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La primavera e il “risveglio” degli animali, ma i cambiamenti climatici influiscono sul letargo? Il Parco Adamello Brenta: “L’impressione è che il riposo duri meno”

Dagli orsi alle marmotte, passando per scoiattoli, tassi e chirotteri, nella primavera trentina è iniziato il risveglio dal letargo di molte specie: “I comportamenti degli animali sono influenzati dal clima ed è plausibile che succeda anche ora, specie in corrispondenza di inverni particolarmente miti”

A sinistra un orso bruno foto Michele Zeni, Archivio Parco Naturale Adamello Brenta. A destra il biologo e zoologo Andrea Mustoni
Di Tiziano Grottolo - 22 marzo 2022 - 16:51

TRENTO. Oramai è ufficialmente arrivata la primavera e con essa la fine della stagione fredda. È proprio in questo periodo gli animali cominciano a uscire dal letargo, cioè quella strategia che alcune specie animali adottano per superare i rigori dell’inverno. Fra queste specie, naturalmente, ci sono gli orsi, la specie per cui il Parco Naturale Adamello Brenta è particolarmente noto, ma anche le marmotte, i tassi, gli scoiattoli e i chirotteri.

 

“Le diverse specie adottano strategie peculiari per affrontare l’inverno, dal letargo, o ibernazione, alle migrazioni”, spiega Andrea Mustoni, biologo e zoologo, responsabile dell’Unità di Ricerca scientifica del Parco Naturale Adamello Brenta e fra i protagonisti del progetto Life Ursus, a cui ha dedicato anche un libro in uscita in questi giorni. “Generalmente le specie che vanno in letargo hanno in comune la ricerca di un sito riparato e che mantenga stabili la temperatura e l’umidità, dove addormentarsi, minimizzando la dispersione di calore”.

 

Quando gli animali escono dal letargo sono generalmente più magri rispetto a quando vi sono entrati. In breve tempo, comunque, riprendono le loro normali attività. Nel caso dell’orso, che prima dell’ibernazione accumula molto peso corporeo, alcuni giorni dopo il risveglio si può osservare una fase di ricerca attiva del cibo, durante la quale alcuni individui compiono spostamenti significativi verso le zone dove c’è maggiore disponibilità alimentare. Il più delle volte sono i maschi a compiere i percorsi maggiori, ma in questo caso anche le femmine si possono spostare significativamente. Daniza, per esempio, una delle orse del progetto Life Ursus, per ben tre primavere di seguito si era spostata dal Brenta meridionale fino in Val di Pejo, dove era solita cibarsi di carcasse di animali, soprattutto ungulati, che non avevano superato l’inverno.

 

Per essere più precisi, per quanto riguarda i plantigradi, i ricercatori preferiscono parlare di “ibernazione”, cioè di sonno leggero, piuttosto che di letargo. Generalmente nella prima decade di novembre l’animale trova una tana dove trascorrere l’inverno, da cui uscirà all’incirca a marzo. Ma occasionalmente può interrompere il suo sonno. Ciò avviene di solito quando è disturbato (anche dall’uomo) o quando la tana prescelta si rivela inadeguata, come nel caso di una grotta quando dell’acqua filtra al suo interno. Alcuni giovani esemplari possono inoltre uscire per brevi periodi dalla tana anche durante il periodo invernale, per avventurarsi alla ricerca di cibo, soprattutto negli anni poco nevosi.

 

Sul perché alcuni animali vadano in letargo e altri no, ancora non esiste una risposta definitiva. In questa come in altre situazioni, sottolineano gli esperti, specie diverse adottano strategie differenti per sopravvivere ai rigori dell’inverno. Alcune specie di uccelli migrano alla ricerca di condizioni climatiche migliori, alcuni mammiferi vestono una pelliccia significativamente più folta e riducono gli spostamenti per non sprecare energie, in molti accumulano peso durante il periodo autunnale, nella speranza che basti a raggiungere la primavera e così via.

 

Le marmotte per esempio cadono in un sonno profondo. Questa specie del resto vive a quote più alte rispetto all’orso, dove le condizioni climatiche sono più dure e impongono di minimizzare quanto più possibile la dispersione di calore. In autunno le marmotte si infilano nelle tane già utilizzate durante l’estate e si addormentano. In primavera si svegliano e ne escono, a volte scavando dei tunnel nella neve che le ricopre. Il loro sonno è così profondo che in passato, soprattutto durante inverni poco nevosi, gli uomini cercavano le loro tane per sorprenderle, catturarle e cibarsene. Questa pratica in verità non risulta essere stata molto diffusa in Trentino e nei territori limitrofi quanto piuttosto nelle Alpi Occidentali.

 

Anche gli scoiattoli d’inverno dormono per lunghi periodi ma nelle giornate più calde possono svegliarsi per consumare parte del cibo che hanno accumulato nella dispensa e per uscire brevemente dalla tana.

 

Il tasso invece è un carnivoro che, pur avendo una taglia di gran lunga inferiore a quella dell’orso, ha abitudini simili sia dal punto di vista alimentare, sia nelle strategie che utilizza per superare la cattiva stagione. Questa specie, pur non cadendo in un letargo vero e proprio, durante i periodi più rigidi dell’inverno, può rimanere all’interno della sua tana anche per alcune settimane o addirittura mesi di fila. Una cosa particolare è che alcuni individui sono stati visti portare all’esterno dalla tana le foglie e il muschio che fungono da giaciglio per lasciarli asciugare al sole e successivamente riportarli all’interno.

 

Infine i chirotteri: questi mammiferi alati, meglio noti come pipistrelli, anche se il termine dal punto di vista scientifico non è del tutto corretto, sulle montagne trentine si cibano di insetti, la cui presenza in ambiente alpino crolla drasticamente durante l’inverno. Per sopperire alla carenza di cibo, questi strani animali cercano riparo in grotte, anfratti o sottotetti, dove trascorrono l’inverno pressoché immobili.

 

Su tutte queste specie però, incombe il riscaldamento globale. Anche se non sono ancora disponibili dati scientifici sufficienti per valutare appieno i loro effetti, i cambiamenti climatici potrebbero influenzare perfino il letargo degli animali. “L’impressione – ricorda il presidente del Parco Walter Ferrazzaè che i periodi di riposo durino un po’ meno. Sappiamo che anche in condizioni normali, in tutto l’Arco Alpino, i comportamenti degli animali sono influenzati dal clima ed è plausibile che succeda anche ora, specie in corrispondenza di inverni particolarmente miti”. Al di fuori delle Alpi, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove le temperature sono mediamente più alte che in Trentino, è noto che l’ibernazione degli orsi duri meno che sulle Alpi, ricorda ancora Mustoni.

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