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Notti di rane, rospi e salamandre. L'appello dei rospisti: ''Vicino alla zone umide moderate la velocità delle vostre auto per evitare di schiacciarli''

Sono migliaia gli anfibi che in queste notti umide a cavallo tra l'inverno e la primavera migrano dai boschi agli specchi d'acqua per poi andare a riprodursi. Karol Tabarelli de Fatis è tra i tanti volontari che passano le notti ad aiutarli a superare strade e pericolosi incroci dove passano le auto e ci racconta il fenomeno e cosa bisognerebbe fare per non mettere a rischio questi animali

Foto Foto Federica Daldon/Uava Tania Sartori
Di Luca Pianesi - 03 aprile 2022 - 17:04

TRENTO. Sono migliaia le rane e i rospi che in queste notti stanno cercando di raggiungere gli specchi d'acqua dove poi andranno a passare le settimane a venire e soprattutto a riprodursi. In molti casi si riversano sulle strade poste a ridosso di laghi e stagni mettendo a rischio la loro vita e, purtroppo, sono tantissimi gli esemplari che finiscono schiacciati dagli penumatici dei mezzi in transito. Una delle vie più problematiche, da questo punto di vista, è senza dubbio la provinciale 268, la cosiddetta strada vecchia Pergine-Levico, che nelle scorse sere è stata chiusa permettendo, così, ai volontari che aiutano gli anfibi a spostarsi dai boschi alle zone umide di operare in sicurezza. Tra loro vi è anche Karol Tabarelli de Fatis, rospista, consigliere dell’Associazione per il Wwf Tentino/assistente tecnico scientifico del Muse - Museo delle Scienze.

 

 

 

 

A lui chiediamo cosa succede in questi giorni o, meglio, in queste notti. ''Diverse specie di anfibi - racconta -, trascorrono la stagione rigida in uno stato di torpore, detto “ibernazione”, riparati nel terreno in buchi, gallerie di roditori, ceppaie, ed altro, all’interno di zone boschive, che possono essere definite siti di svernamento. Quando nel periodo tardo invernale-primaverile le temperature non particolarmente rigide incontrano giornate piovose o, comunque, con un alto tasso di umidità nell’aria, questi animali incominciano la loro ciclica migrazione che li porterà a raggiungere stagni, laghi ed altri specchi d’acqua, indispensabili per la loro riproduzione, dove deporranno uova o larve. Gli Anfibi (quasi tutti) sono infatti animali “dalla doppia vita”, che necessitano di raccolte d’ acqua, quanto meno negli stadi iniziali della loro esistenza''.

 

Quali sono le specie che migrano in Trentino?

Le principali - tra gli anfibi Anuri (cioè quelli senza coda) - sono Rospo comune (Bufo bufo) e Rana montana (Rana temporaria); ma incontriamo anche Rana agile (Rana dalmatina) ed in misura minore altre specie. Tra gli anfibi Urodeli (cioè quelli con coda), vengono raccolti Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), Tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris) e Tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris).

 

Quali sono le strade “topiche” per la migrazione?

Quelle che costeggiano i laghi di Loppio, Terlago, Ampola, Lagolo, Cei, Santa Colomba, Levico (la strada “vecchia” tra Pergine Valsugana e Levico Terme), quella che sale sul Colle di Tenna (sopra il Lago di Levico), quella che costeggia il laghetto di Pradellano, la strada che porta alle Lochere (loc. Paluatti) e che attraversa la pineta di Caldonazzo, la strada della Valle dei Molini, che da Ala sale verso San Valentino di Brentonico (dove la migrazione interessa particolarmente le Salamandre pezzate).

 

 

 

 

Che accortezze dovrebbe avere il cittadino?

Il percorso che devono intraprendere è costellato da “barriere ecologiche”, spesso difficilmente permeabili, come ad esempio le trafficate strade che caratterizzano i nostri fondovalle e che spesso corrono accanto a laghi ed altri specchi d’acqua. Per questo nel momento più critico della migrazione sarebbe opportuno che gli automobilisti che percorrono queste tratte prestassero particolare attenzione a chi si sposta sull’asfalto davanti ai loro fari e moderassero la velocità, per la loro sicurezza e per quella delle umide creature con cui condividono la strada. E a tal proposito se qualche lettore fosse a conoscenza di intensi attraversamenti di anfibi in Trentino, può segnalarli a Citizen Science MUSE, il a Gruppo Facebook a cui rispondono gli esperti del Muse: https://m.facebook.com/groups/citizensciencemuse/

 

Cosa bisogna fare per essere parte attiva nella tutela di questa classe di animali?

Da anni in Trentino, ma anche nel resto d’Italia (si tratta infatti di una iniziativa sovraregionale), si attivano gruppi di cittadini (di tutte le età e dalla storia lavorativa differente, ma accumunati da un senso di responsabilità comune) che tentano di contrastare gli investimenti, salvando il maggior numero possibile di animali. Queste persone, chiamate simpaticamente “rospisti”, si radunano al crepuscolo nelle giornate in cui i passaggi di anfibi sono più intensi, dove letteralmente spostano gli Anfibi dal manto stradale “aiutandoli ad attraversare la strada” o deponendoli direttamente negli specchi d’acqua vicini, dove si riproducono. Massima attenzione ai dettagli relativi alla sicurezza dell’operatore: tutti devono avere luce frontale (per avere le mani libere), guanti e casacca ad alta visibilità. In Trentino opera lo storico gruppo composto da volontari coordinati dalla Lav e dall’Associazione per il Wwf Trentino; per tutto quello che c’è da sapere, basta visitare l’apposito sito: https://savetheprince.net/contribuisci/ Oppure potete scrivere a: [email protected]

 

Che interventi strutturali sono auspicabili per favorire il ciclico fenomeno migratorio, riducendo gli impatti dovuti all’attività umana?

Da anni la Provincia Autonoma di Trento ha realizzato delle barriere di tessuto plastico poste lungo gli “hot spot” migratori. Queste si rivelano estremamente utili perché permettono di concentrare gli animali al di là di esse, facilitando il lavoro di raccolta dei “rospisti”. Le stesse barriere servirebbero per convogliare gli animali all’interno dei rospodotti, gallerie che scorrono al di sotto del manto stradale e che permettono un attraversamento sicuro per gli animali, ma che da sole non bastano: la presenza del volontario resta sempre di rilievo. Auspicabile quindi che le barriere siano sempre manutentate ed efficienti, come che vengano approntati nuovi rospodotti, nei luoghi opportuni. In conclusione è importante ricordare che senza zone umide dove riprodursi, il pericoloso viaggio di questi animali non ha un senso, risulta quindi indispensabile preservare le ultime zone umide rimaste e adoperarsi per crearne di nuove, sicuramente un obbiettivo non impossibile da realizzare.

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