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VIDEO. “L'aria è talmente irrespirabile che stordisce”: continua l'inferno per gli abitanti di Quaere. Sester: “Dopo tante promesse la Pat ancora assente”

Gli abitanti della piccola frazione di Levico Terme sono disperati per l'inquinamento causato da un impianto di produzione d'asfalto nella zona, il Comune: “Da 5 mesi stiamo aspettando una risposta dalla Pat per la delocalizzazione”

Di Filippo Schwachtje - 28 maggio 2021 - 13:27

LEVICO TERME. “Ci sono bambini di serie B? Perché mia figlia non può giocare liberamente in giardino?”. A parlare è Laura, la mamma della piccola Eleonora di soli 6 mesi: “E' il secondo giorno consecutivo che dobbiamo scappare in casa perché l'aria è irrespirabile”. Il suo appello è quello di tutta una comunità, quella che vive nella piccola frazione di Quaere a Levico Terme, dove da anni ormai la presenza di Edilpavimentazioni (azienda specializzata nella produzione di asfalto) ha trasformato un piccolo angolo di pace immerso nel verde in un vero e proprio inferno

 

 

“Una discussione tra Comune, azienda e cittadinanza è già in corso – spiega Alessandro Sester, referente della consulta Quaere di Levico – ed è stato individuato un luogo idoneo sul nostro territorio, ma al di fuori del centro abitato, dove l'azienda sarebbe disposta a delocalizzare: la politica provinciale però, dopo tante promesse, riunioni e incontri è ancora assente”. Sester è da anni in prima linea per trovare una soluzione alle problematiche che ogni giorno affrontano gli abitanti di Quaere. “In estate, quando si dorme con le finestre socchiuse – racconta l'uomo – capita di svegliarsi per l'odore di catrame che entra in casa. Ogni giorno le strade sono un via vai di mezzi pesanti, i rumori dei camion e quelli causati dai macchinari all'interno degli impianti sono continui e insopportabili”. 

 

 

Una situazione che va avanti, spiega il referente della consulta: “Almeno dal 2014, con l'arrivo di Edilpavimentazione. Quaere è abitata dalla fine dell'800, le prime realtà produttrici di asfalto, che si sono poi susseguite nel tempo, sono arrivate negli anni '60 ma da circa sette anni la situazione è diventata insostenibile, nonostante il sequestro dell'impianto di produzione predisposto nel 2015 dalla magistratura . Poco fa abbiamo promosso una raccolta firme che ha raccolto 387 adesioni: a Quaere vivono circa 50 famiglie, non siamo molti ma ci sono molti bambini piccoli che si trovano a respirare esalazioni tanto forti da stordire”. Per cercare di risolvere il problema sono stati organizzati negli anni diversi tavoli di discussione a cui ha preso parte anche la Provincia, che avrebbe più volte proposto, spiega Sester: “Interventi di mitigazione di vario tipo, dalle modifiche alla viabilità all'installazione di barriere per il rumore. Noi però non siamo disposti ad accontentarci di un 'contentino' che potrà al massimo ridurre alcuni disagi per qualche anno: va trovata una soluzione definitiva”.

 

E a quanto pare la soluzione ci sarebbe già: “La ditta si è detta disponibile – ribadisce il referente della consulta – a delocalizzare le sue attività al di fuori del centro abitato di Quaere. Un terreno, in vendita, è già stato individuato ma è stato chiesto alla Provincia un aiuto per la questione costi e per intervenire cambiando la destinazione d'uso dell'area attualmente occupata dall'azienda, rendendola pubblica e riconvertendola. Le richieste della ditta sono arrivate a fronte della disponibilità di investire milioni di euro per ammodernare gli impianti, realizzando quindi strutture in grado di aspirare i fumi derivanti dalla produzione”.

Da Piazza Dante però non sarebbero ancora arrivate risposte certe in merito, nonostante gli sforzi condivisi dalle varie parti in gioco. “Inizialmente con la Provincia si discuteva della possibilità di trovare un'area al di fuori del territorio comunale – spiega l'assessore all'ambiente del Comune di Levico Paolo Andreatta – ma nessuno era disposto ad accogliere sul suo territorio un realtà così impattante dal punto di vista ambientale. É stato così individuato un terreno all'interno del nostro Comune, una location condivisa anche dall'azienda, che potrebbe così aumentare la produzione senza causare ulteriori disturbi nel centro abitato. La ditta però ha bisogno di un sostegno dal punto di vista dell'acquisizione e delle spese di collocazione di un nuovo impianto: da cinque mesi stiamo aspettando un segnale concreto da parte della Provincia, ma non abbiamo ancora avuto in merito una risposta chiara e definitiva”. Senza l'intervento della Pat, sottolinea l'assessore, la possibilità di una futura delocalizzazione dell'impianto “si farebbe molto difficile”. 

 

 “La Provincia deve farsi parte attiva – conclude Sester – bisogna trovare una soluzione: sappiamo benissimo che nessuno ha la bacchetta magica e che in ogni caso ci vorrà del tempo, ma siamo disposti ad aspettare. Sapendo che in qualche anno il problema potrebbe essere risolto ci metteremo almeno il cuore in pace, sopportando ancora quest'inferno con la speranza di tornare a vivere. Oggi però quella speranza non c'è, non vediamo una luce in fondo al tunnel”.

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