"Hanno sfidato violenza e machismo per tutelare l'ambiente e la vita", Sara, Alice e Odi raccontano la storia di Ambas, che fa rinascere le mangrovie e le tartarughe
Le tre attiviste del progetto Diritto a REsistere sono in El Salvador. Sono state accolte per una ventina di giorni a Barra de Santiago, dove hanno conosciuto i membri dell'associazione Ambas. "Abbiamo visto il lavoro fatto in 25 anni e la soddisfazione e l'orgoglio negli occhi di queste donne combattenti, che hanno sfidato un mondo fatto di violenza e prevaricazione"

EL SALVADOR. Le avevamo lasciate ai piedi del Volcan de Fuego, nella comunità La Trinidad, in Guatemala (qui articolo). Da lì, da quella terra di resistenza e di lotta indigena, Sara Segantin, Alice Franchi e Magdalene Pellegrin, protagoniste del progetto Diritto a REsistere, sono ripartite alla volta di El Salvador.
“Alcuni membri della comunità de La Trinidad hanno deciso di accompagnarci alla frontiera – raccontano al Dolomiti. - Abbiamo, quindi, trascorso il viaggio sedute dietro sul pic up, guardando i vulcani allontanarsi sempre di più, guardando scorrere lungo la strada la vita quotidiana del Guatemala”.
Direzione: la frontiera tra Guatemala ed El Salvador. “Una frontiera particolare che va attraversata a piedi. Ci avevano detto che avrebbe potuto essere pericolosa – raccontano – ma è andato tutto bene. Siamo arrivate dall'altra parte della frontiera, in territorio salvadoregno, e ad aspettarci c'era l'associazione Ambas, un'associazione di donne che si occupa di tutelare le tartarughe e l'ecosistema della mangrovie a Barra de Santiago”.

Barra de Santiago è una striscia di terra che divide una laguna, habitat di coccodrilli, uccelli e mangrovie, dall'oceano pacifico, sul quale si affacciano lunghissime spiagge abitate da tartarughe.
Affascinate dal luogo e dal lavoro dell'associazione Ambas, Sara, Alice e Odi si sono fermate una ventina di giorni con le donne e gli uomini che si battono per tutelare l'ambiente e la comunità.
Ambas è nata 25 anni fa su iniziativa di un gruppo di donne. “Tutto è nato dall'incontro con un coccodrillo – ci raccontano le ragazze. - Rosa Aguilar, la donna che ha dato vita al gruppo, era costretta dal marito a stare in casa. Poteva uscire solo nel giardino che si affacciava sulla laguna di Barra de Santiago. Un giorno un coccodrillo ha deposto le uova proprio lì. Lei non sapeva cosa fare. L'unica cosa certa era che era rarissimo che un coccodrillo venisse in quella zona, perché il canale dove crescevano le mangrovie – habitat di uccelli, coccodrilli e di diverse specie di animali – era sommerso da rifiuti di ogni tipo e distrutto dalle coltivazioni di canna da zucchero. Da qui è nata la decisione di creare un'associazione di donne che si occupassero della conservazione del territorio”.
Oggi Ambas vive grazie alla collaborazione tra donne e uomini.
Tra le attività principali di cui si occupa c'è la tutela delle tartarughe marine. “Sulla lunga spiaggia di Barra de Santiago, questi animali vengono a deporre le uova. Purtroppo, fino a qualche anno fa i tartarugheri (i bracconieri di uova di tartarughe) rubavano le uova per venderle al mercato nero – spiegano Alice, Odi e Sara. - Cosa ha fatto Ambas? Ha deciso di contrastare questo fenomeno senza però fare la lotta ai tartarugheri. Ha proposto loro di vendere le uova all'associazione stessa, che le mette in un vivaio sulla spiaggia: le uova vengono, dunque, interrate e protette; ogni nido viene seguito, finché le uova non si schiudono. In questo modo le tartarughe marine non si estinguono”.

Le tre attiviste, nella loro permanenza a Barra de Santiago, hanno potuto assistere a tutto il processo. “Abbiamo osservato una tartaruga deporre le proprie uova, abbiamo visto le trattative tra associazione e tartarugheri, abbiamo aiutato Dora a deporre le uova nel vivaio, abbiamo imparato a prendercene cura e, infine, abbiamo assistito al dischiudersi dell'uovo e alla nascita di una piccola tartaruga. E' stato un momento davvero emozionante” ci raccontano.
Rosa, Dora, Priscila, Flor, Mariza: sono solo alcune delle donne che negli anni 90 hanno dato vita a questo progetto. El Salvador era da poco uscito dalla sanguinosa guerra civile che ha causato almeno 80 mila vittime, tra morti e dispersi. “Per le donne era impossibile uscire di casa, a causa del clima di violenza ma anche della cultura machista – ci raccontano. - Mariza, una delle donne dell'associazione, per anni non lasciava mai il figlio solo, lo portava sempre con sé. Aveva paura che lo rapissero per costringerlo ad entrare nelle gang, le pandillas, gruppi criminali formati soprattutto da giovani, che per anni hanno compiuto omicidi, rapine, estorsioni, stupri, seminando violenza e terrore nel Paese. Ora, racconta Mariza, la situazione è più tranquilla (il presidente attuale Bukele, ricandidato alle elezioni di febbraio, ha lanciato una guerra alle pandillas). Fondare un'associazione per queste donne ha rappresentato un'acquisizione di autonomia e indipendenza. Hanno scoperto il territorio dove vivono, le bellezze e anche i rischi che corre” spiegano ancora Alice, Sara e Odi.

L'altra attività che vede impegnate le donne e gli uomini di Ambas è la tutela delle mangrovie, piante che vivono nelle zone umide tropicali, ma negli ultimi anni bruciate per fare posto alla monocoltura della canne da zucchero.
“Le donne dell'associazione hanno, quindi, deciso di ridare vita alle mangrovie ricostruendo il loro ecosistema – spiegano le giovani attiviste. - In che modo? Priscilla, Mariza e la figlia di Dora hanno scavato un canale che premette il passaggio dell'acqua e hanno piantato delle piccole mangrovie lungo le rive. In questo modo hanno riallargato le foreste di mangrovie, creando al contempo un canale dove sono tornati i coccodrilli. Adesso le mangrovie sono altissime e imponenti. Abbiamo potuto vedere il risultato del lavoro svolto in questi anni”.

Ma Sara, Odi e Alice hanno potuto vedere soprattutto la soddisfazione e l'orgoglio negli occhi di queste donne combattenti, donne difensore della terra. “Rosa, Dora, Priscilla, Flora, Mariza hanno veramente lottato con i denti. 25 anni hanno alzato la testa e hanno sfidato la violenza e la cultura patriarcale che imponeva loro di stare in casa. Sono uscite nel loro territorio e hanno deciso di custodirlo, preservando la loro vita e quella della loro comunità e conquistando autonomia e libertà per se stesse e per le altre donne – proseguono le ragazze. - Il loro lavoro ha avuto un impatto ambientale, sociale ed economico. Queste donne hanno fatto rete e sono riuscite così a lasciare il segno e a cambiare, almeno un po', il mondo”.
Quello che stanno cercando di fare anche Sara, Alice e Odi.












