"Impianti di risalita e skilift necessari per le Comunità energetiche". Il founder dello studio legale Opilex: "Non diminuisce la bolletta ma benefici concreti per i cittadini"
Le comunità energetiche si basano su un consumo immediato di energia prodotta da fonti rinnovabili. Per essere creata è necessario avere almeno un produttore e un consumatore. L'intervista all'avvocato Falchetti: "Per ottenere il massimo profitto in una comunità energetica c'è bisogno di impianti energivori, che consumano in modo costante e regolare. Il Trentino è un terreno fertile"

TRENTO. Impianti di risalita, cabinovie e coinvolgimento dei Comuni: sarebbe questa la formula per far funzionare al meglio le comunità di energia rinnovabile, anche dette comunità energetiche (cer). E' questo che sostiene l'avvocato Matteo Falchetti, founder dello studio legale con sede a Trento Opilex, specializzato in questo settore, intervistato da Il Dolomiti.
"Per ottenere il massimo profitto - aggiunge l'avvocato - in una comunità energetica c'è bisogno di due ingredienti: produttori di energie rinnovabili e di impianti energivori, che consumano in modo costante e regolare. Per questo il Trentino può essere un terreno fertile, considerando per esempio tutti gli impianti da risalita, skilift, cabinovie per cui il consumo è prevedibile e la sua ricchezza di risorse naturali utili per questo tipo di energia".
Il punto è il "consumo istantaneo, cioè l'utilizzo dell'energia prodotta all'interno della Comunità energetica al momento giusto senza che vada a disperdersi al di fuori. Ciò significa valorizzare al meglio ciò che si produce".
Ma cosa si intende per comunità energetiche? "Alla base di una cer ci vogliono almeno due soggetti, che sono un produttore di energia (solo da fonti rinnovabili come eolico, fotovoltaico, idroelettrico), e un consumatore, banalmente una persona che possiede un contatore, per cui anche il singolo cittadino".
Una comunità energetica è "un soggetto giuridico autonomo che può essere per esempio una società come un consorzio o un'associazione, i cui partecipanti possono essere persone fisiche, pmi ed enti locali. In generale si può dire che sia un sistema innovativo di autoproduzione energetica diffusa e collaborativa".
Lo scopo di una cer? Arrivare a "conseguire benefici ambientali, economici e sociali a livello di comunità". In pratica questo si traduce in servizi per la comunità e per i cittadini in diversi modi, in base a come la cer vuole utilizzare le somme di denaro che riceve: dal rifacimento delle strade, alla creazione di un parco alla ristrutturazione di una scuola per esempio. "L’attività produttiva energetica è quindi focalizzata sulle necessità e sui benefici della comunità stessa - aggiunge l'avvocato - il fine ultimo non deve essere quello di generare utili e profitti, ma di apportare dei benefici concreti alla comunità
Ed è proprio questo il punto. "Non si risparmia direttamente sulla bolletta, ma in via indiretta migliore è il modo di consumare all'interno della cer, maggiori saranno i vantaggi in termini di servizi per la comunità. E' improntato in un'ottica di educazione al consumo".
Più una cer è virtuosa nella produzione e nel consumo di energia, più alto sarà l'incentivo ottenuto da parte del Gse (Gestore dei servizi energetici) che ogni tot mesi procede con delle verifiche. "L'ammontare degli incentivi viene deciso in base a quanto una cer è efficiente, quanta energia è stata prodotta e quanta ne è stata consumata dai soggetti al suo interno. Quello che viene erogato è un incentivo economico".
Le cer sono circoscritte geograficamente in una porzione di territorio che può arrivare a coinvolgere più comuni, più città o più paesi (come invece anche soltanto un piccolo abitato) purché, almeno in un prossimo futuro, si trovino sotto la stessa "cabina di alta tensione".
Per questo Falchetti sostiene che sia importante avere non solo degli impianti che consumino energia in modo costante, ma anche che siano coinvolti gli enti locali e i principali stakeholder territoriali: "Se i Comuni stessi ne entrassero a far parte sarebbe una forma di garanzia. Gli enti pubblici potrebbero creare territorialità oltre che meccanismi virtuosi per opere e interventi di utilità sociale".
Sono circa una 40ina le cer distribuite sul territorio italiano, conclude il founder di Opilex, "ma è un qualcosa di nuovo che si sta sviluppando, sempre più necessario per poter parlare di transizione ecologica e di riappropriazione dei beni collettivi anche nelle piccole realtà locali".












