"Restituiamo vita a materiali che altrimenti inquinerebbero il Pianeta": dalle scatole ai pavimenti, la startup "Nazena" recupera gli scarti dell'industria tessile
Piccole (ma grandi) realtà come "Nazena" risultano 'oggi' più che mai preziose, riuscendo a rimettere in circolo e dare nuova vita non soltanto "a materiali 'amici dell'ambiente' ma anche a tutti quei prodotti che, come il poliestere, finirebbero altrimenti per contribuire all'inquinamento del Pianeta"

VICENZA. In un mondo nel quale vince chi 'corre' di più, sta prendendo sempre più piede anche la 'fast fashion', causa d'un impatto ambientale senza precedenti. Con il raddoppio della produzione negli ultimi 20 anni, l’industria della moda andrebbe ripensata in ottica circolare e sostenibile: si stima infatti che, ogni anno, l’85% dei tessili prodotti finisca in discarica e che il 20% dell’inquinamento delle acque derivi dai processi di tintura e lavorazione dei tessuti. A recuperare gli scarti delle aziende tessili italiane, dal 2019, ci pensa "Nazena", startup di Vicenza nata come risposta 'green' ad esigenze sempre più impellenti.
"Siamo una delle pochissime startup in Italia che ricicla prodotti tessili in 'fine vita' - racconta a Il Dolomiti Melissa de Teffè, responsabile dell'Ufficio stampa di Nazena -. Le realtà come la nostra, si contano sulle dita di una mano. Partendo da quanto resta della produzione o da prodotti non venduti realizziamo oggetti nuovi come scatole o pannelli in cartongesso: insomma, prodotti 'rigidi', alimentando così un ciclo virtuoso in nome d'un'economia più che mai circolare", fa notare.
In quanto startup, Nazena non si occupa soltanto di restituire vita "agli scarti ma anche di ricerca, per garantire innumerevoli possibilità: per produrre cose diverse servono tecniche e procedimenti differenti ed è proprio per questo che ci occupiamo di studio 'continuo'".
Nata dalla lungimirante idea di Giulia De Rossi, la realtà 'green' vicentina oltre a voler migliorare il Pianeta, punta a esaudire i desideri dei suoi clienti: "Il più delle volte, sono i nostri stessi clienti a dirci cosa vorrebbero fare dei propri scarti tessili: fra etichette, scatole e mensole, non sono mancati anche progetti che ci hanno condotto alla realizzazione di mattoncini o pavimenti", rivela de Teffè entusiasta.
"La volontà di Giulia è quella infatti di offrire più prodotti possibili: facciamo tutto noi - spiega -. L'unico reparto che ci manca è quello di 'design', lavoro affidato a architetti e designer delle aziende che ci contattano portandoci già il loro progetto, con tanto di misure, di mobili o oggetti che vorrebbero che realizzassimo".
Partendo da prodotti 'semplici' come scatole o grucce, Nazena realizza anche pavimenti o allestimenti 'green', nonchè "oggetti di design fatti con quelli che definiamo scarti più 'nobili come cotone o lana puri e che meritano quindi di divenire prodotti speciali". Oltre alla aziende che utilizzano materiali ecosostenibili, non mancano anche quelle realtà che, influenzate dalla 'fast fashion', finiscono per utilizzare materie prime di scarsa qualità: "Capita che alcune aziende ci portino scarti di cosiddetti materiali 'misti', quindi lana o cotone mischiati a 'elastan' o poliestere, che di fatto non sono altro che plastica".
Il poliestere è per l'appunto realizzato in polietilene tereftalato (Pet) ed è lo stesso materiale utilizzato per produrre bottiglie di plastica. Un tipo di fibra che rilascia microplastiche minuscole che inquinano gli oceani e possono portare alla morte di animali marini, oltre a entrare facilmente nella nostra catena alimentare.
Il vero cambiamento, dovrebbe partire dalle grandi industrie che producono tessuti e abiti e che tutt'oggi scelgono di farlo utilizzando, insieme a materiali naturali (e completamente riciclabili), la plastica. Certo è che, in assenza d'un cambio di rotta drastico, piccole (ma grandi) realtà come "Nazena" risultano 'oggi' più che mai preziose, riuscendo quantomeno a rimettere in circolo e dare nuova vita non soltanto "a materiali 'amici dell'ambiente' ma anche a tutti quei prodotti che, altrimenti, finirebbero per contribuire all'inquinamento del nostro Pianeta".














