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"In 7 mesi mai un giorno senza pesticidi nei meleti in Val Venosta''. I dati shock dell'Istituto ambientale tedesco: ''Utilizzata anche una miscela di sostanze'"

L'analisi dei registri degli agricoltori è stata pubblicata dall'Istituto di Monaco di Baviera il 25 gennaio 2023 e riguarda 681 aziende agricole operanti su un totale di 3.124 ettari di superficie produttiva della valle altoatesina. L'autrice dell'indagine: "Per la prima volta si è riusciti a definire quali pesticidi sono stati utilizzati nella melicoltura della Val Venosta, quando e in che quantità". Tutto ha avuto inizio con un'indagine avviata nel 2017 a seguito delle querele presentate dall’assessore provinciale Arnold Schuler e da un migliaio di operatori del settore contro Karl Bär​

Copyright: Jörg Farys
Di Giuseppe Fin e Francesca Cristoforetti - 03 febbraio 2023 - 05:01

BOLZANO. Dall’inizio di marzo alla fine di settembre 2017 in Val Venosta non c'è stato un solo giorno di arresto alle irrorazioni di pesticidi, in alcuni casi utilizzati assiduamente in elevate quantità. Ogni meleto in questo lasso di tempo è stato trattato con antiparassitari chimici in media 38 volte, "un numero molto elevato".

 

E' questo quanto emerge dai dati resi noti dall'Istituto ambientale di Monaco di Baviera, riguardo 681 aziende agricole operanti su un totale di 3.124 ettari di superficie produttiva della valle. Dopo un processo di alcuni anni, soltanto a fine gennaio di quest'anno il contenuto dei registri sequestrati è stati reso pubblico, creando così "una miniera di informazioni unica in Europa".

 

I DATI

In data 25 gennaio 2023 l'Istituto ambientale di Monaco di Baviera ha deciso di pubblicare i dati che forniscono una dettagliata analisi sull'utilizzo dei pesticidi nei meleti della Val Venosta nell'anno 2017.

 

Come premette l'Istituto, con un'estensione dei meleti pari a circa 18 mila ettari, l'Alto Adige è la più grande regione frutticola contigua d'Europa. Nel 2021 si parla di una produzione di mele di circa 935 mila tonnellate. L'analisi viene definita dall'Istituto tedesco "una miniera di informazioni unica in Europa", una fonte "eccezionale" vista la mancanza di trasparenza sull'uso dei pesticidi a livello europeo. "In questo modo per la prima volta si è riusciti a definire quali pesticidi sono stati utilizzati nella melicoltura della Val Venosta, quando e in che quantità", dichiara Christine Vogt, una delle autrici dell’indagine e referente per l’agricoltura dell’Istituto bavarese, intervistata da il Dolomiti.

 

I dati analizzati provengono dal materiale probatorio del processo che ha preso il via nel 2017, quindi dai registri dei trattamenti degli agricoltori querelanti sequestrati. Si tratta di 681 aziende agricole operanti su un totale di 3.124 ettari di superficie produttiva, pari a oltre la metà della superficie melicola complessiva della Val Venosta (equivalente a circa 5.000 ettari).

 

Tra i punti più importanti che emergono dall'analisi fatta dall'Istituto è che dall’inizio di marzo alla fine di settembre 2017, in questa valle altoatesina, non vi è stato un solo giorno di arresto alle irrorazioni di pesticidi, pericolosi non solo per l'ambiente e la salute, ma in alcuni casi utilizzati assiduamente in elevate quantità. In questi 7 mesi (stagione di coltivazione delle mele) del 2017 ogni meleto è stato trattato con antiparassitari chimici in media 38 volte. Il dato si riferisce al numero delle singole applicazioni dei principi attivi.

 

Va sottolineato che spesso, durante un'irrorazione, gli agricoltori hanno applicato più principi attivi in contemporanea. "Dai dati non emerge se tali applicazioni siano state effettuate in un'unica soluzione, sotto forma di miscela, o distribuite in diversi passaggi durante la giornata – sostiene Vogt -. Siamo però consapevoli che sia una prassi nel settore agroalimentare".

 

Secondo l'analisi risulterebbe anche alto il numero di pesticidi definiti "pericolosi" utilizzati, riconosciuti come nocivi sia per la salute degli operatori agricoli, dei residenti sul territorio che per l'ambiente. Dai registri infatti emerge l'uso di principi attivi quali penconazolo, il fluazinam e il fosmet, classificati dall'Ue come "potenzialmente dannosi per la riproduzione". Ma ne emergono anche i "potenzialmente cancerogeni" come il bupirimate e il captano o anche il glifosato, un erbicida comunemente utilizzato nei pesticidi (definito così dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro).

 

In quasi un quarto dei trattamenti antiparassitari analizzati sono stati impiegati principi attivi considerati particolarmente dannosi per gli insetti utili. Tra quelli più colpiti gli impollinatori o gli antagonisti naturali ai parassiti, tra cui gli acari predatori e le vespe parassitoidi. Su un totale di 83 principi attivi utilizzati, 17 erano già presenti nell'elenco ufficiale dell'Ue dei candidati alla sostituzione nel 2017. Uno di questi, l'etofenprox, rientra tra le sostanze attive applicate con maggior frequenza ed è stata utilizzata dall'89% delle aziende agricole prese in esame. Una sostanza pericolosa soprattutto per gli organismi acquatici e le api da miele.

