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Turismo, caccia e cambiamenti climatici: è allarme per il gallo forcello. Lipu: ''Ucciso solo in nome delle tradizioni e per appagare i cacciatori''

Galliformi alpini sono in in pericolo per la massiccia ed indiscriminata frequentazione e utilizzo della montagna. Il delegato Lipu: ''Urge una tutela generale maggiore, basta cacciarli"

Pubblicato il - 14 ottobre 2021 - 18:56

TRENTO. La caccia e la massiccia e indiscriminata frequentazione della montagna stanno mettendo a rischio il fagiano di monte conosciuto anche come gallo forcello. A lanciare l'allarme è Sergio Merz delegato Lipu per il Trentino.

 

Con il 2 ottobre 2021, viene spiegato, è iniziata la caccia a queste specie (390 i capi da abbattere quest'anno, 267 abbattuti l'anno scorso) proprio in concomitanza con il convegno organizzato dal Cai e dalla Sat sui pericoli che il turismo in genere ma in particolare riferito a quello invernale interferisce con la sopravvivenza della fauna selvatica.

 

Le piste da sci esistenti – spiega Merz - hanno sottratto ambienti vitali per alcune specie provocando notevoli danni ma comunque localizzati, ma ora con un diverso utilizzo del territorio invernale il rischio è quello di dare il colpo di grazia in particolare alle specie più sofferenti come i galliformi alpini ( Tetraonidi e coturnice). Questi animali hanno difficoltà a reperire in inverno alimenti proteici e quindi hanno una dieta poverissima e qualsiasi dispendio di energie dovuto al disturbo turistico può portare alla morte”.

 

Da tempo gli ambientalisti sono in campo per cercare di salvaguardare queste specie. “Gli esperti – chiarisce Merz - concordano e hanno certificato ed evidenziato che serve al più presto una regolamentazione degli sport outdoor sia invernali che estivi, individuando delle zone di rispetto non percorribili dove la fauna selvatica sverna e si riproduce”.

 

Lo sci alpinismo una volta per pochi eletti, sta diventando sempre più sport di massa. Escursioni con ciaspole, fat-bike a tutte le ore del giorno e della notte vanno oggi ad interessare una vastissima area di territorio. “Le proposte del mondo scientifico e non solo vanno ad individuare delle iniziative in merito alla presenza turistica verificando anche la capacità portante di un territorio e le zone di interesse faunistico elevato, identificando le aree di tutela, dei versanti off limits dove non si può andare. Chiaramente i fruitori della montagna dovranno essere informati e convinti ad escludere dai loro tragitti queste aree di rispetto”.

 

Le specie sono tutelate da tutti o non ha senso, che alcuni le rispettano e altri li sparano. Se per gli ungulati il danno è minore (non sono specie a rischio), diversa la questione del Fagiano di monte, specie veramente in difficolta e a rischio estinzione.

 

Il fagiano di monte è una specie, che con una popolazione considerata stabile è però molto vulnerabile e comunque molto ridotta rispetto al passato. Questi splendidi animali – spiega il delegato di Lipu - vengono uccisi solamente in nome delle tradizioni e per appagare esclusivamente il desiderio dei cacciatori, spesso per impagliarli. Sono uccelli che non fanno alcun danno all'ambiente o alle coltivazioni, non sono pericolosi per le persone e per la sicurezza, pertanto non ci sono scusanti per continuare in questa assurda caccia”.

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