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Dalla Giunta Fugatti via libera all’immissione delle specie “aliene” nelle acque trentine

Dopo il “no” di Roma il Trentino ha scelto di aggirare la norma nazionale che vieta l’immissione nelle acque di quelle specie di pesci ritenute alloctone, cioè non originarie del territorio

Pubblicato il - 15 marzo 2022 - 10:36

TRENTO. Il Trentino (come era stato annunciato) ha scelto di aggirare la norma nazionale che vieta l’immissione nelle acque di quelle specie di pesci ritenute alloctone, cioè non originarie del territorio.

 

Da un lato ci sono i pescatori che temono le ripercussioni economiche e di veder cancellato nel giro di pochi mesi l’intero mondo della pesca dilettantistica, dall’altro il provvedimento si è reso necessario per tentare di salvaguardare le specie autoctone che rischiano di essere soppiantate da quelle aliene o di dar vita a ibridi che prima non esistevano. Nel mirino del decreto governativo ci sono in particolare trota fario, trota iridea, trota lacustre e coregone, che pur essendo presenti da molto tempo non sono considerate autoctone in quanto frutto di precedenti immissioni.

 

Nella seduta della Commissione Politiche Agricole del 10 marzo 2022, il Ministero della transizione ecologica ha chiarito che permane il divieto di immissione di specie ittiche non autoctone, in quanto tale divieto non è superato dalla disposizione contenuta nella recente legge 25 febbraio 2022 (cosiddetto Milleproroghe). Da qui la necessità di aggirare la norma con un provvedimento ad hoc varato dalla Giunta Fugatti che però potrebbe essere impugnato. 

 

Come si legge in un comunicato ufficiale “la Provincia di Trento ritiene che l’unica strada perseguibile sia quella di dare completa applicazione all'articolo 8 della legge sulla pesca, come modificato con legge provinciale di assestamento di bilancio dell’agosto 2021, grazie all’iniziativa della Giunta provinciale”. Con questa norma la Provincia ha avocato a sé la possibilità di autorizzare autonomamente le immissioni ittiche anche di specie alloctone, dando diretta applicazione alla Direttiva Habitat.

 

L’autorizzazione richiede la stesura di uno studio del rischio da sottoporre al parere di Ispra: il documento è già stato elaborato e, data l’urgenza, sarà sottoposto a una condivisione di maggior dettaglio con i rappresentanti locali del mondo della pesca.

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