 

Un altro elemento che desta preoccupazione sono le irrorazioni simultanee con pesticidi di diverso tipo. In oltre la metà dei trattamenti esaminati, si evidenzia infatti l'applicazione in contemporanea di più agenti chimici. In un meleto sono stati spruzzati fino a nove diversi agenti chimici nello stesso giorno.

 

Il cosiddetto effetto cocktail, cioè la miscela di principi attivi diversi, è "un tema ancora inesplorato – prosegue Vogt - ed è un aspetto ancora poco considerato nella procedura di approvazione dei pesticidi". Nonostante non siano ancora chiare quali interazioni si inneschino per l'uomo e per l'ambiente, "esistono chiare evidenze che la combinazione di diversi pesticidi può alterarne o intensificarne gli effetti".

 

Quasi il 90% dei trattamenti antiparassitari effettuati dalle aziende agricole nel 2017 erano a base di sostanze chimiche di sintesi. Tra i più utilizzati ci sono i fungicidi chimici di sintesi per il contrasto delle malattie fungine, seguiti dagli agenti chimici di sintesi contro insetti e aracnidi, nonché regolatori di crescita ed erbicidi. "Esistono misure alternative – sottolinea la ricercatrice - e più sostenibili per molti degli utilizzi più diffusi, come soluzioni meccaniche per tenere sotto controllo il fenomeno delle piante infestanti o attraverso gli insetti utili".

 

Le motivazioni principali che, nel 2017, hanno spinto i frutticoltori a ricorrere alle irrorazioni di pesticidi sono state le due malattie fungine: ticchiolatura del melo e oidio. Gli agenti chimici hanno interessato l'84% (ticchiolatura del melo) e l'86% (oidio) delle applicazioni. Trattamenti antiparassitari sono stati però utilizzati anche con finalità "estetica", per esempio, a prevenire la formazione della cosiddetta rugginosità della mela sulla buccia, nonostante questo fenomeno "non intacchi né la qualità né il gusto del frutto".

 

LA VICENDA GIUDIZIARIA
"Croccanti, succose e dolci" le mele dell'Alto Adige negli anni scorsi sono state al centro di un duro scontro tra la Provincia di Bolzano, con l’assessore all’agricoltura Arnold Schuler, affiancato da centinaia di agricoltori, contro Karl Bär, in quel momento dipendente dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera e lo scrittore Alexander Schiebel, autore del libro-denuncia “Il miracolo di Malles” che avevano denunciato l’uso di pesticidi nelle produzioni di mele in Val Venosta.
 

Tutto era iniziato nel 2017 con la campagna lanciata dall’Istituto e finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’eccessivo impiego di pesticidi in Alto Adige.

 

All’interno di questa campagna erano stati usati anche dei manifesti che riprendevano, in chiave satirica, una campagna turistica provinciale.

Nel 2017 Karl Bär, all’epoca dipendente dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera, era stato accusato di diffamazione e contraffazione del marchio dall’assessore Schuler e da oltre 1370 agricoltori locali per la sua azione di sensibilizzazione rispetto all’elevato impiego di pesticidi nei meleti dell’Alto Adige. Accuse rivolte anche allo scrittore austriaco Alexander Schiebel.

 

Iniziò così una vicenda giudiziaria che è andata avanti fino lo scorso anno con protagonista l'avvocato trentino Nicola Canestrini che ha assunto la difesa sia di Bär che di Schiebel.

 

Nel 2021 lo scrittore è stato assolto in tribunale a Bolzano dall'accusa di diffamazione a mezzo stampa. Il giudice, infatti, ha riconosciuto che l'autore ha agito in maniera del tutto legittima alla luce della libertà di opinione garantita dalla Costituzione.

 

Lo scorso anno anche Karl Bär, diventato poi parlamentare tedesco dei Verdi, è stato prosciolto prima dall'accusa di diffamazione in merito alla sua campagna di sensibilizzazione rispetto all'impiego di pesticidi nei meleti dell'Alto Adige e poi anche dall'accusa di contraffazione del marchio ombrello Alto Adige – Suedtirol che era stato usato all'epoca in alcune campagne ambientaliste a Monaco.

 

L'ipotesi di reato, in questo caso, era passata da “contraffazione” a “diffamazione” che però non è procedibile d'ufficio ma solo su querela di parte. Qui è arrivata quindi l'assoluzione in quanto nel frattempo erano state ritirate tutte le oltre 1300 querele depositate nel 2017 contro di lui da altrettanti agricoltori locali e dall'assessore provinciale all'agricoltura Arnold Schuler.

 

In merito ai dati che sono stati diffusi nei giorni scorsi dall'’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera daremo spazio in un altro articolo alla posizione del Consorzio Mela Alto Adige.

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