Mangiatoie invernali, è scontro tra Provincia e ambientalisti. L'attacco di Failoni (“basta fake news”) e la risposta: “Smentito dai documenti della Pat”
L'assessore alle Foreste, caccia e pesca della Pat, Roberto Failoni, è intervenuto sulla questione dopo il parziale accoglimento del ricorso presentato dalla Lav al Consiglio di Stato contro il foraggiamento degli ungulati: “In questi giorni si parla di 'mangiatoie per cacciare meglio' o di 'trappole attira orsi', tutte falsità da smontare con chiarezza”. La replica delle associazioni: “L'assessore liquida le criticità come propaganda, ma quelle stesse criticità sono descritte nel Piano faunistico provinciale 2025”

TRENTO. Mangiatoie invernali, dopo il parziale accoglimento del ricorso presentato dalla Lav al Consiglio di Stato contro il foraggiamento degli ungulati a scopo venatorio è scontro tra la provincia di Trento e le associazioni ambientaliste. Il massimo organo della giustizia amministrativa italiana si era infatti espresso negli scorsi giorni, ribadendo che la pratica del foraggiamento rimane consentita, ma nei distretti che abitualmente sono frequentati anche dall'orso (i distretti dell'Alta Val di Non, Val di Sole, del Chiese, delle Giudicarie e della Rendena), il mantenimento dovrà essere integrato da un'istruttoria tecnica prodotta dalla Provincia.
In altre parole, ogni situazione dovrà dunque essere valutata, motivata in maniera dettagliata e verificata. L'istruttoria della Pat dovrà essere finalizzata a verificare che il foraggiamento non influisca con le abitudini dell'orso e, se vi fosse un “aggravamento” delle condizioni, a quel punto la Provincia dovrebbe esercitare il proprio potere per sospendere l'attività (in quel caso specifico).
Le reazioni
Presto la Lega anti-vivisezione – che aveva appunto presentato il ricorso – è intervenuta parlando di una “rivoluzionaria sentenza” a fronte di una pratica, il foraggiamento, “utile ai cacciatori per incrementare il numero di animali da uccidere” ma che “danneggia gli ecosistemi, il benessere degli animali che si alimentano dalle mangiatoie e contribuisce a creare orsi confidenti, dunque potenzialmente pericolosi nei confronti delle persone” (Qui Articolo). Dal canto sua la Provincia di Trento era intervenuta sottolineando che “la pratica del foraggiamento dei selvatici non è vietata e resta nella discrezionalità dell'Amministrazione provinciale decidere se mantenerla, sospenderla o rimuoverla nei singoli casi. La sentenza accoglie solo parzialmente il ricorso presentato dalle associazioni animaliste. Il massimo giudice amministrativo ha evidenziato come la normativa provinciale consenta questa pratica e ha statuito che, nei distretti abitualmente frequentati dall'orso, l'eventuale scelta di non sospendere il foraggiamento sia accompagnata da un'istruttoria tecnica” (Qui Articolo).
Failoni: “Basta fake news degli animalisti”
Molto più netto è stato invece l'assessore provinciale alle Foreste, Roberto Failoni, che sui social ha attaccato direttamente le associazioni ambientaliste parlando di “fake news”. “In questi giorni – ha scritto – si parla di 'mangiatoie per cacciare meglio' o di 'trappole attira orsi', tutte falsità da smontare con chiarezza. Le mangiatoie sono semplici strutture in legno, usate nel periodo invernale, quando la caccia è praticamente chiusa. Servono ad aiutare caprioli e cervi (ma anche mufloni e camosci) a superare gli inverni nevosi, quando trovare cibo è difficile e la mortalità aumenta, in un contesto in cui i lupi già stanno predando in modo significativo gli ungulati. I siti di svernamento dove si collocano le mangiatoie – continua – non coincidono con le aree frequentate dagli ungulati in estate e autunno durante la stagione venatoria: parlare di adescamento per la caccia è falso e pretestuoso, è una narrazione costruita solo per delegittimare la caccia regolamentata”.
Sul fronte dei regolamenti, dice Failoni: “Con il nuovo Piano faunistico provinciale approvato nel 2025 abbiamo tolto il mangime: oggi si usano solo fieno ed erba medica. Questo riduce la concentrazione di animali e rende il foraggiamento più equilibrato e rispettoso degli equilibri naturali”. L'assessora parla ancora di “fake news” nel trattare il potenziale attrattivo delle mangiatoie per gli orsi: “L'orso – scrive – nel periodo invernale è in letargo o comunque in attività molto ridotta e non va certo in giro a cercare fieno che non mangia. In ogni caso le regole provinciali sono molto attente ai casi in cui possono emergere criticità con gli orsi. Accusare le mangiatoie di 'attirare gli orsi' è pertanto pura propaganda, non realtà”. Infine, Failoni sottolinea come le mangiatoie siano utili anche alla sicurezza stradale (“collocandole in punti strategici, si tengono cervi e caprioli lontani dalle statali durante lo svernamento, riducendo il rischio di incidenti per chi viaggia di notte o all'alba)”.
