In Piemonte il Consiglio di Stato sospende l’immissione dei pesci alloctoni: ora anche il Trentino rischia di essere portato in tribunale
Le associazioni ambientaliste sono riuscite a far sospendere l’immissione di specie ittiche alloctone nella provincia di Verbania Cusio Ossola, in Trentino però la Giunta Fugatti aveva fatto approvare un provvedimento simile. Ecco perché anche la Piazza Dante rischia di doversi difendere in tribunale
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TORINO. Recentemente il Consiglio di Stato ha confermato la sospensione dell’immissione di specie ittiche alloctone in Provincia di Verbania Cusio Ossola. Si tratta di una vittoria delle associazioni ambientaliste Lipu, Legambiente, Federazione nazionale pro natura e Wwf, che avevano chiesto e ottenuto già in primo grado, al Tar Piemonte, il blocco delle attività “in quanto dannose per le specie e gli ecosistemi locali”.
Questa però, potrebbe essere una brutta notizia anche per le associazioni di pescatori trentini. A metà marzo infatti, la Provincia di Trento ha scelto di aggirare la norma nazionale che vieta l’immissione nelle acque di quelle specie di pesci ritenute alloctone, cioè non originarie del territorio. La Giunta Fugatti ha infatti varato un provvedimento per auto-intestarsi la possibilità di autorizzare le immissioni ittiche anche di specie alloctone, dando diretta applicazione alla Direttiva Habitat.
Tornando invece al caso piemontese le associazioni ecologiste avevano promosso una vertenza pilota contro la provincia di Verbania Cusio Ossola contestandole di aver autorizzato proprio l’immissione di specie non autoctone nelle acque provinciali, in violazione delle normative europee e nazionali. Tutto ciò senza l’espressa autorizzazione statale e la valutazione di incidenza necessarie. “I giudici – spiegano le associazioni – hanno quindi applicato espressamente il principio di precauzione anche all’ittiofauna, riconoscendo il pericolo rappresentato dalla immissione di specie aliene e invasive e la necessità di dare prevalenza all’interesse della preservazione della biodiversità”.
Secondo le associazioni ambientaliste nell’ambiente dell’Unione e di altri paesi europei, sono presenti circa 12.000 specie alloctone, delle quali approssimativamente il 10-15% è ritenuto invasivo. In Italia vi sono almeno 142 specie di pesci (Ciclostomi e pesci ossei) delle quali il 58% (83 specie) è alloctono e il 42% (59 specie) è costituito da specie autoctone. Oltre il 40% delle specie autoctone (33) sono endemiche o sub endemiche, pesci cioè che vivono esclusivamente (o prevalentemente) in Italia o in aree ristrette. Un patrimonio fortemente minacciato dove quasi la metà delle specie ittiche autoctone (48%) è a ‘elevato rischio di estinzione’, come indicato nella ‘Lista Rossa’ dell’Unione internazionale per la conservazione della natura. Dal canto loro le specie aliene, oltre a competere con quelle locali, impoveriscono anche i corsi d’acqua da altre specie minori.
“Si tratta di un precedente importante per la tutela della fauna delle nostre acque interne – riprendono le associazioni ambientaliste – perché come la Provincia Verbania Cusio Ossola altri enti locali si sono adoperati in questi anni per immettere specie ittiche alloctone, soprattutto su pressione delle associazioni di pescatori sportivi”.
Ora, già prima il provvedimento trentino rischiava di essere impugnato dal Governo nazionale ma il recente pronunciamento Consiglio di Stato apre nuovi scenari giuridici. Il pericolo, per la Giunta Fugatti, è quello di subire un’ennesima sconfitta in tribunale. Nel frattempo Lipu, Legambiente, Federazione nazionale pro natura e Wwf, chiedono ai Ministeri competenti di adoperarsi con urgenza per informare Regioni e Province “affinché blocchino ulteriori immissioni di specie alloctone, così da evitare l’impoverimento delle acque e non ultimo anche le multe europee”.
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