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Polemica sul vallo tomo ad Arco, gli ambientalisti: “Consumato suolo agricolo”. Zampiccoli: “E' un'opera strategica per la sicurezza delle persone”

Le associazioni Italia Nostra Trento e Wwf Trentino, insieme ai Comitati Salvaguardia Olivaia e Sviluppo Sostenibile, hanno critica il progetto per il vallo tomo alle pendici del Brione: “Compromessi terreni coltivati o che avrebbero potuto essere recuperati all'uso agricolo”. Il sindaco Betta: “In quell'area non c'erano grandi appezzamenti agricoli, c'erano massi che cadevano mettendo a rischio la vita delle persone”

Di Filippo Schwachtje - 03 agosto 2021 - 16:21

ARCO. “Gran parte del consumo di suolo che ci viene attribuito è legata a un'area (quella relativa al vallo tomo ndr) che, una volta terminati i lavori, tornerà in buona parte verde”. Diceva così qualche settimana fa al Dolomiti l'assessore alla pianificazione all'urbanistica e alle opere pubbliche del Comune di Arco Nicola Cattoi (Qui Articolo). “Questa informazione non corrisponde alla realtà dei fatti – rispondono però diverse voci dal fronte ambientalista – non si è consumato suolo sotto il profilo urbanistico ma dal punto di vista agricolo. Già con il primo lotto del progetto del vallo tomo sono stati compromessi terreni coltivati o che avrebbero potuto essere recuperati all'uso agricolo”.

 

Queste le parole delle associazioni Italia Nostra Trento e Wwf Trentino, insieme ai Comitati Salvaguardia Olivaia e Sviluppo Sostenibile. Il tema trattato dall'assessore Cattoi era il consumo di suolo sul territorio, ambito nel quale il Comune di Arco si è rivelato, nel 2020, fra le zone meno virtuose. Come specificato dall'assessore però, buona parte dei 2,79 ettari 'consumati' sono legati al cantiere per il vallo tomo alle pendici del Brione, zona che, una volta conclusi i lavori, dovrebbe tornare nel giro di qualche anno “in buona parte verde”. Prospettiva non condivisa però dal fronte ambientalista, secondo il quale: “Se l'amministrazione intenderà procedere anche al secondo lotto altra campagna coltivata andrà persa. I terrazzamenti previsti a valle del tomo potranno recuperare all'uso agricolo solo parte modesta della superficie agricola consumata. Naturalmente oltre al consumo di suolo agricolo rimane il danno paesaggistico che l’opera comporta senza aver prodotto maggiore sicurezza rispetto a soluzioni alternative di protezione dai rischi geologici”.

 

“In quell'area non c'erano grandi appezzamenti agricoli, c'erano massi che cadevano mettendo a rischio la vita delle persone – spiega il sindaco di Arco Alessandro Betta – personalmente credo che tutta questa diatriba nasca da una vicenda legata più alla politica che all'ambiente. Ci sono diversi gruppi che continuano a giocare coi numeri per creare terrorismo, per gettare la comunità nello sconforto. Nei fatti il vallo tomo è un'opera che proteggerà le persone e che tornerà, nel giro di qualche anno, zona verde. All'epoca, quando avevamo discusso il progetto in Consiglio, avevamo chiesto proposte alternative reali e concrete ma non è mai arrivato nulla”.

 

“Personalmente non mi chiederei nemmeno se fosse necessario consumare un metro in più o in meno di terreno agricolo se in gioco c'è un'opera strategica per la sicurezza delle persone – aggiunge il vice sindaco di Arco Roberto Zampiccoli – la stragrande maggioranza del terreno in questione comunque, era solo formalmente ad uso agricolo. Di fatto si trattava di boscaglia abbandonata a se stessa da decenni e, con la fine dei lavori, la zona tornerà ad essere occupata dalla natura. Pensate solo che una volta terminato il cantiere si farà fatica a percepire il vallo”. Sulle “soluzioni alternative di protezione dai rischi geologici”, Zampiccoli ribatte: “La scelta del vallo tomo è stata fatta sulla base dell'opinione di ingegneri e geologi, tecnici interpellati sia dalla Provincia che dal Comune hanno in poche parole individuato questa come la soluzione più corretta in assoluto”.

 

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