Abbandonate e perse dai pescatori nel Garda le 'reti fantasma' (FOTO) diventano trappole mortali per i pesci, a rischio anche i sub. Wwf: ''Distruggono un intero ecosistema''
Pezzi di reti aggrovigliante, lasciate affondare dai pescatori perché rotte. Aggiustarle o smaltirle costerebbe troppo e allora la decisione spesso è quella di lasciarle in acqua. Una volta morto nella rete un pesce diventa una vera e propria esca per altre specie che rimangono intrappolate ricreando la stessa situazione che si perpetra nel tempo

PESCHIERA. Giacciono abbandonati sui fondali o, in alcuni casi, rimangono in sospensione diventando vere e proprie trappole per i pesci e un pericolo anche per i sub. Stiamo parlando delle reti fantasma capaci di creare un vero e proprio circolo vizioso della morte oltre dell'inquinamento.
Sono davvero tante e si possono trovare in tutto il Garda. Pezzi di reti aggrovigliante, lasciate affondare dai pescatori perché rotte. Aggiustarle o smaltirle costerebbe troppo e allora la decisione spesso è quella di lasciarle in acqua. Molte sono anche quelle disperse durante le operazioni di pesca a causa condizioni meteo avverse.
“E' un problema davvero serio” ci spiega Paolo Zanollo del Wwf Bergamo – Brescia delegato dall'associazione per il Garda e responsabile dei sub. Da alcuni anni proprio il Wwf è impegnato a liberare il lago di Garda da queste trappole. Un'operazione non semplice ma importantissima che viene portata avanti in collaborazione con la Guardia Costiera.
I sub volontari del Wwf sono pronti ad intervenire quando arrivano le segnalazioni. Si immergono fino a circa 40 metri di profondità per recuperare queste reti fantasma che distruggono l'ecosistema non solo disperdendo nell’ambiente le microparticelle sintetiche delle quali sono composte ma anche piombo, polistirolo e sono appunto delle “trappole” per le specie ittiche che vi rimangono bloccate. Una volta morto nella rete un pesce diventa una vera e propria esca per altre specie che indubitabilmente rimangono intrappolate ricreando la stessa situazione che si perpetra nel tempo.

Un circolo vizioso con situazioni simili che continuano a crescere a dismisura e le conseguenze sugli ecosistemi rischiano di divenire irreparabili. “Il problema deve essere combattuto a monte – spiega Zanollo - finché non si spingono i pescatori a denunciare la perdita delle attrezzature e a recuperare le reti danneggiate è come un 'cane che si morde la coda'. Le reti sono come armi e come tali dovrebbero essere registrate e denunciate se smarrite”.
Le reti fatte di plastica molto resistenti arrivano molte volte sul fondo creando grossi problemi alla fauna ittica altre rimangono in sospensione diventando, come già detto, anche pericolose per l'attività subacquea portata avanti da molti appassionati nel lago di Garda. Queste trappole, inoltre, si spostano con le correnti. “Come sub – continua il referente del Wwf – arriviamo a circa 40 metri di profondità ma poi le operazioni diventano più complesse e serve l'utilizzo del Rov”.
Tra le specie ittiche messe in pericolo da queste reti fantasma c'è il carpione oggi inserito nella "Red list" internazionale perché specie a rischio d'estinzione a causa della perdita delle aree di frega sulle quali vanno a depositarsi le reti oltre alla modifica delle condizioni di temperatura e della concentrazione di ossigeno e gli scarichi fognari.
Il tema è stato tratto di recente da Filippo Gavazzoni, vicepresidente della Comunità del Garda. “Nel bando europeo 'Life - Carpione', che abbiamo candidato e depositato il 4 ottobre scorso – spiega - una quota economica importante è stata proprio prevista per la rimozione di queste reti, che saranno raggiunte e rimosse con l'ausilio di Rov subacquei. Una volta raggiunte quindi, anche a grandi profondità, saranno agganciate e rimosse in sicurezza, ripulendo inoltre il fondale da nylon e altro materiale potenzialmente inquinante”. Un bando il cui finanziamento è atteso da tutto il Garda.


















