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Sequestrata una discarica nel Parco del Brenta, perquisiti gli uffici della Provincia. I militari del Noe: “Concreto pericolo di inquinamento ambientale”

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Trento hanno eseguito un provvedimento del Gip del Tribunale di Trento che ha disposto il sequestro preventivo della discarica di Castel Ivano: secondo gli inquirenti “due provvedimenti illegittimi” avrebbero in sostanza “autorizzato il conferimento di nuovi rifiuti” nella discarica dopo il termine delle attività nel 2005

Pubblicato il - 25 novembre 2021 - 12:48

TRENTO. "L'attività di smaltimento era terminata nel 2005" alla discarica di Castel Ivano, nel Parco ambientale del Brenta, ma il conferimento di nuovi rifiuti sarebbe stato autorizzato, dicono i carabinieri del Noe “con due successivi provvedimenti del tutto illegittimi attuati da altrettanti dirigenti dell'Appa”, procrastinando in sostanza “a tempo indefinito i termini per la chiusura del sito” e recuperando così “ulteriori 130.000 metri cubi di rifiuti”: i militari sono intervenuti e hanno sequestrato la discarica, mentre anche gli uffici della Provincia sono stati perquisiti.

 

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Trento infatti hanno eseguito un provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Trento, che ha disposto il sequestro preventivo  della discarica di rifiuti non pericolosi di Castel Ivano (frazione di Villa Agnedo), inserita nel Parco Ambientale del Brenta, un'area a tutela ambientale tra la confluenza del fiume Brenta e dei torrenti Maso e Chiappena. Le attività investigative condotto dal Noe e dal Dirigente generale dell'agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente di Trento, sottolineano i militari, anche attraverso specifiche attività ispettive “hanno consentito di documentare come il sito, avviato nel 1993 quale discarica per rifiuti non pericolosi, aveva terminato l'attività di smaltimento nel 2005, con esaurimento della capacità ricettiva e collocazione in fase post-operativa, in cui nessun altro conferimento di rifiuti era possibile”.

 

A quel punto però, secondo gli inquirenti: “Con due successivi provvedimenti accertati essere del tutto illegittimi, attuati da altrettanti dirigenti dell'Appa consapevoli della divergenza dei loro atti dalla normativa in materia, era stato autorizzato il conferimento di nuovi rifiuti per la realizzazione della copertura e la riapertura di fatto della discarica, consentendo di procrastinare a tempo indefinito i termini per la chiusura del sito e recuperare ulteriori 130.000 metri cubi di rifiuti”. La quantità di rifiuti conferiti, scrivono i militari del Noe: “E' stata considerata di particolare valore economico, in ragione del fatto che la loro composizione è risultata, all'atto delle verifiche, di gran lunga più contaminata rispetto ai limiti previsti per la destinazione urbanistica del sito. Oltre ai volumi di rifiuti conferibili, l'illegittimo iter autorizzatorio ha permesso di eludere le concentrazioni dei materiali inquinanti, consentendo alla società che gestisce la discarica di conseguire un illecito guadagno economico”.

 

Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Trento a seguito della richiesta dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Trento, che hanno coordinato un'indagine volta a “contrastare attività continuative ed organizzate nell'ambito dei fenomeni di criminalità ambientale” dicono i carabinieri, e scaturisce “da una serie di verifiche effettuate su alcuni conferimenti di rifiuti contenenti policlorobifenili (Pcb) provenienti dalla bonifica del Parco Parenzo Sud-ovest di Brescia".

 

I militari dell'Unità speciale dell'arma, oltre ad aver apposto i sigilli alla discarica realizzata alla confluenza tra il fiume Brenta e i torrenti Maso e Chieppena, che, avverte il Noe “in assenza degli accorgimenti di legge per la tutela del suolo e delle acque, con l'apporto di nuovi rifiuti, pone un concreto pericolo di inquinamento ambientale”, hanno sottoposto a sequestro penale anche i mezzi presenti nella discarica, impiegati per il trasporto e la lavorazione dei rifiuti, procedendo “a effettuare differenti perquisizioni, comprese quelle degli uffici dei dirigenti provinciali che hanno rilasciato le autorizzazioni”. Le posizioni degli indagati al momento sono al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Trento, coordinata dal Procuratore distrettuale Sandro Raimondi, perché le ipotesi di reato riguardano “le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, per aver intrapreso degli interventi in area a tutela ambientale e altro”, concludono i carabinieri, mentre “i pubblici ufficiali sono ritenuti responsabili anche della divulgazione di informazioni d'ufficio”.

 

Insieme ai militari del Noe di Trento, nella fase esecutiva sono intervenuti anche i carabinieri del Noe di Venezia e Treviso, nonché il personale del comando provinciale di Trento con il supporto aereo di un equipaggio del nucleo elicotteri dei carabinieri di Bolzano.

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