I cacciatori: "Carne di selvaggina più sana di quella da allevamento, venga riconosciuta col marchio 'Qualità Trentino': sviluppiamo una filiera sostenibile"
I cacciatori trentini puntano allo sviluppo di una filiera sostenibile per valorizzare la carne di selvaggina come prodotto locale: "L'attività venatoria può essere uno strumento per lo sviluppo del territorio non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per offrire un prodotto alternativo ai tipici mercati consolidati"

MEZZOCORONA. "È noto che le carni di selvaggina, per la loro ricchezza in Omega-3, proteine facilmente digeribili e basso contenuto di colesterolo, rappresentano un alimento sano e naturale; provengono da animali vissuti in libertà, senza alimentazione forzata e senza alcun trattamento antibiotico o farmacologico. Ciò rende la carne di selvaggina più salubre rispetto alla carne proveniente dai tradizionali sistemi di allevamento, tra l'altro senza avere impatti negativi sull'ambiente. Seguendo le tendenze dei consumatori l'offerta gastronomica dei ristoratori è pertanto oggi rivolta anche a pietanze a base di carne di selvaggina".
Parte da questa considerazione il presidente dell'Associazione cacciatori trentini, Matteo Rensi, in occasione dell'incontro "Selvatici e buoni": un appuntamento andato in scena nella mattinata di oggi, sabato 22 novembre, alla Cantina Storica Rotari di Mezzocorona e che ha rappresentato un'occasione preziosa per "presentare le azioni da intraprendere per lo sviluppo di una filiera sostenibile" che veda come protagonista la carne di selvaggina.
Il ragionamento dei cacciatori è chiaro: in un contesto come quello trentino in cui vi è una notevole disponibilità di ungulati e "una crescita della domanda di carne di selvaggina" lo sviluppo di una filiera locale in questo settore potrebbe assumere, sotto più punti di vista, un elevato potenziale. "Ristoratori ed altri esercizi privati potrebbero avere a disposizione un prodotto di pregio, una carne certificata e tracciabile, macellata e lavorata localmente, ottenuta da animali cresciuti nel territorio Trentino".
"A partire da questa consapevolezza - riprende Rensi -, l'Associazione cacciatori trentini si è mossa per tempo realizzando e finanziando dei centri di raccolta della selvaggina (sono 39 sull'intero territorio provinciale) e promuovendo la formazione dei cacciatori attraverso corsi specifici per l'ottenimento della qualifica di 'persona formata'. L'istruzione e la preparazione del cacciatore riguardo il trattamento della carcassa, il trasporto, la refrigerazione rappresentano infatti un primo requisito fondamentale per disporre di un prodotto di elevata qualità che soddisfi tutti gli standard in materia di sicurezza alimentare. E un ruolo ancor più centrale nella filiera, da conoscere e incentivare, è quello dei centri di lavorazione che, occupandosi del ritiro della carcassa, della lavorazione e del successivo commercio del prodotto, risultano anche da garanti della qualità”.
Il presidente dell’associazione infine conclude con un auspicio: “L'attività venatoria può essere vista come uno strumento per lo sviluppo del territorio, non solo attraverso una gestione finalizzata a mantenere popolazioni in equilibrio tra loro e con l'ambiente, ma anche in grado, potenzialmente, di offrire un prodotto alternativo ai tipici mercati consolidati. La promozione delle 'carni di selvaggina' attraverso lo sviluppo di una filiera che valorizzi le stesse come prodotto locale, riconoscibile attraverso un marchio specifico (“Qualità Trentino”) che garantisca qualità e sicurezza igienico sanitaria, può certamente portare benefici per il territorio, nuove opportunità per i settori della ristorazione, del turismo gastronomico legato alle produzioni locali naturali".