La replica delle associazioni: “Ci accusa di 'fake news' ma viene smentito dai documenti della stessa Provincia autonoma di Trento”
Al suo intervento replicano ora le associazioni ambientaliste – Enpa del Trentino sezione di Rovereto, Lav del Trentino, Lipu delegazione trentina e Wwf Trentino Alto Adige Südtirol – che attaccano: “L'assessore viene smentito dai documenti della stessa Provincia autonoma di Trento”.
Failoni, scrivono: “In poche parole tramite un post su Facebook liquida le criticità, sottolineate da numerosi studi, sulla gestione del foraggiamento artificiale in Trentino come semplice propaganda. Una posa evidentemente fallace, quantomeno perché quelle stesse criticità sono descritte proprio nel Piano faunistico provinciale 2025, strumento guida anche per il mondo venatorio. Nel capitolo sul foraggiamento degli ungulati il Piano afferma l'opposto (su più punti) di quanto scritto dall'assessore: riconosce che i siti di foraggiamento producono un effetto di richiamo con concentrazioni innaturali che possono generare stress e competizione e favorire trasmissione di malattie. Non solo: aggiunge che le mangiatoie possono agevolare la predazione del lupo (come ampiamente provato da studi scientifici anche recenti) e, soprattutto, che in contesti antropizzati la disponibilità costante di cibo può favorire l'avvicinamento dell'orso, aumentare la probabilità di interazione con l'uomo e persino alterare i cicli di ibernazione”.
“Per aggiungere ulteriore errore agli errori – continuano le associazioni – il lupo viene usato come giustificazione per la presenza delle mangiatoie, come se il foraggiamento fosse un 'aiuto' agli ungulati di fronte alla minaccia incombente di questo predatore. Ma il Piano nuovamente avverte che la presenza delle mangiatoie può agevolare il lupo nell'attività di predazione, concentrando gli animali in punti comodi con un effetto ulteriore di distorsione (perché riduce il ruolo selettivo del lupo verso gli individui più deboli: effetto articolato che tuttavia una istituzione pubblica dovrebbe essere in grado di spiegare senza senza abbandonarsi a facilonerie). Gli ungulati sono comunque presenti in Trentino con alte densità (nel 2024: capriolo 32.521; cervo 14.626; camoscio 32.454; muflone 468): in questo contesto lasciare al lupo fare il lupo sembra essere per la Pat una strategia curiosamente difficile da attuare”.
“Il Piano – si legge ancora nella nota - decisamente non 'assolve' le mangiatoie: indica anzi che il foraggiamento è sconsigliato vicino alla viabilità pubblica e ai centri abitati. Inoltre stabilisce che, quando attivato, debba essere programmato con progetti triennali, e che inizi gradualmente a metà novembre: a caccia in piena apertura. Altro che 'a caccia praticamente chiusa' (le chiusure avvengono a metà dicembre per camoscio, a fine dicembre per capriolo e cervo) come asserito nel post su Facebook. In generale, continuare a difendere le mangiatoie come 'tutela degli ungulati' sembra scorretto anche da un punto di vista economico: in Trentino le consistenze stimate degli animali sono come detto molto elevate, producendo importanti conflitti con l’agricoltura. I risarcimenti per danni da ungulati arrivano da anni a cifre importanti, attestandosi tra costi della prevenzione ed indennizzi a due milioni di euro in dieci anni. Costi che potrebbero essere ridotti lasciando ai predatori e a più naturali equilibri il loro ruolo”.
“Non sarà forse – scrivono le associazioni – che rimuovere le mangiatoie è così difficile perché potrebbe contribuire a riequilibrare densità molto alte di ungulati senza sparare nemmeno un colpo di fucile? Per tutto quanto sopra chiediamo alla Provincia autonoma di Trento di rettificare dei concetti probabilmente scritti con troppa fretta, o quantomeno a dedicarsi ad un esercizio di coerenza: non si può invocare un Piano 'scientifico e innovativo' al momento della sua pubblicazione e, allo stesso tempo, negare alla bisogna ciò che quel Piano scrive. Se si sceglie di usare strumenti che il Piano faunistico stesso descrive come potenzialmente forieri di malattie, densità innaturali, facilitazione della predazione e aumento del rischio di interazione con l'orso, allora l'onere della prova sta a chi li vuole applicare, non a chi chiede cautela”.












