Sui fondali del Garda una trappola: ripescata una rete di 700 metri (FOTO), tantissimi pesci sono morti impigliati
In azione le autorità, i volontari e i sub del Wwf Bergamo-Brescia. Un groviglio di plastica che nel corso del tempo si è trasformato in una vera e propria trappola. Ad individuarlo alcuni pescatori dilettati che hanno dato l'allarme. Zanollo: " Le reti sono come armi e come tali dovrebbero essere registrate e denunciate se smarrite"

DESENZANO. Pezzi di rete per un totale di circa 700 metri, un groviglio di plastica che è stato individuato da due pescatori dilettanti di Desenzano che hanno immediatamente avvertito le autorità.
Il ritrovamento è avvenuto nel lago di Garda a largo di Padenghe. A recuperarla, oltre alle autorità sono intervenuti anche i volontari e i sub del Wwf Bergamo-Brescia che, non senza fatica, sono riusciti a portare a riva la rete che nei prossimi giorni verrà smaltita.
“Nei mari si tratta di una situazione che sta peggiorando a causa dell’aumento delle operazioni di pesca e all’utilizzo di attrezzature in materiali sintetici resistenti ed estremamente durevoli ma anche sulle acque interne, come il lago di Garda, la situazione non è tanto diversa” spiega a il Dolomiti Paolo Zanollo del Wwf Bergamo – Brescia referente dall'associazione per il Garda e responsabile dei sub.

Le cosiddette reti fantasma sono perlopiù realizzate con plastica molto resistente sul fondo diventano trappole micidiali per la fauna ittica ma rappresentano anche un pericolo, quando rimangono in sospensione, per l'attività subacquea.
Durante le operazioni di recupero di questa rete al suo interno è stato trovato purtroppo moltissimo pesce morto mentre quello vivo è stato immediatamente rilasciato nelle acque del lago.
“Questo problema - spiega Zanollo – devi combatterlo a monte, finché non spingi i pescatori a denunciare la perdita delle attrezzature e a recuperare le reti danneggiate è come un cane che si morde la coda. Le reti sono come armi e come tali dovrebbero essere registrate e denunciate se smarrite ( o meglio volontariamente fatte affondare perché rotte) revisionare e modificare dunque il regolamento della pesca”.












