“Troppi cervi nel Parco dello Stelvio”, i cacciatori potranno abbatterne fino a 180 ogni anno
All’interno dei confini del Parco dello Stelvio, vivono fra i 1.000 e i 2.000 esemplari ma per la Giunta leghista sono troppi, per questo è stato dato il via libera a un piano per gli abbattimenti che prevede il prelievo di una cifra compresa fra i 100 e i 180 esemplari all’anno. Tutto ciò in collaborazione con l’Associazione cacciatori trentini

TRENTO. “Mitigare e ridurre gli squilibri ecologici”, in estrema sintesi è questa la motivazione invocata dalla Provincia di Trento per dare il via libera all’abbattimento di un gran numero di cervi presenti all’interno dei confini del settore trentino del Parco nazionale dello Stelvio. Il piano di abbattimenti, in un arco di tempo di almeno 5 anni, prevede nei primi due anni un prelievo in controllo sperimentale di una cifra compresa fra i 100 e i 180 esemplari all’anno, che verrà realizzato in collaborazione con l’Associazione cacciatori trentini e sotto il coordinamento e il controllo dell’ente Parco e del Corpo forestale trentino.
Come si legge nel comunicato, l’obiettivo è quello di “ridurre la perdita di biodiversità determinata dall’elevata densità della popolazione di cervi e lavorare per un migliore equilibrio e coesistenza tra ecosistemi e attività umane”. Nel periodo estivo e autunnale, all’interno dei confini del Parco dello Stelvio, vivono fra i 1.000 e i 2.000 esemplari che salgono a circa 3.000considerando l’intera Val di Sole.
Secondo la Provincia l’elevato numero di cervi presenti nel Parco causa una serie di problemi fra cui: il carico da morso per brucamento sul patrimonio forestale (le gemme delle piantine di rinnovazione); la semplificazione e riduzione dello strato arbustivo e del sottobosco nelle aree di forte concentrazione invernale con gli effetti a cascata sulla biodiversità forestale; gli impatti sui prati a sfalcio, su cui il cervo si alimenta nei mesi primaverili (che causano ammanchi di fieno di circa il 20-30%) e i fenomeni di competizione con il camoscio e il capriolo, che hanno visto una significativa riduzione di queste specie a favore del cervo.
“I risultati che il Piano si propone di raggiungere – spiega la Pat – sono la riduzione dei danni causati dalla specie a prati e patrimonio forestale e una crescita delle popolazioni di capriolo e camoscio all’interno del Parco. Tutto ciò anche attraverso la stabilizzazione della popolazione complessiva di cervo su valori di densità inferiori a quelli attuali”.
Il Programma definisce le azioni da realizzare sulla base del lavoro di monitoraggio scientifico svolto dal Parco Nazionale dello Stelvio-settore trentino, in coordinamento con il settore altoatesino e lombardo. Approvato nei suoi obiettivi e contenuti generali dal Comitato provinciale di coordinamento e indirizzo del Parco, il Piano verrà presentato in una prima serie di incontri promossi dall’assessore all’ambiente Mario Tonina. I primi incontri sono avvenuti nei giorni scorsi in val di Peio e in val di Rabbi, alla presenza dei sindaci di Peio, Alberto Pretti, e di Rabbi, Lorenzo Cicolini, delle sezioni locali dell’Associazione cacciatori trentini e del loro presidente provinciale Stefano Ravelli.












