al loro capanno da caccia. A marzo 2021 invece, un orso si è trovato a tu per tu con un cacciatore di Castel Condino, il plantigrado aveva appena distrutto la mangiatoia costruita per attirare i cinghiali da abbattere.
Secondo gli esperti il potenziale potere attrattivo dei siti di foraggiamento artificiale potrebbe modificare le naturali dinamiche preda-predatore a livello locale, con effetti a breve e lungo termine sulle popolazioni di prede, ma anche alterare i movimenti, l’estensione delle aree vitali (home range) e i ritmi di attività dei branchi di lupi che utilizzano queste risorse. Infine le mangiatoie potrebbero persino aumentare i conflitti con le comunità locali. “Nel caso in cui questi siti costituissero un elemento di attrazione per il lupo, la frequenza di rinvenimenti di carcasse di ungulati predati e avvistamenti di lupi da parte di turisti e locali potrebbe aumentare, andando ad accrescere sentimenti di preoccupazione e paura nelle persone con una conseguente diminuzione dell’accettazione della presenza della specie”. Per i mufloni per esempio pare stia andando proprio così.
I ricercatori hanno inoltre rilevato una possibile correlazione fra le predazioni avvenute vicino alle mangiatoie e la presenza di neve. Le predazioni sembrerebbero aumentare in concomitanza a inverni nevosi. La spiegazione potrebbe essere legata al fatto che gli ungulati, trovando meno cibo per via della neve, facciano più affidamento ai siti di foraggiamento dei cacciatori. Di conseguenza l’elevato numero di prede attira anche i lupi che sfruttando la maggior agilità sul manto nevoso riescono a catturare più facilmente gli ungulati.
“Nonostante la crescente rilevanza del tema e le importanti implicazioni per la gestione dei siti di foraggiamento – evidenziano gli esperti – su queste dinamiche è stata posta scarsa attenzione e mancano ad oggi studi specifici”. La richiesta che arriva dai ricercatori è quella di effettuare altri studi, magari con l’applicazione di radiocollari satellitari ai lupi (idealmente un individuo per branco), che permetterebbero di monitorare gli spostamenti in maniera continuativa e accurata, consentendo inoltre di rilevare tempestivamente eventi di predazione.
“È da tempo che ho sollevato il problema in Consiglio provinciale – dichiara Degasperi – ma la Giunta leghista ha bocciato tutte le mie iniziative. I risultati di questo studio, svolto anche con la collaborazione dei forestali, sono sicuramente noti dalle parti di Piazza Dante ma nessuno pare intenzionato a mettere mano alla disciplina che regolamenta l’utilizzo delle mangiatoie. Mi chiedo se non stiano aspettando la prossima aggressione”.

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