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| 08 gen 2023 | 05:01

In Trentino negli ultimi 3 anni sono stati rinvenuti 21 lupi morti: il 75% sono stati investiti. L’esperta: “La frammentazione dell’habitat è fra le cause principali”

Nel 2022 sono state rinvenute le carcasse di una decina di lupi ma come spiega Laura Scillitani, del progetto Life Wolf Alps Eu del Muse, questi rappresentano solo una minima parte di quelli che muoiono sul territorio provinciale: “La mortalità sulle strade è quella più evidente ma ci sono altri fenomeni come il bracconaggio e le uccisioni causate da altri lupi che sono difficilmente misurabili”

In Trentino negli ultimi 3 anni sono stati rinvenuti 21 lupi morti: il 75% sono stati investiti
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Secondo i dati ufficiali diffusi dalla Provincia in Trentino, dal 2020, sono state rinvenute le carcasse di 21 lupi. Nel 75% dei casi si è trattato di investimenti avvenuti lungo le strade o le linee ferroviarie, mentre due esemplari avevano la rogna una malattia parassitaria. I casi più particolari riguardano una femmina di circa un anno che potrebbe essere morta durante un’azione di caccia e una femmina di 6 mesi rimasta impigliata e quindi soffocata nelle reti di un allevamento.

 

Secondo la Provincia in Trentino sono presenti 26 i branchi (15 dei quali occupano territori che interessano in parte anche le province limitrofe), per un totale compreso fra i 120-140 esemplari. Solo nel 2022 sono state rinvenute le carcasse di una decina di esemplari ma come spiega Laura Scillitani, communication manager del progetto Life Wolf Alps Eu del Muse, queste rappresentano solo una minima parte dei lupi che muoiono sul territorio provinciale. “La mortalità sulle strade è quella più evidente – spiega l’esperta – ma ci sono altri fenomeni come il bracconaggio e le uccisioni causate da altri lupi che sono difficilmente misurabili”.

 

Gli esemplari di un branco per esempio possono attaccare un lupo in dispersione per difendere il territorio. Per quanto riguarda il bracconaggio invece nel 2020 un esemplare venne ucciso con un’esca avvelenata mentre quest’anno un lupo è stato ripreso in Val di Rabbi con una mutilazione alla zampa compatibile con un colpo di carabina o una trappola. Nel 2019 un lupo venne ripescato nellAvisio con testa e zampe mozzate. 

Sicuramente l’espansione della popolazione di lupi sull’arco alpino porta anche a un aumento degli incidenti che spesso risultano fatali. “Una delle principali cause di incidenti è la frammentazione dell’habitat – sottolinea Scillitani – la strada a noi serve per connetterci meglio ma ovviamente per gli animali diventa una barriera. Più il territorio di un branco è attraversato da strade e più aumentano le probabilità che si verifichino degli incidenti”.

 

Ci sono pure altri fattori che aumentano le probabilità di incidenti. Non è un caso infatti che gli investimenti si concentrino nel periodo che va da novembre fino a febbraio. “In questa stagione i branchi sono in genere composti dalla coppia dominante e dai cuccioli nati in estate e nell’anno precedente. Questo però è anche il momento in cui i giovani, maschi e femmine, vanno in dispersione per cercare un esemplare dell’altro sesso e formare un nuovo branco”. Così percorrono notevoli distanze anche per cercare di evitare gli altri branchi ma si trovano ad attraversare territori che conoscono poco.

“Per abbassare il numero degli incidenti – dice l’esperta del Muse – è necessario lavorare sulle misure di mitigazione. Però non basta mettere delle reti perché l’effetto sarebbe quello di creare una barriera che a sua volta potrebbe contribuire a isolare geneticamente una popolazione”. La soluzione più economica è quella di riadattare i sottopassaggi stradali come i canali di scolo, in alternativa si possono costruire veri e propri corridoi faunistici come i ponti verdi. In Trentino però sono state sperimentate delle soluzioni tecnologiche anche se la Giunta leghista non pare voler investire su questi sistemi. Grazie alla tecnologia è possibile rendere nota agli automobilisti la presenza di animali al margine della carreggiata, oppure dissuadere i selvatici dall’attraversare mentre stanno transitando dei veicoli.

 

“Una buona norma è quella di prestare particolare attenzione alla guida durante le ore crepuscolari e notturne quando gli animali sono più attivi. Soprattutto non bisogna mai cercare di inseguirli perché oltre a essere un reato provoca grande stress negli animali e può essere pericoloso pure per gli stessi automobilisti. Un animale spaventato può comportarsi in maniera imprevedibile e causare un incidente – conclude Scillitani – insomma inseguirli con l’auto è sbagliato sia dal punto di vista etico che legislativo e questo vale in particolar modo per le specie protette come lupi e orsi”.

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