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Avvistata l'ultima volta nel 2008, ricompare in Trentino la Coronella girondica. L'esperto del Muse: “Si pensava fosse estinta”

Dopo anni in cui pareva fosse scomparsa dal Trentino, la Coronella girondica, serpente appartenente alla famiglia dei Colubridi, non velenosa e di piccole dimensioni, è stata segnalata nella zona della valle del Sarca. La scoperta è stata annunciata in questi giorni da un articolo apparso sulla rivista erpetologica europea "Herpetology Notes", redatto a più mani anche da esperti del Muse di Trento. Karol Tabarelli de Fatis: "Segnalateci la presenza. Ogni indizio è utile"

Di Davide Leveghi - 10 luglio 2020 - 20:21

TRENTO. Dopo il 2008, pareva che il colubro di Riccioli fosse scomparso dal territorio trentino. Rinvenuto all'interno dei locali della vecchia sede della polizia locale di Rovereto, questa specie di serpente, appartenente alla famiglia dei Colubridi, non aveva più dato segni d'essere presente in provincia, quando 2019, in diverse zone del Trentino meridionale, specie laddove, la valle del Sarca e l'Alto Garda, il clima appare più mite, la sua presenza è stata nuovamente attestata.

 

Dal 1962, escludendo l'osservazione singola del 2008 – racconta l'assistente tecnico-scientifico della sezione di zoologia dei vertebrati del Muse Karol Tabarelli de Fatisattorno a questa specie era calato il silenzio. Ora, invece, ricerche mirate negli habitat idonei hanno permesso di rinvenire più esemplari, indicanti quindi una popolazione stabile e vitale in Trentino. Di estrema importanza sono state le osservazioni pervenuteci dai cittadini (ad esempio Umberto Cristofari e Michele Maccabelli), i quali in un'ottica di Citizen Science ci hanno inoltrato le foto dei serpenti che hanno incontrato, chiedendo di che specie si trattasse”.

 

 

Dalle segnalazioni dei cittadini, d'altronde, gli esperti del Museo delle Scienze di Trento arricchiscono il nuovo Atlante degli anfibi e dei rettili della Provincia di Trento, con monitoraggi erpetologici volti ad attestare la presenza delle diverse specie. Un lavoro, questo, che trova spazio anche nelle riviste scientifiche internazionali, come quella online della Societas Europaea Herpetologica (SEH) Herpetology Notes, dove lo stesso de Fatis ha partecipato a più mani alla stesura di un saggio dedicato proprio alla ricomparsa in Trentino di questa varietà di serpente, estremamente elusiva (saggio scritto assieme a Daniel Iversen, Antonio Romano, Paolo Pedrini, Matteo Di Nicola).

 

(La presenza storica della Coronella girondica in Trentino)

 

Dato per estinto nel territorio trentino ma presente storicamente nel Nord-Est, il colubro di Riccioli, conosciuto anche con il nome scientifico di Coronella Girondica, misura al massimo 62 centimetri. È un serpente aglifo,  cioè con denti pieni e non canalicolati (nelle specie velenose invece i denti sono cavi per permettere il passaggio del veleno), e innocuo per l'uomo, attivo soprattutto di notte e nel periodo che da marzo va a novembre. Raramente mordace, se infastidito, il colubro di Riccioli si nutre di lucertole, chilopodi o piccoli mammiferi, rimanendo per tutto l'arco della giornata, nelle ore più calde, sotto ai sassi (informazioni tratte da "Anfibi & Rettili d'Italia" di Matteo Di Nicola, Franco Andreone, Luca Luiselli e Luca Cavigioli).

 

Abituata ai climi mediterranei – continua de Fatis – la Coronella girondica si trova in Africa nord-occidentale, nell'Europa sud-occidentale, dalla penisola iberica alla Francia mediterranea, fino all'Italia centro-settentrionale, lungo il Tirreno e, appunto, nella zona del Garda. È un serpente di piccole dimensioni, dalla testa poco distinta dal corpo, ottusa e depressa, con le squame dorsali lisce. La pupilla dell'occhio è tonda, gli occhi sporgenti, mentre la colorazione è bruna-rossastra o grigiastra, con tonalità rosate o giallastre. La femmina ha dimensioni assolute normalmente più grandi del maschio”.

 

(La presenza della Coronella girondica in Italia)

 

Ritrovata nella valle del Sarca appunto, nelle zone di Arco, Pietramurata e Dro, la Coronella evita normalmente gli habitat umidi e ombrosi, prediligendo pietraie, zone rocciose o di macchia mediterranea, e anche i coltivi. “E' una specie considerata a rischio – conclude il ricercatore del Muse – tra i fattori di minaccia per la specie si segnalano pertanto l'urbanizzazione e la riconversione degli ambienti agricoli tradizionali. A tutti i cittadini, comunque, rinnoviamo l'invito a segnalarci le osservazioni di rettili ed anfibi. Ogni dato è utile”.

 

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