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Il Gufo Reale prova a predare del pollame ma resta impigliato nelle reti, portato in clinica servono giorni di cure per rimetterlo in libertà (FOTO)

Il rapace è stato portato alla clinica Südtirol Exotic Vets: ''E' stato sin dal primo istante molto sotto shock. Ci siamo subito accorti come avesse difficoltà a stare in stazione e a muoversi. Non volava. Faceva anche fatica a mangiare''

Pubblicato il - 28 novembre 2023 - 15:49

BOLZANO. Aveva cercato di predare del pollame planando dall'alto ma è rimasto bloccato nelle reti protettive. A quel punto alcuni frequentatori della zona l'hanno trovato lì bloccato e in difficoltà. Una volta liberato è stato trasportato verso la clinica Südtirol Exotic Vets per i controlli del caso. 

 

C’è un buffo scherzo del destino nell’aver portato in cura alla struttura di Bolzano proprio un gufo reale, in questi giorni. La clinica, come noto, è momentaneamente anche Centro di Recupero Avifauna gestito dall’associazione Crab che ha festeggiato appena venerdì scorso i 20 anni d’età. Il simbolo del Crab? Naturalmente il gufo. Il bellissimo rapace è stato sottoposto alle cure della dottoressa aviaria Federica Ardizzone.

 

''Il gufo è stato sin dal primo istante molto sotto shock - racconta Ardizzone -. Ci siamo subito accorti come avesse difficoltà a stare in stazione e a muoversi. Non volava. Faceva anche fatica a mangiare. Così abbiamo effettuato una visita clinica in sedazione con lastre complete ed esame del sangue biochimico per verificare la funzionalità degli organi. Successivamente lo abbiamo gestito in clinica con fluidi e anti infiammatori. Già dopo qualche giorno il gufo ha iniziato a ingerire da solo gli alimenti”.

 


 

È scattato così il piano di utilizzo della vecchia struttura del Crab in via Rio Molino che versa in condizioni precarie ma gode ancora di una voliera piuttosto ampia. “Lo abbiamo introdotto nella nuova sede per permettergli di allenarsi a volare”. Ovviamente poter contare su un centro di recupero come quello in attesa delle autorizzazioni della Provincia avrebbe reso tutti i passaggi molto più semplici.

 


 

E' stata, però, l'abnegazione del dottor Stefano Capodanno a garantire un nuovo futuro a questo gufo. Ogni mattina lo ha raggiunto puntuale alle prime luci dell’alba per alimentarlo con le prede mantenendo vivo l’istinto predatorio. “Una volta stabilizzato in clinica lo abbiamo inserito nella voliera dove ha potuto sviluppare la muscolatura mentre noi valutavamo la sua abilità al volo. Avevamo il sospetto di patologie infiammatorie a carico dei muscoli ma fortunatamente è andato tutto bene. Gli abbiamo anche permesso di recuperare peso raggiungendo quello necessario per una vita in natura. È stato anche inanellato per garantire una riconoscibilità del singolo soggetto. A quel punto avevamo tutti i parametri in ordine per procedere alla liberazione”.

 


 

Il sito dell’apertura della gabbia (che è in Alto Adige ma rimane segreto nel dettaglio per evitare rischi all’animale) è stato anch’esso frutto di uno studio approfondito. “Avevamo bisogno di un ambiente dove non ci fosse evidenza di presenza di altre coppie di gufo reali in modo da permettergli un insediamento in territorio neutro potendo cacciare prede e formando un nuovo gruppo famigliare. I rapaci, diurni o notturni, sono specie molto territoriali soprattutto nelle zone di produzione. Reintrodurlo in un ambiente con presenza confermata di una coppia o un singolo adulto poteva essere molto rischioso per l’animale portandolo a rischio di aggressione. Poteva essere attaccato ferendosi o riportando debolezza eccessiva: tutti rischi per la vita del rapace che è doveroso evitare”.

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