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| 18 ago 2021 | 20:13

Una famiglia “ostaggio” dell’orso? La replica della forestale: “Comportamenti sbagliati all’origine della confidenza”

Nel corso degli anni la forestale ha effettuato vari appostamenti per monitorare la situazione e dissuadere gli orsi dall’avvicinarsi alle abitazioni a San Giovanni al Monte di Arco. Questi sforzi però possono essere vanificati in pochissimo tempo da comportamenti sbagliati da parte delle persone. Il sospetto della forestale è che alcuni plantigradi siano stati addirittura foraggiati

Una famiglia “ostaggio” dell’orso?
Foto d'archivio
di Tiziano Grottolo

ARCO. Da tempo a San Giovanni al Monte, sopra Arco, si registra la presenza stabile di alcuni esemplari di orso. Nel corso degli anni si sono susseguiti numerosi avvistamenti, talvolta anche vicino alle abitazioni per via della presenza di fonti di cibo di origine antropica come i bidoni dei rifiuti che, non essendo quelli anti-orso, attiravano i plantigradi per un facile pasto. La zona, soprattutto in estate, si popola anche di turisti e in più occasioni le isole ecologiche sono state sommerse dai rifiuti, in alcuni casi addirittura abbandonati fuori dagli appositi bidoni.

 

Nel 2020 il sindaco di Arco, Alessandro Betta, si era visto costretto a emanare un’apposita ordinanza per la gestione dei rifiuti, potenziando il servizio ma specificando che “tutti i rifiuti che possono fungere da richiamo per l’orso o altri animali selvatici devono essere custoditi all’interno della case fino al momento del conferimento”. Inoltre i cestini stradali sono stati rimossi, sempre per non attirare i plantigradi, mentre i turisti sono obbligati a portarsi indietro i propri rifiuti. Eppure nello stesso anno c’era addirittura chi titolava “una famiglia ostaggio dell’orso” per via delle frequenti visite nei pressi dell’abitazione.

 

Dopo un periodo di relativa quiete, in questi giorni si sono rinfocolate le polemiche tanto che c’è addirittura chi accusa la forestale di non aver fatto abbastanza. Le critiche però sono respinte al mittente. Anche se non è stato possibile mettersi in contatto con i vertici provinciali, a inquadrare la situazione ci ha pensato Ezio Berteotti, comandante della forestale dell’Alto Garda: La maggior parte dei problemi sono legati a comportamenti sbagliati dell’uomo”, spiega. Nel corso degli anni la forestale ha effettuato vari appostamenti per monitorare la situazione e dissuadere i plantigradi dall’avvicinarsi alle abitazioni. Questi sforzi però possono essere vanificati in pochissimo tempo da comportamenti sbagliati. Il sospetto della forestale è che l’orso sia stato addirittura foraggiato, magari per scattare qualche foto in più. “Attualmente – prosegue Berteotti – riteniamo che in zona vivano almeno due esemplari. La prima ad avvicinarsi fu la madre che potrebbe aver trasmesso l’abitudine ai suoi cuccioli. Quando un orso prende certe abitudini poi diventa difficile gestire questa confidenza”.

 

Come sottolineava l’Ispra nel suo rapporto sugli “orsi problematici”, spesso, comportamenti potenzialmente pericolosi possono emergere negli orsi come conseguenza di comportamenti umani non adeguati alla presenza della specie sul territorio. Fra tutti ci sono proprio lo scorretto smaltimento di rifiuti o le pratiche di alimentazione volontaria degli orsi. È stato dimostrato invece, come una gestione proattiva, che miri a prevenire i comportamenti sbagliati, sia la via più efficace, rispetto alla gestione reattiva (dissuasione o rimozione degli individui) e possa evitare il manifestarsi di criticità di gestione e conseguenti conflitti sociali importanti. Secondo l’Ispra l’obiettivo principale (e in questo senso seppur tardivamente la Provincia si sta attivando) dovrebbe essere quello di sostituire a breve termine tutti i cassonetti per l’umido presenti sul territorio frequentato dagli orsi, dando priorità a quelli presenti nei contesti periurbani.

 

Inoltre alla Pat viene suggerito di “rafforzare gli sforzi di comunicazione, tramite un’adeguata e diffusa informazione sui comportamenti da adottare in aree frequentate dall’orso, che preveda la realizzazione di nuovo materiale informativo da distribuire alle comunità e agli operatori locali, e ai frequentatori della montagna indicando comportamenti corretti sia nel caso di incontri con orsi sia per ridurre al minimo la disponibilità di rifiuti e di altre fonti alimentari di origine antropica”. Insomma, seguire le regole è il primo passo per evitare gli incontri indesiderati.

 

“L’orso avrà le sue criticità ma con le dovute attenzioni può essere gestito”, commenta il sindaco Betta. “In questi giorni sono stato a San Giovanni ma devo dire che i residenti non me ne hanno parlato. Da parte nostra dobbiamo far seguire quelle azioni che servono per garantire la convivenza senza pregiudizi ideologici. Detto questo non sta a me entrare nel merito del progetto Life Ursus ma visto che è stato fatto ora siamo chiamati a gestirlo. Resto comunque convinto che la biodiversità sia un modello di sostenibilità”.

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