Contenuto sponsorizzato
Trento
10 gennaio | 18:55

Dengue, Zika e Chikungunya: con la crisi climatica aumenta il rischio di diffusione delle zanzare in grado di trasmettere le malattie

Lo studio, pubblicato su The Lancet Planetary Health, è stato condotto da un team internazionale di ricerca coordinato da Stefano Merler e Piero Poletti della Fondazione Bruno Kessler e, oltre ad Fbk, ha visto partecipare anche la Fondazione Edmund Mach, l'Università di Trento, la Bocconi di Milano, l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, la Sapienza di Roma e altri atenei brasiliani e statunitensi

TRENTO. L'evoluzione nel tempo di temperatura e precipitazioni: sono questi i due elementi dai quali un team internazionale di ricercatori, coordinati da Stefano Merler e Piero Poletti della Fondazione Bruno Kessler, sono partiti per realizzare uno studio relativo alla diffusione in particolare di due specie di zanzare (Aedes albopictus and Aedes aegypti) e di conseguenza di una serie di malattie trasmesse dai fastidiosi insetti. Il tutto per fornire una visione comprensiva del potenziale rischio d'infezione (tra Dengue, Zika e Chikungunya) in Europa e nelle Americhe, identificando le regioni dove le attività di sorveglianza, le misure di prevenzione e di controllo specifico dovrebbero essere priorizzate. Tanto da una parte quanto dall'altra dell'Atlantico infatti, si riporta nello studio, le tendenze climatiche in atto aumentano la potenziale diffusione di entrambe le specie, calcolata tra il 2020 ed il 2040.

 

Estimating the potential risk of transmission of arbiviruses in the Americas and Europe: a modelling study” il titolo del lavoro, appena pubblicato da The Lancet Planetary Health. Oltre ad Fbk, allo studio hanno partecipato anche la Fondazione Edmund Mach, l'Università di Trento, l'Università Bocconi di Milano, l'Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, l'Università La Sapienza di Roma, la Federal University de Minas Gerais di Belo Horizonte (Brasile), l'Indiana University di Bloomington (Usa), la Northeastern University di Boston (Usa) e la University of Miami (Usa). Un pool internazionale di ricercatori, dunque, che come detto ha lavorato per stimare l'abbondanza delle due specie di zanzare in esame e la trasmissione locale (R0) di tre potenziali arbovirus ad un livello mai raggiunto in precedenza.

 

Per quanto riguarda l'Italia, precisa la Pat nel presentare il lavoro: “E' emerso che gran parte del territorio nazionale è esposto al rischio di trasmissione autoctona di chikungunya, come testimoniato dalle recenti epidemie in Emilia Romagna (2017), Lazio e Calabria (2017). L'assenza della zanzara Aedes aegypti rende meno alto il rischio di trasmissione autoctona di dengue e Zika, ma il rischio di trasmissione autoctona della prima non è comunque trascurabile, come testimoniato dai recenti focolai di dengue in Veneto (2020), Lombardia e Lazio (2023). Viene inoltre evidenziato come il clima in gran parte dell'Europa Mediterranea (ma non solo, anche in Stati americani come Florida, Texas e Arizona ndr) sia favorevole a una reintroduzione della zanzara Aedes aegypti (non più osservata in modo permanente in Europa dagli anni '50 del '900), cosa che potrebbe aumentare il rischio di trasmissione di dengue e Zika”.

 

Come anticipato insomma: “In generale è riscontrato che le tendenze climatiche in atto aumentano la potenziale diffusione di entrambe le specie di zanzare calcolata tra il 2020 ed il 2040, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti”. Le stime effettuate hanno evidenziato che gli arbovirus considerati nello studio sono endemici nei paesi tropicali e subtropicali, con i rischi più elevati di trasmissione in America centrale, Venezuela, Colombia e Brasile centro-orientale: “Una marcata stagionalità nei rischi di trasmissione autoctona è stata stimata nelle aree temperate sia delle Americhe che dell'Europa. In queste regioni, l'R0 per tutte le infezioni considerate è inferiore alla soglia epidemica tra dicembre e marzo nell'emisfero settentrionale e tra luglio e settembre nell'emisfero meridionale”. La nicchia ecologica più ampia dell'albopictus potrebbe contribuire all'emergere di epidemie di chikungunya e di focolai di casi autoctoni di dengue nelle aree temperate delle Americhe, così come nell'Europa mediterranea in particolare in Italia, Francia meridionale, Spagna e Paesi Balcanici.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 19 maggio | 17:38
Durissimo attacco dell'ex procuratore Tarfusser a Quarta Repubblica sulla perizia realizzata sulle base delle vecchie interviste di Sempio. "Sono [...]
Cronaca
| 19 maggio | 18:10
L'auto ha urtato la parete e si è ribaltata, a bordo un 88enne e un'80enne, in azione i soccorsi con l'elicottero d'emergenza: la coppia è stata [...]
Economia
| 19 maggio | 17:00
Il focus prioritario, dice Piazza Dante, sarà sul comparto dei trasporti e della logistica: “Il provvedimento si rivolge a tutte le realtà [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato