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| 26 feb 2022 | 17:47

Una mappa interattiva dei bidoni “attira-orso” (VIDEO), gli attivisti contro la Giunta Fugatti: “Di questo passo ci vorranno decenni per mettere i bidoni in sicurezza”

Gli attivisti della campagna Stopcasteller denunciano l’assenza di bidoni anti-orso: “Sono troppo pochi, in moltissime località di montagna si continuano a utilizzare normalissimi bidoni della spazzatura, estremamente semplici da manomettere per un animale grande, forte e molto motivato”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Eventuali ulteriori esemplari che mettano a rischio la sicurezza pubblica saranno rimossi mediante abbattimento”, così l’assessora all’agricoltura, caccia e pesca Giulia Zanotelli aveva replicato a un’interrogazione che chiedeva conto della gestione degli orsi rinchiusi nel centro faunistico del Casteller. Dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie le associazioni ambientaliste.

 

Nel frattempo gli attivisti della campagna Stopcasteller hanno realizzato un breve tour del Trentino occidentale per dare il via a una dettagliata mappatura di quelli che hanno definito bidoni “attira-orso”, cioè quei punti di raccolta facilmente accessibili ai plantigradi che li sfruttano per reperire cibo facilmente, aumentando però le possibilità di incontri ravvicinati con l’uomo.

 

“Nonostante siano già trascorsi 20 anni dalla reintroduzione sul territorio trentino dei primi esemplari di orso bruno – spiegano gli attivisti – in moltissime località di montagna si continuano a utilizzare normalissimi bidoni della spazzatura, che è estremamente semplice manomettere per un essere umano, figuriamoci per un animale grande, forte e molto motivato”.

 

 

M57 per esempio, l’orso che nell’agosto 2020 aveva aggredito un carabiniere, era stato notato più volte alimentarsi dai cassonetti della zona della zona di Andalo (che non erano anti-orso) e per questo era diventato molto confidente. Da allora la Provincia ha fatto alcuni passi in avanti sia testando nuove soluzioni che aumentando il numero di bidoni anti-orso.

 

Per gli attivisti però non è stato fatto abbastanza. Dalle immagini diffuse sembra infatti emergere un quadro in cui in tanti comuni dove la presenza dei plantigradi è nota, i cosiddetti “bidoni anti-orso” anziché essere la regola rappresentano soltanto un’eccezione.

 

“Pensiamo che il progetto di una lenta e graduale ‘messa a norma’ dei cassonetti delle zone montane sia del tutto fallimentare se la volontà reale è quella di tenere gli orsi lontani dalle zone abitate, perché con questo ritmo la transizione totale potrebbe impiegare decenni. L’attuale situazione ‘a macchia di leopardo’ – riprendono gli attivisti – dove accanto a un comune ‘virtuoso’ ce ne sono tre dove qualunque orso può rifornirsi di cibo senza alcun problema, non fa che porre le basi per il prossimo incontro/scontro tra umano e selvatico, con l’ennesimo plantigrado che si ritroverà a pagare con la carcerazione o la morte”.

 

Proprio per questo gli attivisti esortano “chiunque abbia a cuore il destino degli orsi trentini” a contribuire attivamente all’implementazione della mappa virtuale: “Che siate residenti o turisti di passaggio vi invitiamo a documentare la presenza di tutti i cassonetti ‘attira-orso’ che incontrerete e a inviarci (all’indirizzo bidoniproblematici@gmail.com) fotografie e posizione esatta dell’isola ecologica così da creare un dossier che documenti le innumerevoli inadempienza della politica provinciale”.

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