Dal colubro di Riccioli alla mantide nana mediterranea: con Citizen science Muse alla ricerca scientifica contribuiscono tutti
Si tratta di un’iniziativa collegata alla “citizen science”, un’attività scientifica alla quale chiunque può prendere parte, raccontando per mezzo dello smartphone i propri ritrovamenti, interrogando gli esperti e rendendo così la scienza “bene comune”

TRENTO. Si chiama Citizen science Muse (https://www.facebook.com/groups/citizensciencemuse) ed è un gruppo Facebook ideato due anni fa dal museo trentino, grazie al quale è possibile contribuire alla ricerca scientifica postando fotografie o video di animali, insetti, piante, e ogni ''curiosità'' legata al mondo naturale. Si va, infatti, da quegli incontri nell’orto di casa o nel bosco ai quali non sappiamo dare spiegazione o più semplicemente nome all'esplicita intenzione di comunicare di aver scovato una ''rarità'' che in questo modo sarà mappata e magari, potenzialmente, studiata.
Si tratta infatti di un’iniziativa collegata alla “citizen science”, un’attività scientifica alla quale chiunque può prendere parte, raccontando per mezzo dello smartphone i propri ritrovamenti, interrogando gli esperti e rendendo così la scienza “bene comune”. Dietro all’attivissimo gruppo social ci sono infatti i tecnici e ricercatori del Muse, coadiuvati anche da esperti esterni. “Geologo, paleontologo, micologo, botanico, aracnologo, entomologo, zoologo, astronomo e archeologi, tutti pronti a rispondere alle curiosità dei partecipanti - spiega Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico scientifico dell’ufficio ricerche e collezioni del museo, che si occupa delle domande inerenti ai vertebrati -. Rispondiamo, o tentiamo di farlo perché non sempre è possibile con la documentazione che ci viene inviata, a tutte le curiosità attinenti al mondo naturale, non soltanto per quanto riguarda il territorio trentino ma anche per quanto concerne le segnalazioni inviateci via Facebook ormai da tutta Italia, addirittura anche da Londra o dal Canada”.
Un gruppo social quindi in costante crescita che vede sempre più persone partecipare postando fotografie d’incontri con funghi, piante o animali a loro sconosciuti, insieme a domande chiarificatrici. “I cittadini - continua Tabarelli - non stanno semplicemente cercando risposte alle loro curiosità naturalistiche, ma stanno contemporaneamente mettendo a disposizione del Muse e del mondo scientifico in generale, importanti dati relativi alla distribuzione di specie viventi: a volte, permettendo piccole scoperte”.
Gli utenti vengono infatti invogliati a scaricarsi l’applicazione iNaturalist (sviluppata dalla California academy of sciences assieme alla National geographic society) che opera con lo stesso principio del gruppo Facebook: ''Caricando la fotografia di un animale o un vegetale sull’applicazione - chiarisce il tecnico scientifico del Muse - si riceve immediatamente un primo riscontro dall’app stessa sulla tipologia di specie di cui potrebbe trattarsi: vi sono poi esperti che confermano l’identificazione. Nel momento in cui si invia un contributo, l’applicazione lo salva, geolocalizzando e inserendo una data se questa è associata all’immagine, elementi preziosi per chi si occupa di ricerca scientifica''.
“Si tratta di un modo semplice ma molto efficace per fornire prove che posso acquisire valenza scientifica - commenta Daniel Iversen, già collaboratore esterno del Muse -. Anche l’anziano che va a funghi può contribuire a una straordinaria raccolta dati che fino a vent’anni fa era impensabile”. Attraverso l’applicazione è poi possibile realizzare anche dei progetti come chiarisce Iversen: “Lo scorso hanno ho creato due progetti relativi alla flora e alla fauna di Riva del Garda e Arco. Da allora le specie registrate stanno aumentando. Stiamo lavorando anche a un progetto relativo ad anfibi e rettili presenti sul territorio trentino, innumerevoli segnalazioni che il Muse utilizzerà per elaborare un atlante erpetologico a loro dedicato”.
La citizen science è stata anche foriera di piacevoli scoperte o riscoperte. “Possiamo citare - conclude Tabarelli - il colubro di Riccioli (Coronella girondica https://www.ildolomiti.it/ambiente/2020/avvistata-lultima-volta-nel-2008-ricompare-in-trentino-la-coronella-girondica-lesperto-del-muse-si-pensava-fosse-estinta), un serpente che non veniva avvistato in Trentino dal 2008 e che a luglio 2020 è stato segnalato nella zona della valle del Sarca da cittadini che ne chiedevano identificazione; oppure una neo-acquisizione per la fauna trentina, ossia la mantide nana mediterranea (Ameles spallanzania https://www.muse.it/it/Editoria-Muse/Studi-Trentini-Scienze-Naturali/Documents/STSN_98-2019/STSN_98-2019_03_Tabarelli.pdf)”.












