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Bolzano
20 agosto | 18:59

Messner attacca: "I problemi della montagna? Influencer, traffico e lupi". La replica: "Sui predatori affermazioni superficiali e cariche di ostilità"

Il comunicato dell'associazione Io Non Ho Paura del Lupo: "L’Alto Adige e le sue montagne hanno bisogno di essere influenzati positivamente, soprattutto da figure di grande autorevolezza come Reinhold Messner. Con le sue parole e la sua visibilità, Messner svolge oggi un ruolo non diverso da quello degli influencer che critica: anche lui influenza l’opinione pubblica. Per questo motivo le sue affermazioni sul lupo non possono essere superficiali o cariche di ostilità, ma dovrebbero stimolare la società e le istituzioni a puntare nella coesistenza, sulla prevenzione e sulla cultura, invece che sugli abbattimenti​"

(foto Superbass / CC-BY-SA-4.0 - via Wikimedia Commons)
(foto Superbass / CC-BY-SA-4.0 - via Wikimedia Commons)

TRENTO. "I tre problemi della montagna? Sono influencer, traffico e lupi". A dirlo è stato Reinhold Messner, autentica istituzione dell'alpinismo: ecco perché non si è fatta attendere una risposta immediata da parte dell'associazione Io Non Ho Paura del Lupo

 

"Condividiamo - scrive l'associazione - la sua preoccupazione per la fragilità degli ecosistemi alpini e appenninici e per la necessità di difendere la montagna da un turismo superficiale e da un modello di sviluppo che rischia di svuotarla della sua identità. Sempre più spesso vediamo persone frequentare la montagna senza la preparazione minima per comprenderne i valori e affrontarne le difficoltà: visitatori che arrivano con l’idea di “consumare un’esperienza” più che di viverla, guidati da immagini accattivanti ma privi delle competenze necessarie per muoversi in sicurezza e con rispetto. Questa impreparazione non è un problema solo per chi si mette in pericolo o intasa i soccorsi, ma impoverisce il rapporto autentico con la natura e con le comunità che la abitano. Un modello turistico che molte regioni alpine continuano a proporre di continuo, favorendo la ricchezza di pochi e l’impoverimento di tutti gli ambienti naturali. Siamo però convinti che individuare nei lupi una delle principali minacce per la montagna, sia del tutto sbagliato e fuorviante".

 

"Gli allevatori - prosegue il comunicato - che vivono e lavorano in quota affrontano difficoltà ben più grandi in cui il lupo è solo un piccolo tassello in un sistema assai più vasto che affronta oggi molte sfide: lo spopolamento delle aree rurali, specialmente in Appennino, la mancanza di servizi, la concorrenza di un mercato globale che svilisce il valore delle produzioni locali, la burocrazia che ostacola chi vuole continuare a presidiare i pascoli. Il lupo è certamente una sfida: comporta adattamenti e richiede impegno, ma non è “il problema della montagna”. Al contrario, può essere un indicatore di salute dell’ambiente e una risorsa culturale, se accompagnato da strumenti adeguati di prevenzione e da politiche pubbliche serie. Anche in questo caso, come per il turismo, molto dipende dalla preparazione culturale con cui ci si rapporta alla natura: non basta chiedere soluzioni semplicistiche o eliminare ciò che ci disturba, ma occorre crescere come comunità nella capacità di convivere con la complessità e con i limiti che la natura ci pone, proprio come nell’alpinismo".

 

"L’Alto Adige e le sue montagne hanno bisogno di essere influenzati positivamente, soprattutto da figure di grande autorevolezza come Reinhold Messner. Con le sue parole e la sua visibilità, Messner svolge oggi un ruolo non diverso da quello degli influencer che critica: anche lui influenza l’opinione pubblica. Per questo motivo le sue affermazioni sul lupo non possono essere superficiali o cariche di ostilità, ma dovrebbero stimolare la società e le istituzioni a puntare nella coesistenza, sulla prevenzione e sulla cultura, invece che sugli abbattimenti, specialmente in un contesto come quello dell’Alto Adige, ancora indietro sui sistemi di prevenzione, carente sull’informazione e nella comunicazione sul lupo, in una regione che avrebbe tutte le risorse economiche per professionalizzare la figura del pastore e proporre un modello di convivenza che altrove, e con molte meno risorse, è radicato da molti decenni: quello della coesistenza con i predatori".

 

"Come Associazione ci mettiamo a disposizione per un confronto costruttivo, pronti a condividere esperienze, dati e buone pratiche maturate sul campo in un decennio di attività, affinché la voce di chi ama e vive la montagna contribuisca davvero a costruire soluzioni durature e rispettose per tutti. La montagna ha davvero bisogno di tutela, e con essa le persone che la abitano e la lavorano. Per farlo occorre unire conservazione della natura e sostegno agli allevatori, evitando contrapposizione e barricate in un periodo storico in cui è necessario re-imparare a parlare tra persone. Abbiamo bisogno di cultura, di politiche intelligenti, di esempi positivi: imparare a coesistere, con la natura, tra di noi, e anche con i lupi".

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