Canal San Bovo, le risposte di Trento sulla discarica non rassicurano Belluno: “Modelli statistici troppo vecchi, vogliamo dati certi”. Incaricata Arpav di nuovi monitoraggi
Dopo la risposta della Provincia Autonoma di Trento alle richieste di chiarimenti sulla discarica di Canal San Bovo, Belluno interviene nuovamente parlando di “lettura burocratica delle carte” che non basta per garantire la sicurezza del sito. Per questo, si insiste con i monitoraggi da parte di Arpav

BELLUNO. Continua la disputa sul Vanoi, in particolare la discarica Ponte Ronco a Canal San Bovo. “Le rassicurazioni di Trento non bastano” è infatti la risposta del consigliere provinciale Massimo Bortoluzzi alla lettera di riscontro ai quesiti inviati solo alcune settimane fa.
A metà marzo, la Provincia di Belluno aveva inoltrato una lettera ufficiale ai vertici della Provincia Autonoma di Trento e, per conoscenza, alla Regione Veneto in merito al sito di stoccaggio al centro delle preoccupazioni per il rischio di sversamento di inquinanti sul territorio (qui l’articolo).
A Trento erano stati richiesti chiarimenti tecnici sulle modalità di isolamento e impermeabilizzazione della discarica, l’accesso ai dati dei monitoraggi effettuati sulla qualità di acqua e suolo, e la produzione di protocolli di sicurezza per la gestione di eventi meteorologici estremi che potrebbero destabilizzare il sito.
Nella lettera di risposta, si legge che “la discarica è stata oggetto di procedimento di valutazione ambientale che si è concluso con deliberazione della Giunta provinciale n. 2228 del 19 ottobre 2012, con cui veniva formulato parere favorevole, con prescrizioni, in merito alla compatibilità ambientale dell’opera”. La discarica è inoltre stata approntata secondo i requisiti previsti dalla legge (d.lgs. 36/2003) che disciplina gli impianti di discarica sul territorio nazionale. In particolare, Trento evidenzia che la barriera geologica di fondo è rappresentata da uno strato di limi (teli appositi) e che le acque meteoriche non originano scarichi nel torrente Vanoi in quanto vengono raccolte e trattate nel corpo di discarica.
In merito al rischio di esondazione, infine, Trento fa sapere che in fase di progettazione sono state predisposte le valutazioni idrauliche per garantire la sicurezza del sito da possibili esondazioni, considerando eventi di piena con tempi di ritorno pari a 100 e 200 anni.
Per Belluno, però, non è sufficiente. “La sicurezza ambientale - ribadisce Bortoluzzi - non può fermarsi ai confini amministrativi, specialmente quando in gioco c’è la salute dei cittadini e la qualità dell’acqua che nutre il Veneto. Prendiamo atto dei dati forniti e dello spirito di collaborazione dei dirigenti trentini, ma non possiamo limitarci a una lettura burocratica delle carte. Dal 2012 ad oggi il mondo è cambiato: abbiamo vissuto Vaia, siccità estreme e piene improvvise che hanno riscritto i parametri della sicurezza idraulica. Modelli statistici di 14 anni fa non possono essere l’unico scudo contro il rischio di sversamenti di Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) e metalli pesanti in un alveo delicato come quello del Vanoi”.
In particolare, Bortoluzzi ricorda come il Vanoi sia un’arteria vitale che si immette nel Cismon e poi nel Brenta. “Un inquinamento a Ponte Ronco - nota - si trasformerebbe in un disastro ecologico che colpirebbe non solo il Bellunese, ma l'intero cuore produttivo della pianura veneta. Stiamo parlando delle acque che irrigano le nostre eccellenze agroalimentari e raggiungono migliaia di cittadini. La tutela della montagna è la tutela della sopravvivenza stessa della pianura”.
Proprio per questo, nonostante Trento abbia fornito analisi effettuate da Appa (Agenzia provinciale protezione ambiente) nel dicembre 2025, Bortoluzzi conferma di aver dato indicazione agli uffici di proseguire le interlocuzioni con Arpav per valutare di attivare stazioni di campionamento indipendenti in territorio bellunese. “Vogliamo quello che tecnicamente chiamiamo un ‘punto bianco’: una fotografia certa e costante della qualità dell’acqua - specifica - che entra nei nostri confini. Se c’è una contaminazione, vogliamo essere i primi a saperlo, non gli ultimi a subirla”.
“Non accetteremo mai - conclude il consigliere - che logiche di gestione dei rifiuti o calcoli tecnici sottovalutino il rischio per le nostre comunità. Rimarremo vigili, pronti a intervenire in ogni sede se i monitoraggi dovessero mostrare la minima anomalia. La Provincia di Belluno c’è, fa sentire la sua voce e si pone come baluardo a difesa di un patrimonio idrico che appartiene a tutti i veneti”.












