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Trento
21 marzo | 18:49

Su "Nature", uno studio della Fondazione Mach su foreste e cambiamenti climatici: “La biomassa è fondamentale per la rimozione del carbonio atmosferico”

Oltre un milione le rilevazioni (sia da satellite che a terra) effettuate sulle foreste di tutto il mondo, comprese quelle trentine. A livello globale, lo stoccaggio di CO2 è inferiore di 226 miliardi di tonnellate rispetto al loro potenziale

di ACC

TRENTO. Il 21 marzo ricorre la Giornata internazionale delle foreste, istituita per la prima volta nel 2012 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite allo scopo di dare rilievo all'importanza delle foreste nel processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

 

I boschi sono infatti considerati dei fondamentali agenti di rimozione del carbonio dall'atmosfera e, proprio per questo motivo, sono stati oggetto di uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”, tra le pubblicazioni più prestigiose nell'ambito della comunità scientifica internazionale, che ha coinvolto la Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (uno dei sessanta enti di ricerca partecipanti alla “Global Forest Biodiversity Initiative”).

 

Oltre un milione i dati rilevati su un campione riguardante le foreste di tutto il mondo, comprese quelle trentine. Si tratta di rilevazioni della biomassa forestale eseguite sia da satellite che da terra capaci di quantificare (a scala globale) “il contributo dei boschi come agenti di rimozione del carbonio dall’atmosfera, evidenziando come un'attenta gestione delle foreste potrebbe aumentare la loro capacità di immagazzinare il carbonio”.

 

I risultati emersi dallo studio mostrano infatti come la “conservazione, il ripristino e la gestione sostenibile di diversi ecosistemi forestali nel nostro pianeta” costituiscano un contributo prezioso per raggiungere gli obiettivi globali in materia di clima, migliorando allo stesso tempo la loro biodiversità.

 

Le foreste svolgono un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio: durante la fotosintesi, esse assorbono anidride carbonica dall'atmosfera, trasformandola in biomassa. Un processo noto come fissazione del carbonio.

 

Tuttavia, i cambiamenti antropogenici nell’uso del suolo, come ad esempio la deforestazione o i cambiamenti nelle colture, sono responsabili di rilasci di grandi quantità di carbonio nell'atmosfera, contribuendo in questo modo all'aumento delle emissioni di CO2, principale gas responsabile dell’effetto serra.

 

“Attraverso l’integrazione di dati telerilevati con quelli raccolti a terra (circa un milione di aree di studio compreso il Trentino) – hanno spiegato Damiano Gianelle e Lorenzo Frizzera, autori dello studio Fem – è stato stimato che a livello globale il carbonio stoccato nelle foreste è inferiore di ben 226 miliardi di tonnellate rispetto al loro potenziale”.

 

“La maggior parte (il 61%) di questo deficit di accumulo si trova in aree con foreste esistenti – aggiungono – in cui, attuando misure di salvaguardia dell’ecosistema, si può consentire alle foreste di svilupparsi fino alla maturità, ottimizzando così la capacità di assorbire e immagazzinare il carbonio” mentre il restante 39% del potenziale si trova in regioni in cui le foreste sono state rimosse o frammentate.

 

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