"Il riscaldamento globale ritarda i tempi di migrazione e mette in difficoltà gli uccelli": il cambiamento climatico minaccia l'Ibis eremita
Una tendenza che in futuro si presume metterà sempre più in difficoltà le colonie di Ibis eremita a nord delle Alpi, a causa del progressivo riscaldamento globale

TRENTO. Il cambiamento climatico rischia di minacciare la migrazione dei numerosi esemplari di Ibis eremita provenienti dalle tre colonie riproduttive delle Prealpi settentrionali, che attualmente si trovano a nord delle Alpi. Insieme a loro, a rischio vi sono anche le innumerevoli specie di uccelli migratori, che nel corso del tempo hanno provveduto a cambiare le proprie abitudini nel tentativo di adattarsi a un mondo che preoccupantemente muta.
Si tratta nello specifico, come riporta il Waldrappteam, di 17 uccelli della colonia di Überlingen sul lago di Costanza e di 29 uccelli delle colonie di Kuchl, nel Salisburghese e di Burghausen, in Baviera. 31 di questi, sono giovani uccelli cresciuti in queste tre aree di riproduzione a nord delle Alpi durante una stagione di grande successo.
In generale, i tempi relativi alla migrazione autunnale di questi uccelli stanno cambiando, diventando sempre più variabili e con partenze più tardive. Per gli uccelli delle colonie a est più vecchie, l'avvicinamento alle Alpi cominciava un tempo all'inizio di ottobre. L'anno scorso, tuttavia, la maggior parte di loro ha attraversato le Alpi il 26 ottobre, mentre quest'anno ha iniziato a avvicinarsi intorno al 31. La colonia di Überlinger, dal canto proprio, mostra una tempistica molto simile a quella raccontata.
La causa della situazione attuale? Non la mancanza di motivazione a migrare da parte degli Ibis, che quest'anno ne hanno ampiamente mostrata. Il problema va riscontrato nel cambiamento climatico: la tempistica della migrazione autunnale, direttamente correlata ai periodi di caldo sempre più prolungati in autunno, viene inevitabilmente influenzata da come il mondo e il clima stanno cambiando. Quest'anno, la temperatura media di ottobre è stata per l'appunto più alta che mai (dall'inizio delle misurazioni ndr).
Quest'anno, dalla fine di ottobre gli esemplari si sono ripetutamente spinti in grandi gruppi verso le Alpi, in rotta diretta verso il sito di svernamento. I giovani facevano sempre parte dei gruppi poichè dipendono dai conspecifici, che seguono fino al sito di svernamento. Gli uccelli di Überlingen hanno attraversato quasi tutta la Svizzera durante uno di questi avvicinamenti e erano a pochi chilometri dal confine italiano: alla fine, però, la maggior parte degli uccelli è tornata a nord dopo ogni avvicinamento e solo cinque uccelli adulti hanno attraversato completamente le Alpi.
Se il cambiamento climatico costituisce motivo di ritardo nella migrazione, non è ancora chiaro perché l'attraversamento delle Alpi diventi apparentemente più difficile, mano a mano che gli avvicinamenti vengono ritardati. Il sospetto del Waldrappteam è che gli uccelli, in particolare i giovani, abbiano bisogno di un'adeguata temperatura per sorvolare i passi alpini, condizioni termiche favorevoli che diminuiscono con l'abbassamento delle temperature in montagna.
L'obiettivo del team attualmente è quello di catturare gli uccelli e portarli al margine meridionale delle Alpi, da dove potranno continuare a migrare verso sud, viste le nevicate previste per questi giorni. Cattura non semplice poiché la maggior parte degli Ibis è stata allevata in natura dai genitori uccelli e non è abituata all'uomo.
I cambiamenti comportamentali registrati non sono tuttavia propri soltanto dell'Ibis eremita ma anche di altre specie di uccelli migratori: nel caso della popolazione di Ibis eremita, le conseguenze del cambiamento climatico sono particolarmente visibili grazie al monitoraggio intensivo.
"Nel candidarci per il secondo progetto Life, iniziato nel 2022, abbiamo citato le conseguenze del cambiamento climatico come rischio maggiore per il successo della reintroduzione dell'Ibis eremita - scrivono i membri del Waldrappteam sul sito dedicato -. Purtroppo, la realtà conferma le nostre ipotesi in modo molto più rapido e diretto del previsto. La situazione attuale ci costringe a agire con urgenza, con il rischio che si verifichino comunque delle perdite. Dobbiamo presumere che questa tendenza continuerà e che le colonie a nord delle Alpi saranno sempre più in difficoltà a causa del progressivo riscaldamento globale".













