"Fringuelli e storni, il Consiglio di Stato blocca la caccia in deroga in Lombardia", le associazioni esultano: "Vittoria ambientalista"
Accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste contro la delibera della giunta regionale lombarda: "Si tratta di una vittoria per la legalità e la tutela ambientale - scrivono le associazioni -, che ribadisce la supremazia del diritto europeo e la necessità di una rigorosa applicazione dei criteri scientifici, a prescindere dal numero esatto di esemplari che si intende prelevare"

SONDRIO. Una "vittoria ambientalista": usano questa definizione le associazioni Lac, Lav, Enpa, Lipu, Lndc e Wwf per commentare la sospensione immediata della delibera della giunta regionale con cui si autorizzava l’abbattimento in deroga di due specie protette dalla normativa statale e comunitaria, fringuello e storno.
Insomma, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste e fermato quella che secondo loro era una grande ingiustizia: la Regione Lombardia aveva infatti consentito di cacciare tra l'1 ottobre e il 30 novembre una quota complessiva di 97.637 fringuelli e 36.552 storni.
"Il Consiglio di Stato - scrive la Lac, Lega anti caccia - ha ritenuto meritevoli di approfondimento le censure relative all'illegittimità della caccia in deroga, in particolare per due motivi. Primo, la mancanza di motivazione adeguata: sono stati sollevati dubbi sulla motivazione della Regione in merito alla "assenza di altre soluzioni soddisfacenti", un requisito pregiudiziale e rigoroso imposto dalla Direttiva Europea Uccelli".
"E in seconda battuta, l'incertezza sulla cosiddetta 'piccola quantità': viene data rilevanza critica al parere dell'Ispra, che definiva i quantitativi massimi nazionali prelevabili come 'relativamente piccoli'. Il Consiglio di Stato sottolinea che tale requisito deve essere rigorosamente interpretato, avendo la Regione reso incerto l’effettivo rispetto del criterio di 'piccola quantità' e quindi la legittimità dell'atto. Il Giudice amministrativo ha stabilito che, data l’incertezza sulla sussistenza dei requisiti di legge, il pericolo è 'in re ipsa', ovvero insito nel rischio stesso di danneggiare esemplari che godono di protezione europea".
L'accoglimento dell’appello e la conseguente sospensione della Delibera di Giunta Regionale impongono lo stop immediato alla caccia in deroga: "Si tratta di una vittoria per la legalità e la tutela ambientale - scrivono le associazioni -, che ribadisce la supremazia del diritto europeo e la necessità di una rigorosa applicazione dei criteri scientifici, a prescindere dal numero esatto di esemplari che si intende prelevare. La decisione odierna del Consiglio di Stato segna un punto fermo contro l'uso discrezionale delle deroghe e a favore della protezione della fauna selvatica".












