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Fuoriuscita di fumi dopo la riaccensione del cementificio, l’indagine di Appa. Marini: “Garantire la salute dei cittadini”

Dopo la riaccensione dei forni nel cementificio di Sarche Marini solleva nuovi dubbi sulla Giunta Fugatti: “C’è il fondato timore che la riapertura possa essere utilizzata per fare il primo passo verso l’introduzione di un inceneritore in Trentino”

Di Tiziano Grottolo - 23 aprile 2022 - 12:43

MADRUZZO. Lo scorso 20 aprile, come era stato annunciato, il cementificio di Italcementi a Sarche ha riattivato il suo forno, durante le operazioni di accensione però qualcosa è andato storto e una nube di fumo nero si è levata dallo stabilimento. Un evento che ha allarmato i cittadini e provocato le proteste di Fridays For Future Trento. 

 

Per vederci chiaro il consigliere provinciale Alex Marini del Movimento 5 Stelle ha contattato l’Azienda provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa), ricevendo rassicurazioni da parte del suo direttore Enrico Menapace. “Il sopralluogo di Appa è avvenuto il giorno seguente, nel tardo pomeriggio – riferisce Marini – mi è stato assicurato che si è trattato di un intervento rapido e che non sono state riscontrate evidenze circa un possibile impatto significativo sull'ambiente causato dai fumi usciti dal cementificio”.

 

Da quanto trapela il responsabile dello stabilimento ha fatto sapere che la fumata nera sarebbe stata generata da un temporaneo fuori servizio di un estrattore. Questo avrebbe quindi provocato una fuoriuscita di prodotti della combustione misti a polveri. Il fuori servizio sarebbe poi stato ripristinato manualmente dagli addetti. Dal canto suo Appa non avrebbe riscontrato indizi o elementi tali da mettere in dubbio le dichiarazioni del responsabile del cementificio.

 

“Durante l’ispezione degli impianti – osserva Marini – sarebbero tuttavia state riscontrate ulteriori condotte nella gestione dell’impianto la cui conformità all’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale ndr) è al vaglio degli ispettori ambientali. Il direttore di Appa mi ha infine assicurato che nessun fatto o condotta dei gestori dell’impianto saranno sottovalutati”. Nei prossimi giorni comunque si provvederà a verificare il possibile impatto della fuoriuscita di fumi sulla qualità dell’aria tramite la disposizione di una centralina di monitoraggio collocata nei pressi del cementificio. Inoltre nel corso della settimana Appa ha programmato un incontro con il sindaco del Comune di Madruzzo che sarà informarlo sui fatti riscontrati.

 

D’altro canto l’Ue, sempre dopo l’interessamento del Movimento 5 Stelle, aveva ammonito Piazza Dante riguardo al danno potenziale causato dalla riattivazione dell’impianto. “Come 5 Stelle abbiamo condiviso fin da subito la preoccupazione manifestata dalla popolazione della Valle dei Laghi rispetto alla riapertura del cementificio e ci siamo attivati in tutte le sedi per garantire la salute dei cittadini e il minor impatto possibile sul territorio circostante agli impianti Italcementi”. Le preoccupazioni principali riguardano l’impatto che una simile attività industriale tornerà ad avere sullo sviluppo sostenibile del territorio, principalmente basato su agricoltura e turismo di qualità.

 

“Gli abitanti della Valle dei Laghi ricordano bene cosa volesse dire convivere col cementificio quando era operativo”, osserva Marini. Inoltre ci sono delle considerazioni legate agli impegni europei presi con il Pnrr, che in teoria imporrebbero di ridurre le emissioni climalteranti, ma al contrario la produzione di cemento rientra fra le più dannose dal punto di vista dell’emissione di fumi e polveri.

 

C’è il fondato timore – prosegue il consigliere del Movimento 5 Stelle – che la riapertura dei forni di Sarche possa essere utilizzata per fare il primo passo verso l’introduzione di un inceneritore in Trentino, come caldeggiato da Confindustria, un’ipotesi sulla quale l’attuale giunta non ha affatto chiuso le porte. Se chi governa il Trentino avesse davvero a cuore la tutela del territorio terrebbe conto di questi fattori invece di limitarsi a fare comparsate in questa o quella giunta comunale, dispensando promesse elettorali sul cui mantenimento è lecito nutrire più di un dubbio”.

 

Secondo Marini, che promette di vigilare sull’attività del cementificio di Sarche, “il modello di sviluppo distruttivo tipico del ‘900 non è più sostenibile e a maggior ragione non lo è in una terra come quella trentina, che trae la propria forza dalla salubrità e bellezza di un territorio che non va deturpato e ammorbato in nome di visioni ideologiche miopi e arretrate”.

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