Sono 22 (su oltre 100) gli orsi “problematici”: ma fra bracconaggio e morti accidentali solo 3 sono sicuramente in vita e liberi
Tra il 2005 e il 2023 i plantigradi che hanno mostrato comportamenti per i quali il Pacobace prevede anche la rimozione sono stati 22, su oltre un centinaio di esemplari. Le ipotesi di Ispra e Muse: “Vi potrà essere un aumento delle interazioni problematiche tra uomo e orso, ma non necessariamente tale aumento avverrà in maniera lineare rispetto al numero di animali”

TRENTO. Dall’aggressione che è costata la vita al 26enne di Caldes, Andrea Papi, la Provincia di Trento ha intensificato la comunicazione istituzionale sul tema dei grandi carnivori. Nell’ultimo periodo infatti sono state pubblicate diverse note per tenere informata la popolazione, a dire il vero la comunicazione ufficiale non era mai stata così intensa.
Tuttavia non sono mancate le lacune, come quando la Provincia si è “dimenticata” che nei giorni a ridosso dell’aggressione mortale era stato salvato un cucciolo di orso in Val d’Algone. Una circostanza che forse avrebbe imbarazzato Piazza Dante in un momento molto delicato, tanto è vero che persino a diversi giorni di distanza il presidente, Maurizio Fugatti, sosteneva di non saperne nulla. Per non parlare del Rapporto sui grandi carnivori che non è ancora stato pubblicato.
Eppure di recente si è parlato molto di numeri e dell’intenzione di Fugatti di trasferire una settantina di orsi. Una proposta bocciata dagli esperti come lo zoologo, Filippo Zibordi, secondo cui rimuovere 70 orsi dal Trentino significherebbe “riportarli sul baratro dell’estinzione”. Ma quanti sono effettivamente i plantigradi presenti in Provincia? Al momento l’ultimo dato disponibile parla di circa un centinaio di esemplari (compresi i cuccioli) ma la stima risale al 2021. Nello stesso anno gli esperti di Ispra con il supporto del Muse avevano calcolato che entro il 2025 gli orsi avrebbero potuto raggiungere quota 129.

A interessare però è soprattutto la percentuale di esemplari cosiddetti problematici. Nel report di Ispra si spiegava che mediamente sono 3,4 gli orsi che ogni anno manifestano problematicità per cui è prevista, tra le opzioni di gestione, anche la rimozione. Un numero che scende a 2,7 considerando soltanto gli orsi potenzialmente pericolosi o ad alto rischio. Tra il 2005 e il 2023 i plantigradi che hanno mostrato comportamenti per i quali il Pacobace prevede la possibilità di operare la rimozione sono stati 22. Di questi però solo 3 sono sicuramente liberi e in vita, si tratta del maschio Mj5, della femmina F20 e dell’altro maschio M4 che però dal 2014 non ha più dato particolari problemi e da tempo si è stanziato in Friuli-Venezia Giulia.
Tutti gli altri esemplari “problematici” o si trovano in cattività o sono deceduti. La prima orsa considerata problematica per via di un’aggressione a un uomo è stata Daniza, morta nel 2014 perché le venne erroneamente somministrata una dose letale di narcotico durante le fasi di cattura. Lo stesso destino è toccato a Jj5 (nel 2012), Kj2G1 (femmina di 2 anni e mezzo morta nel 2008) e all’orsa F43 (sorella di M62) deceduta nel 2022 durante le fasi di cattura per sostituirle il radiocollare. La femmina Kj2 è l’unico esemplare deliberatamente abbattuto in Trentino nel 2017. Jj1 venne invece ucciso nel 2006 in Germania mentre in Svizzera vennero abbattuti Jj3 (2008) e M13 (2013). A questi vanno aggiunti gli esemplari M6 e M2 che sono stati uccisi dai bracconieri rispettivamente nel 2015 e nel 2013, stessa sorte che potrebbe aver colpito M11 e M25. Diversamente è scomparsa dalla circolazione Kj1G1, questa femmina non viene rilevata da oltre 10 anni.
Tutti gli altri esemplari ritenuti problematici si trovano in cattività: Jurka, Dj3, M49, M57 e da aprile 2023 la stessa Jj4, responsabile dell’aggressione mortale a Caldes. L’ultimo caso riguarda infine M62, uno degli orsi che Fugatti avrebbe voluto abbattere ma la cui carcassa è stata rinvenuta nei giorni scorsi nella zona del lago di Molveno. L’ipotesi della forestale è che il plantigrado sia stato ucciso da un altro maschio.
Tornando alla crescita della popolazione degli orsi, che dal 2019 è quasi raddoppiata, gli esperti sostengono che questo incremento potrebbe avvenire in parte con un’espansione di areale, e in parte con un ulteriore aumento di densità. Mentre per quanto riguarda la problematicità, dall’Ispra ricordano che questa non può essere considerata soltanto in funzione della densità di popolazione: “I risultati ottenuti – si leggeva nel report nel 2021 – indicano che vi potrà essere un aumento delle interazioni problematiche tra uomo e orso, ma non necessariamente tale aumento avverrà in maniera lineare rispetto al numero di animali”.

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