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In Trentino troppi incidenti con gli ungulati, Degasperi: “Dove sono finiti i progetti che avrebbero dovuto far diminuire gli investimenti di selvatici?

Nei primi 4 mesi del 2022 sono stati oltre 300 gli investimenti di animali selvatici avvenuti sulle strade trentine, Degasperi: “Tra inerzia della Giunta e sperimentazioni insabbiate ad andarci di mezzo sono automobilisti, motociclisti e animali”

Di Tiziano Grottolo - 19 maggio 2022 - 16:09

TRENTO. Cervi e caprioli, cinghiali, lupi e altri mammiferi più piccoli come volpi, tassi, scoiattoli, lepri e faine, nei primi 4 mesi del 2022 sono stati oltre 300 gli investimenti di animali selvatici avvenuti sulle strade trentine. Secondo un rapporto del Servizio gestione strade della Provincia di Trento quasi il 95% degli investimenti di ungulati avviene nel 30% della rete stradale, pertanto le soluzioni potrebbero essere concentrate nelle zone più pericolose.

 

Tra inerzia della Giunta e sperimentazioni insabbiate ad andarci di mezzo sono automobilisti, motociclisti e animali”, commenta il consigliere di Onda Filippo Degasperi. “La gravissima problematica dell’investimento di animali selvatici lungo le arterie trentine è nota da tempo così come sono noti i rischi che corrono motociclisti e automobilisti e i danni che subisce la fauna”.

 

Eppure qualche tentativo di affrontare la questione c’era stato. Il problema è che di questi progetti si sono perse le tracce. Uno di questi è il progetto “Margine” (2014) sviluppato con il Servizio Gestione Strade della Provincia (in collaborazione con l’associazione cacciatori) da un gruppo di ricercatori di Eledia. In pratica, con il sistema “Margine”, i dispositivi installati lungo i margini della carreggiata delimitano “un’area di sicurezza”, quando un animale vi entra fa scattare una serie di sensori che in tempo reale inviano i dati a un’unità di controllo. A questo punto il sistema è in grado di interagire con la segnaletica stradale per indicare tempestivamente la presenza di animali a bordo strada. In questo modo gli automobilista non si abituano alla presenza della segnaletica perché nel momento in cui un segnale si illumina significa che nei paraggi c’è effettivamente un animale selvatico e in questo modo chi è alla guida può regolarsi.

 

Come ricorda Degasperi per la validazione sperimentale del sistema “Margine” era stato scelto un tratto di 400 metri tra le località Maso Cela e Vecchia Stazione di Cavalese in Val di Fiemme: “Installazione terminata nel luglio 2015 con contestuale attivazione del monitoraggio”. In precedenza la sperimentazione era stata effettuata tra Predazzo e Ziano di Fiemme. “Di tutto ciò – prosegue il consigliere – non si hanno più notizie da allora, mentre gli investimenti e i conseguenti rischi per chi percorre le nostra strade crescono. In molti paesi europei la questione è stata affrontata da tempo e mitigata con soluzioni molteplici inclusa la realizzazione, nelle zone di attraversamento note, dei cosiddetti corridoi faunistici bocciati dalla Giunta e dalla maggioranza del Consiglio provinciale nel 2021”.

 

Ad ogni modo nella zona della Valle del Chiese è partita una nuova, ulteriore, sperimentazione, che vede l’utilizzo di termocamere a infrarossi. Queste individuano la presenza dell’animale attivando i sistemi di avvertimento luminoso. Inoltre il Consiglio provinciale nel dicembre 2021 ha impegnato la Giunta a promuovere e incentivare l’installazione di questi sistema, “anche se – fa notare Degasperi – esistono alternative meno costose ma che sembrano comunque efficaci”. Per esempio in Alto Adige si è puntato sull’applicazione di semplici catarifrangenti blu a bordo strada (al costo di circa 6 euro l’uno). I catarifrangenti, colpiti dalle luci delle auto emettono un fascio di luce verso l’esterno della carreggiata con l’effetto di impaurire l’animale che, normalmente, sceglie di scappare nella direzione opposta. “Le statistiche – sottolinea il consigliere – ci dicono che con l’impiego di tale sistema i sinistri si sono ridotti fino al 73%” . È alle luce di queste considerazione che Degasperi chiede conto alla Giunta Fugatti di come siano state spese le risorse pubbliche e del perché non ci sia ancora un sistema “trentino” per cercare di limitare gli incidenti con gli animali selvatici.

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