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Divieto di ripopolamento delle specie alloctone, Marini: "Si proceda con la revisione delle varietà ittiche, coinvolgendo i pescatori"

Il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Alex Marini ha sollecitato la Provincia a procedere con "una revisione dell’elenco delle specie ittiche autoctone" coinvolgendo anche le associazioni dei pescatori locali

 

Di F.C. - 16 febbraio 2022 - 18:32

TRENTO. Continua a far discutere l’introduzione della legge nazionale che prevede il divieto di "immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone". La norma riguarda in particolare diverse specie di pesci, come la trota fario e la trota iridea che sarebbero alcune delle specie che non potrebbero più essere reintrodotte nei fiumi perché considerate alloctone, nonostante siano presenti ormai da centinaia di anni nel nostro territorio. Anche Alex Marini, consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, ha sollecitato la Provincia “a procedere a una revisione dell’elenco delle specie ittiche autoctone, nella speranza che, come sta avvenendo a Roma, anche qui si decida di procedere coinvolgendo le associazioni dei pescatori locali”.

 

Di recente il Ministero per la Transizione Ecologica "ha inviato a tutte le Regioni e Province Autonome un elenco di specie di pesci d’acqua dolce – spiega anche Marini – considerati non tipici del territorio e quindi non introducibili nel nostro ambiente".

 

L’elenco, "pare utilizzare criteri assai discutibili, si pensi per esempio alla trota fario, che esiste in Italia almeno dalla metà del 1500 ma secondo Ispra non sarebbe autoctona, perché si ritengono tali solo le specie presenti fin da prima del 1500". Questi criteri, “hanno causato sconcerto e reazioni nelle associazioni di pescatori di tutta la penisola, Trentino incluso". Di conseguenza lo Stato ha costituito una commissione, sostiene il consigliere, "inclusiva dei rappresentanti delle associazioni di pesca, che dovrà rivalutare i criteri – prosegue – in attesa che ciò avvenga, molte Regioni, quasi tutte nell’arco alpino, hanno ritenuto utile non applicare la circolare ministeriale".

 

Non sembrerebbe essere così per il Trentino, riporta Marini, “dove l'assessora Giulia Zanotelli ha deciso, per non meglio specificati motivi, di procedere con uno studio valutativo proprio, la cui esecuzione di fatto ha bloccato l’attività delle associazioni, sicuramente fino alla conclusione dello studio, ma soprattutto con la prospettiva che Ispra dia un parere negativo, quindi bloccando permanentemente la situazione". Inoltre, "come da deprecabile consuetudine nostrana – prosegue – benché previsto dall’attuale legge sulla pesca e nonostante le rassicurazioni da parte dell’assessorato e del dirigente dell’Ufficio Faunistico, le associazioni dei pescatori locali non sono state coinvolte nelle decisioni che gravano sulle loro teste”. Questo comportamento, accusa il consigliere, “ci pare folle, immotivato e suscettibile di creare seri danni, anche economici, a tanti volontari che operano sul nostro territorio arricchendolo".

 

Per questo motivo il M5S ha presentato un’interrogazione che sollecita la Provincia a "procedere a una revisione dell’elenco delle specie ittiche autoctone, nella speranza che, come sta avvenendo a Roma, anche qui si decida di procedere coinvolgendo le associazioni dei pescatori locali". Marini conclude che "è paradossale osservare come lo Stato si stia dimostrando disponibile al confronto con il mondo dell’associazionismo mentre la Provincia Autonoma di Trento, dove si sbandiera l’autonomia speciale, a quelle stesse associazioni stia invece sbattendo la porta in faccia".

 

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